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“Caro sindaco Battista, che dice dei marciapiedi tutti rotti?”

Caro signor sindaco,

L’altro giorno camminavo sul marciapiede di fronte alla caserma dei Carabinieri in via Colle delle Api e sono inciampato. Motivo? La scarsa illuminazione e l’assoluta precarietà delle piastrelle. Frequentavo il liceo ed erano già in quello stato: di anni ne sono passati, e versano ancora in quello stato! Parto da questo episodio per sottolineare l’incomprensibile sordità della sua amministrazione ad istanze necessarie alla città come il pane, quali il buono stato di marciapiedi e strade, il verde pubblico, il decoro ormai scomparso da anni, nell’indifferenza di tutti.  La cosa che mi lascia meravigliato è l’atteggiamento di assessori e consiglieri comunali che, fermati per strada da cittadini come me, ti guardano come se fossi un marziano mentre stai spiegando che cosa c’è che non va nella città. A questo punto mi chiedo e le chiedo: avete percezione della gravità dei problemi o ritenete che questi ultimi risiedano altrove? Il fatto, ad esempio, che non siate riusciti a ripiantare una decina di alberi in viale Elena e via Garibaldi, rimpiazzando quelli morti –opera di scarsissimo impatto economico- la dice lunga su quelle che sono, secondo voi, le priorità del capoluogo.  Non posso credere che non abbiate mai visitato altre città: avrete notato come alcune, soprattutto del Centro-Nord, emanino un senso di vivibilità, di decoro, di ordine che una cittadina piccola come Campobasso dovrebbe porre in cima alle sue attenzioni. Ed invece, guardate che spettacolo… Non voglio fare il criticone a tutti i costi: mi rendo conto che il decoro cittadino è direttamente proporzionale allo spirito d’intervento di chi vive in un determinato contesto, quindi siamo tutti, in prima persona, coinvolti nel processo di costruzione di un certo tipo di città, tuttavia non posso non  pensare che l’amministrazione comunale abbia il diritto di lavarsene le mani. A questo punto mi tocca essere d’accordo con Martin Luther King: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”.

Distinti saluti

Gianpaolo Libertucci

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Sono d’accordissimo con la missiva. Quello che più mi stupisce è l’assoluto immobilismo di una classe politica che si è presentata come alternativa a quella che l’ha preceduta, rinomata per i suoi silenzi e per la sua incapacità a dialogare con i cittadini. Non so, dobbiamo metterci un dittatore al governo locale perché le cose comincino a funzionare? Come non si può percepire come un problema un marciapiede rotto, una buca in una strada trafficata, macchine che sfrecciano all’impazzata irrispettose delle strisce pedonali, imbrattamenti con le bombolette dovunque, alberi e spazi verdi che definirli tali è un eufemismo? Vi sembra un quadro consolante, questo??

  2. Ecco: bisogna temere più il silenzio degli onesti che la cattiveria dei malvagi. Allora bisogna guardare di sbieco più dei tre quarti della città!!

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