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Campobasso: Amministrazione comunale in stand-by e città in declino

 

di Dardo.  L’abbrivo delle ferie estive sembra non avere fine a Palazzo san Giorgio. Da mesi le commissioni consiliari vanno  a rilento e non sfornano proposte di deliberazioni; gli assessori sembrano afflitti da astenia perniciosa; la giunta non si convoca se non per sciocchezze: argomenti di rilievo non se ne vedono all’orizzonte;  di conseguenza, vacanze lunghe anche per il consiglio comunale. Calma  piatta, se non fosse che frattanto la città è stata invasa da centinaia di profughi, migranti economici e richiedenti asilo. Un nuovo scenario, cui vanno facendo gli occhi i campobassani nella interazione che li vede protagonisti al Corso Vittorio Emanuele come  in Contrada Colle delle Api. In attesa  della decantazione dei sentimenti procurati dalla novità e dalla urgenza di un preludio socio/culturale al processo d’inclusione, il sindaco Battista sta prolungando l’ebbrezza della presidenza della Provincia e già pregusta  anche di saggiare la portata dello scanno senatoriale.  Risultato? Un tetro immobilismo amministrativo e nessuna risposta ai problemi che si frappongono alla vita dei cittadini: viabilità, traffico, sicurezza scolastica, mobilità, sanità, commercio, sicurezza eccetera eccetera. Finanche il munifico settore edilizio sembra essersi per il momento acquietato. Il che per un’amministrazione che ama vedere colare il cemento al centro come in periferia, nelle lottizzazioni, nelle zone di recupero e in quelle agricole, si rivela una dolorosa astinenza. Ma avrà tempo di rifarsi, non appena, prima o poi, uscirà dal tunnel in cui si trova. Alcune cause di questa impasse pare risiedano nella progressiva crescente insoddisfazione dei gruppi consiliari cui era stato promesso il soglio dell’assessorato. Il traccheggiamento del primo cittadino cui compete l’onore e l’onore di nominarli, sarebbe funzionale  – ma non lo dice – ad evitare un ulteriore aggravamento politico all’interno del gruppo di maggioranza in cui il Pd permane egemonico e condizionante.  Le coscienze più sensibili tra i consiglieri (strano, ma ce ne sono!) vivono come in tranche  questa transizione, col peso dell’inutilità, sottomesse al potere dei numeri e della volgarità politica asservita agli interessi personali, di gruppo e dei partiti. Gli interessi collettivi infatti non hanno peso, anzi, non hanno identità autonoma, ma contrassegnata dall’identità di chi crede di interpretarli: sia esso il sindaco, l’assessore, o il semplice consigliere rompipalle!  In assenza d’idee, costoro potrebbero almeno scartabellare il programma elettorale e trarne qualche spunto. L’inedia, però, neanche questo consente. Gli amministratori di Palazzo san Giorgio sono inebetiti. Non ancora s’accorgono che il presidente della giunta regionale, mettendo in piedi un colossale concorso internazionale d’idee destinato alla realizzazione della sede (un’opera pubblica colossale), per poi inabissarlo, ha giocato con la città come il gatto gioca col topo. E dunque, tra chi gioca e chi non fa niente, al tirar delle somme,  il conto in rosso di una città che sopravvive a sé stessa, a rischio collassamento. Qualche mese fa abbiamo registrato e tradotto in pagina l’accorato richiamo di Nunzio Ruta (padre del senatore Roberto), che di Campobasso è stato il sindaco di maggiore personalità e concretezza, perché l’amministrazione restituisse la Campobasso  “attrattiva, ben curata, accogliente, e tale da non sfigurare nei confronti dei centri abitati, anche molto piccoli, della nostra comunità regionale, che sono stati ampiamente riqualificati e oggi destano unanime ammirazione”, nonché edulcorato interprete (per compostezza di stile) della rabbia della gente di Campobasso che non ha venduto il proprio cervello alla fazione politica e assiste sconcertata al cedimento dell’amministrazione di Palazzo san Giorgio alla partigianeria e allo strumentalismo del governo regionale che non si cura del diritto di Campobasso di essere assistita e valorizzata nella funzione direzionale, nella esplicazione dei servizi essenziali, nella corrispondenza alle esigenze della pendolarità e della integrazione dell’università nel tessuto sociale e culturale che nonostante tutto permane.

Dardo

 

Di Giuseppe Saluppo

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