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Quando a circolare erano le “littorine”, i politici molisani erano ancora degli sconosciuti


di Claudio  de  Luca

Un tempo, quando i “talk show” delle emittenti regionali erano ancora di là da venire, i reggitori della cosa pubblica locale erano tanti Carnèade ed apparivano al “quisque de populo” alla stregua di figure astratte e remote. Che esistessero, era cosa cògnita; ma, per il resto, non se ne sapeva altro. In compenso il rispetto per loro era grande e si supponeva che l’Assessore alle politiche agricole possedesse qualche infarinatura di economia e, soprattutto, che fosse stato in grado di zappare una porca di terra. Si riteneva pure che, richiesto d’un parere tecnico, avrebbe saputo delucidare l’inclita. Oggi, i politici (fatte le dèbite eccezioni) sono diventati come i “tronisti” della De Filippi ed occupano in permanenza gli schermi televisivi solo per parlare. Mostrano alle telecamere il loro profilo migliore (che non è esattamente il lato “b” a cui state pensando) e vestono con eleganza, beccandosi con il vicino di sedia sotto l’occhio compiacente della telecamera. Ma, poiché esternano troppo, fanno capire di non avere una laurea adeguata alla delega ricevuta. Per esempio, l’Assessore ai trasporti (prima di assidersi folgorante “in solio”) sarà stato almeno un camionista?

I Nostri cominciano invariabilmente una trasmissione con occhi di bragia e l’”incipit” di ogni frase è costituito dal pronome “noi” perché – per certuni – già dire “io” sarebbe da sfacciati. Fanno tante “serate” sul piccolo schermo ma non entrano mai nel merito del problema posto dal conduttore. Trattano ogni questione come se fossero dei filosofi sofisti, senza rendersi conto che la gente vorrebbe sentirli somministrare soltanto chiare delucidazioni tecniche. Per fortuna, ogni tanto vi sono delle eccezioni, ma la regola è quella per cui i politici molisani trasformano tutto in un evento astratto dove l’economia del territorio svanisce in una nebbia di dati esoterici, i trasporti svaporano nella demagogia locale, la Sanità monta il cavallo alato di Orlando che vuol raggiungere la luna e l’attualità si tinge di color seppia (come quello, stinto, delle nostre foto di nozze dopo trent’anni di matrimonio). Mai che una teoria espressa tramuti quei contenuti in prassi corrente, come un tempo insegnavano le care-vecchie scuole di partito. Blatèrano sempre e pronunciano unicamente giudizi morali, offrendo all’ascoltatore discorsi da vecchia zia. Accortamente però, se sparano parole a vànvera, hanno l’accortezza di pronunciarle con il tono infallibilmente pomposo di una Sibilla di Cuma apparendo disposti a tutto pur di riuscire a vellicare il cuore degli elettori.

Purtroppo per loro, quanto più questi ultimi vengano bombardati dalla propaganda di chi si sia dichiarato a favore (o contrario) alla politica regionale, tanto più questa gli si rificca in gola, come può fare una lisca di pesce. Perciò, per non soffocarci, non era meglio il Molise delle littorine? Quello dei politici, senza faccia e senza nome, che si riunivano periodicamente per deliberare ben più seriamente, seppure dando vita ad un consesso d’invisibili? Almeno, a quel tempo, potevamo ancora illuderci che il traghetto istituzionale fosse ben assicurato alle funi di sicurezza laterali o che la nave fosse stata affidata a marinai, a nostromi ed a capitani competenti, responsabili, coraggiosi e senza indennità. Oggi, fatte le dèbite eccezioni, si vedono solo bagnini abbronzati con l’ùzzolo di stupire le turiste di passaggio, flettendo i muscoli e spandendo – intorno a se – effluvi d’olio solare. Un tempo le bacheche che si installavano nei Paesi, in una cantonata bene esposta al pubblico transito, venivano utilizzate per l’affissione di messaggi, di comunicati e dell’articolo del quotidiano locale. Non mancava mai il rituale telegramma indirizzato dal parlamentare di turno al Sindaco con il classico testo:”Grazie at tuo interessamento, comunicoti che Ministero habet stanziato …”.  Oggi, quando tutto è diventato elettronico, ciò che prima costituiva un rapporto diretto tra le parti, si è fatto contatto mediato, squallidamente virtuale, sulle “home” di Face book; ed i signori “poliici” si appalesano quali anonimi portatori di amenità.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. L’ironia è che le littorine su certi tratti ferroviari viaggiano ancora tutto ciò detto fuori di metafora cioè i treni diesel li ho visti io tante volte. … e dato il loro stato di “salute” mi è venuto il sospetto che siano ancora quelli degli anni trenta del secolo scorso. Quanto ai talk show di cui sopra mi viene sempre in mente il proverbio “il silenzio è d’oro”…..

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