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Campobasso e la Cittadella dimenticata

di Giuseppe Saluppo

La Cittadella a Campobasso non è quella del più famoso romanzo di Archibald Joseph Cronin bensi è (era) quella dell’Economia di Selvapiana. Doveva essere il punto di saldatura delle potenzialità economiche, dei saperi manifatturieri e della cultura molisani (e per un breve periodo lo è stato). Intorno al progetto hanno lavorato in parecchi, tutti convinti che la Cittadella potesse davvero diventare un luogo di fattività, operosità, creatività. Ci sono stati anche procedimenti amministrativi e investimenti finanziari pubblici di notevole portata a rendere credibile quell’idea innovatrice e motivatrice. Vederla adesso la Cittadella ti si stringe il cuore: una cattedrale nel deserto; un insulto; una provocazione. E nessuno che se ne curi, che richiami le responsabilità, che rimetta in circolo l’idea per verificarne ancora la validità o, comunque, per discutere del destino di quelle strutture e di quelle dotazioni che campeggiano a Selvapiana, testimoni accusatori di anni di parassitismo politico e di vacuità amministrativa. La Regione e il Comune di Campobasso più degli altri hanno il dovere di riaprire il capitolo della Cittadella dell’Economia per farne motivo di riflessione , di confronto e di proposta, quale che possa essere, in rapporto alla difficile transizione economica generata dalla crisi globale. Non è ammissibile che alla coltre del tempo su quelle strutture costate miliardi delle vecchie lire all’erario pubblico si aggiunga la coltre dell’indifferenza, del menefreghismo, della irresponsabilità pubblica.

Di Giuseppe Saluppo

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