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Campobasso così non va

 

di GENNARO VENTRESCA

Un gol subito, un primo tempo buttato, una ripresa apparentemente migliore, guastata da un infortunio grave a Montuori, due giocatori espulsi (De Matteis e Meduri), un mister messo alla porta dall’eccentrico direttore di gara e da una povertà offensiva da far cadere le braccia. Tutto qui il viaggio dei nostri ragazzi a Fermo, per affrontare una delle squadre che sulla carta sembrano tra le meglio attrezzate del girone. Una squadra, quella di casa, che non ha giocato meglio della nostra, ma che ha potuto giovarsi di un errore grossolano di Esposito, pallone ciccato come un principiante che ha favorito il centravanti locale per segnare, solo soletto, il gol partita. E poi quei trenta tifosi, con sciarpe e bandieroni, Trenta irriducibili col cuore in mano, trafitto dal dolore per un’ennesima domenica da dimenticare.

Viene da chiedersi dove sarebbe oggi il Campobasso di Favo,  se stesse in questo grumo di squadre mediocri, tra le quali primeggia la stessa Fermana che ha uomini ma non squadra. Una specie di Inter, in cui vige l’anarchia. Certo, le individualità a mister Destro (papà del centravanti  del Bologna) non mancano. Ma ognuno gioca per se, non certo per far polifonia. Il Campobasso di Favo, salvo errata valutazione del vostro artigiano della scrittura, starebbe piantato dove attualmente ancora c’è l’Agnonese, costata pochi denari e benché reduce da due sconfitte consecutive.

Partenza, come sempre, sbagliata quella dei nostri ragazzi che nelle Marche hanno vestito di bianco. Ma, a proposito, noi, dico noi lupacchiotti campobassani, non eravamo rossoblù? Tutto cambia, pure le maglie. E viene meno l’attenzione, la grinta e, persino la fortuna. Succede tutto nel giro di poco, fuori Montuori per un serio problema  a un ginocchio, poi per doppia ammonizione si fa cacciare De Matteis che aveva preso il suo posto, quindi Meduri peggiora le cose. E, nell’unica volta che abbiamo battuto con logica un calcio d’angolo (palla tesa e forte al centro area) poco c’è mancato che Esposito si facesse perdonare il lapsus iniziale, il suo colpo di testa, sotto misura, è finito di un niente oltre la traversa.

Non si può fare un processo a una squadra che ha come primario obiettivo di salvarsi. E non stiamo qui a crocifiggere nessuno. Le cose vanno a spizzichi e bocconi: qualche volta si vince, qualche altra si perde. Restano per fortuna gli irriducibili trenta tifosi che seguono anche fuori. Ma quel che è grave che, visto l’andazzo, gli altri potenziali sostenitori del lupo nelle gare casalinghe continuano a restarsene a casa.

Di Giuseppe Saluppo

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