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#vengoconquestamiaadirvi – Il leghista

Oggi parliamo del mio amico Giuseppe, sudista di San Severo che ha, pensava di avere, poi vedremo perché, una “disgrazia in famiglia.
La sorella di Giuseppe, la chiameremo Lara, aveva avuto un matrimonio felice, perfetto, con dei figli eccezionali, ma a … MONZA. Capitale della Brianza, famigerata prima per l’appartenenza e la fede leghista e poi per l’autodromo, il palazzo ducale e, ultimamente, la “rinascita” sportiva del Cav. Silvio Berlusconi come presidente della locale squadra di calcio. I cronisti di una volta così avrebbero detto. Io non sono cronista, né di una volta, né attuale, ma l’ho scritto lo stesso.
Ritornando a Giuseppe, ed alla sorella Lara, un giorno a pranzo, pranzo e giorno che dovevano essere uguali agli altri, ma alla prima forchettata di spaghetti Tacchete, la botta: la moglie fece apparire, praticamente dal nulla, una busta bella e luccicante. La “convocazione/partecipazione” ad un matrimonio. Non un matrimonio qualsiasi, il matrimonio del nipote prediletto di Giuseppe, il figlio di Lara … A MONZA!!!! Non è dato sapere se Giuseppe finì gli spaghetti o telefonò immediatamente alla sorella per complimentarsi e per farle gli auguri, comunque parlò anche con il cognato, il lombardo, il “longobardo” cui lui voleva un sacco di bene, ma …. Aveva portato la sorella “all’estero” sposando lui, un nordico quasi sicuramente, o sicuramente leghista … mah!!!
Il colloquio telefonico con il cognato finì con un accordo: sarebbero andati al matrimonio in treno e partecipato alla cerimonia con l’autovettura del padre dello sposo, il cognato “longobardo” di Giuseppe. Tralasciamo il viaggio in treno, tralasciamo l’avventura in taxi per arrivare a casa di Lara, lasciamo perdere i pranzi e le cene dei giorni che anticiparono il matrimonio ed arriviamo direttamente al giorno del matrimonio.
Il cognato longobardo di Giuseppe aveva organizzato tutto, ivi compresi i tavoli al ristorante, Giuseppe, terrone fuori sede come tutti noi, insieme alla sua famiglia era stato collocato al tavolo dei genitori dello sposo con gli amici più intimi del padre dello sposo quegli amici che Giuseppe ben conosceva, almeno per sentito dire, quegli amici di marca, estrazione convinzione leghista, ma leghista della prima ora, leghisti convinti sino al midollo.
Giuseppe, rassegnato ad una giornata di scherno e di (politiche) mortificazioni, la mattina del matrimonio si preparò di tutto punto e nascose nella tasca interna della giacca un cilicio per poterlo tirare fuori al ristorante al momento opportuno e fustigarsi le spalle per essere un meridionale al cospetti dei longobardi/leghisti.
La cerimonia in chiesa, secondo il rito Romano della Chiesa, si svolse nel migliore dei modi, anche la predica fu bella ed azzeccata. All’uscita della chiesa tutti in macchina, destinazione ristorante. Praticamente come in TERRONIA.
Lungo il tragitto il cognato di Giuseppe, alla guida, indicava le bellezze di Monza: questa è la reggia, ha iniziato a funzionare nel 1771, questo è il palazzo dove nacque la Lega Nord, questo il palazzo dove Bossi aveva messo i Ministeri al Nord, qua la lega fece questo, qua la lega fece quest’altro, Giuseppe avrebbe voluto dire qualcosa, ma l’amore per la sorella e per il nipote lo zittì. O forse furono le raccomandazioni dei familiari: papà mi raccomando; Giuseppe per favore è il matrimonio di tuo nipote, il figlio di tua sorella, lascia stare la politica, potevano avergli detto figli e moglie. Comunque di riffa o di raffa, si giunse al ristorante.
Giuseppe e sua moglie sedettero al tavolo con i genitori dello sposo e furono presentati agli altri commensali. Industrialotti, come si dice da quelle parti, uomini che si sono fatti da soli e da soli hanno da subito votato lega. Passati i primi momenti di ovvio imbarazzo, e magari dopo qualche bicchiere di buon vino i longobardi iniziarono a prednere confidenza anche con Giuseppe. Prima qualche domanda rompighiaccio: che lavoro fa, dove vive, come si vive a San Severo …. Giuseppe stava seduto e sperava di non rovinarsi il matrimonio del nipote. Sperava che la conversazione si potesse mantenere sul generale, ma ad un certo punto il longobardo più acceso, il nordico più pesante non ce la fece più e chiese a Giuseppe, con gli occhi fuori dalle orbite: “Come fate, come fate voi al sud a votare come votate? Come fate voi che siete del sud a votare la Lega di Salvini?”
Giuseppe, dopo tanti anni ricorda il matrimonio del nipote come uno dei giorni più belli della sua vita.
Ordunque: statevi arrivederci e Buon Natale

Di admin

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