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Dieci consiglieri comunali hanno deciso che l’edilizia sociale a Campobasso si realizzi nelle zone di recupero

Dieci consiglieri comunali, in seconda convocazione, hanno deciso che l’edilizia sociale a Campobasso venga realizzata nelle zone di recupero, a differenza di quanto fin qui è stato fatto, ovvero che quel tipo di edilizia fosse costruita correttamente nelle zone di espansione esterna. Dieci consiglieri (sui 20 che formano la maggioranza di centrosinistra a Palazzo san Giorgio) si sono accollati la responsabilità di manipolare il piano regolatore e di indirizzare quel tipo di edilizia in un preciso recinto fondiario. La discussione è stata povera di argomentazioni e di giustificazioni, come d’altronde suggeriva la povertà delle presenze. Nessuna meraviglia. Delle faccende urbanistiche e degli interessi fondiari e costruttivi questa amministrazione ha fatto la propria ragione d’esistere. Difatti, non gli può essere ascritta alcuna altra cosa che sia evidente, rintracciabile e commentabile. Le vicende urbanistiche consegnate al piccolo cabotaggio amministrativo (quello culturale s’è inabissato) raccontano di concessioni in deroga, di riaperture improprie oltre che improvvide di vecchie lottizzazioni, di fatti ed episodi che circoscrivono interessi imprenditoriali facilmente individuabili e attribuibili. La compagnia politica che staziona a Palazzo san Giorgio non può andare oltre senza correre il rischio di  mettere in evidenza i propri limiti programmatici, la povertà delle idee, la inadeguatezza ad amministrare progetti e ambizioni di alto livello. Volare basso, pur di volare. Trattandosi di un provvedimento di valenza programmatica oltre che urbanistica, sarebbe stato il caso che non fossero in dieci ad adottarlo, ma il consiglio nella pienezza delle presenze e delle differenziazioni politiche. Comunque pare sia diventata una regola che le deliberazioni che riguardano l’urbanistica e l’edilizia passino con i voti della metà dei consiglieri di maggioranza. Qualcuno dovrebbe porsi la domanda: “ Ma perché, cos’è che non va?”. Ma quel qualcuno si guarda bene dal porsela. Gli esegeti del politicamente corretto s’affanneranno a dire che la seduta in seconda convocazione con quell’argomento all’ordine del giorno, è valida e corretta; casomai sono venuti meno al loro dovere di amministratori coloro che hanno disertato la convocazione. Sarà, ma là dove l’eccesso di democrazia si presta ad utilizzazioni e decisioni che incidono sulle sorti della città, dovrebbe sovvenire il buonsenso e il senso di responsabilità. Che in questa circostanza sono venuti clamorosamente meno. Probabilmente talune assenze sono addebitabili ad un eccesso di prudenza, ossia ad evitare di partecipare alla votazione di un atto amministrativo attaccabile sotto il profilo tecnico e, perché no, compromettente sotto l’aspetto civilistico (degli aspetti morali e politici in genere ci passano sopra). Pare infatti che la deliberazione approvata su proposta della giunta e, nella giunta, dell’assessore all’urbanistica, non collimi con quanto dispongono in materia urbanistica ed edilizia le leggi regionali 30 del 2009 e 21 del 2011.

Dardo

 

 

Di Dardo

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