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#vengoconquestamiaadirvi Iphone, Harry Potter e mobilità passiva

di Franco Di Biase

Sarebbe bello tornare bambini, sarebbe bello aspettare le mille lire che i nonni ci regalavano a Natale quando ci facevamo arrampicare sulla sedia per farci, per obbligarci, a recitare la tanto agognata POESIA di Natale. Ne ho un ricordo quasi macabro, macabro per il sacrificio che impegnavo nell’imparare a memoria quei versi, sono sempre stato uno spirito libero e ribelle ed imparare a memoria lo vedevo come una costrizione, una limitazione alla mia libertà. O forse un inno al mio essere sfaticato …. ai posteri l’ardua sentenza. Lascio il dubbio per il mio biografo. Le persone importanti avranno un biografo …. avranno ….. quindi nei ricordi da ragazzino tornano alle volte, in maniera prepotente, ricordi di vita vissuta e fatti raccontati, ma anche vissuti. Gli status symbol di allora erano diversi, ovviamente da quelli di adesso. Non c’erano gli iphone, le novità erano quelle che vedevamo sulla bancarelle del Corpus Domini e gli status symbol si riducevano a pochissimi. Sicuramente uno degli status era la casa al mare, l’imu ancora non faceva la sua comparsa, le signore ingaggiavano gare sulle pellicce, gli animalisti ancora non nascevano, e nei secchi della spazzatura non si usavano le buste di plastica ma i fogli dei quotidiani, mentre i fornai sfornavano le pagnotte da tre chili, perché usavamo mangiare pane e prosciutto, non prosciutto e pane. Uno degli status sicuramente era la macchina, anche se (quasi) rigorosamente di italian brand, i treni ti portavano a Roma quasi in orario e non ci “scaricavano” al binario venti bis, quello che poi scoprimmo essere il binario di Harry Potter. Cose belle o brutte di quando avevamo pochi anni, ricordi belli della spensieratezza e della gioia. La cosa triste di quando eravamo giovani era la salute anche se alle volte mancava. La guerra era finita da circa venti anni, ma i nostri nonni/genitori ancora ne avevano vivo il ricordo ed alle volte le tracce sulla propria pellaccia. E quando si parla di pellaccia, si parla, almeno si cerca, di parlare di salute. Quando ero piccolo e qualcuno si ammalava seriamente la strada per Roma si apriva immantinente, per quelli che se lo potevano permettere, e si sperava nella salvezza. Corrono ricordi di persone che, pur essendo andate a Roma, o in altro policlinico, e che purtroppo “lo hanno aperto e richiuso” non c’era alcuna possibilità di esame che non fosse la radiografica, quindi era tutto invasivo. Quando ci si ammalava era meglio raccomandarsi l’anima al Celeste che non sperare nella sanità pubblica. Si aveva dalla nostra, però, la vicinanza dei medici di famiglia che allora si chiamavano medici condotti, persone capaci di diagnosticare una polmonite, far nascere una creatura e curare tutti. Questo prima che iniziassero le denunce contro i medici ed i medici incominciarono ad astenersi man mano verso la sola prescrizione dei farmaci ma solo se previsti nel piano terapeutico …. tempi che cambiano.
Con il passare del tempo migliorarono le nostre condizioni, per fare delle analisi non c’era bisogno di mandare i tamponi a casa del diavolo, aprirono altri ospedali, altre cliniche ed i medici venivano a visitarci nella nostra terra, dopo capimmo che questa si chiamava mobilità passiva, perché venivano a visitarci per farci operare nei loro ospedali di fuori regione. Questo successe quando ci accorgemmo che dopo una parabola ascendente la nostra sanità iniziò ad avere un parabola discendente, una parabola che portò la sanità molisana verso il baratro, verso il ritorno ai viaggi della speranza. Quindi tutto a posto, siamo tornati alla bella epoca della nostra infanzia, quando la seconda guerra mondiale era finita da poco più di venti anni ed ancora non si aveva il coraggio di nominare fascismo ed odio razziale. I negri li chiamavano NIRE ma li rispettavamo, gli avversari politici erano considerati diversi, ma avevano il rispetto assoluto. Adesso qualcuno si chiede se sia giusto assegnare la scorta ad una sopravvissuta da un campo di sterminio nazista. Siamo alla frutta, rimettiamo l’educazione civica a scuola nella speranza che lo Stato possa sopperire alle inadempienze familiari. Potrebbe andar bene o verrebbe considerato troppo comunista?
Non so che dire, ma come sempre: statevi arrivederci con affetto e stima

Di admin

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Un Commento

  1. Ci sono tanti begli spunti nella sua analisi molti dei quali ,con gli opportuni distinguo,estensibili un po’ a tutta l’Italia ,ma , a proposito di anni dell’ultima parte del 900 , mi meraviglia molto che nessuno nei vari commenti abbia parlato del campobassano Bongusto che a modo suo aveva celebrato o almeno “sdoganato “nel mondo il Molise gia’negli anni in cui non era così noto neanche in tutta Italia come regione a sé stante. Peccato che ci si straccino le vesti per persone sconosciute ai più e non si abbia una parola per un artista riconosciuto tale in varie zone del mondo. Nemo profeta in patria?

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