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#vengoconquestamiaadirvi

di Franco Di Biase

Un caro saluto a tutti, questa volta non ho intenzione di parlare di politica. Eh, ma stevete calme, potrebbe darsi che tiri fuori un argomento ben “più peggiore”. Di cosa parliamo? Non lo so, ma come ogni buon italiano, spero di esserlo, se non italiano almeno buono, prenderei prima di tutto un caffè.
Il caffè è la “resurrezione” della vita, il giusto connubio tra dire e fare, la sintesi di una giornata, ma anche lo sprone per la giornata. Insomma una di quelle cose che va sempre bene. Va bene solo se, ovviamente, il caffè viene fatto con passione con precisione. Ricordo che una volta da militare provai a fare un caffè con la macchina dello spaccio della caserma. Feci tutto quello che normalmente vediamo fare ad un barista: misi la polvere nel braccio della macchina espresso, avvitai il braccio e schiacciai il bottone per l’acqua. In effetti dal braccio caricato a caffè uscì un liquido di colore marrone che si depositò comodamente nella tazzina che io avevo preparato. Finito di uscire quello che doveva/poteva essere un caffè ebbi il coraggio di guardarlo e ….. presi la tazzina e versai tutto nel lavandino. Da non barista avevo fatto quello che in termini tecnici viene definito: una ciofeca.
La paura di entrare in un bar sconosciuto, per un bevitore di caffè, credo sia proprio questa: la ciofeca in agguato, la ciofeca che ti guasta la bocca per i minuti a venire se non hai l’accortezza e la velocità di bere un bidone di acqua.
Per quando mi riguarda, quindi, la prima cosa del mio bar preferito deve essere il caffè di un buon gusto. Nella mia vita da “caffeinomne” di bar preferiti ne ho avuti più di qualcun, ho, ammetto, avuto una vita travagliata per il caffè. Balotelli e Bobo Vieri l’hanno avuta per le donne, ma loro sono ragazzi, quindi io sono entrato nel bar solo per il caffè, credevo che molte persone, quasi tutti gli avventori del bar, lo facessero per il caffè. Ordunque mi sono dovuto ricredere.
Ho scoperto che il bar, se vogliono i gestori/proprietari, può essere un punto di incontro tra il cliente per qualcosa di diverso dal caffè, un punto di incontro tra il cliente e degli stuzzichini pur sempre buoni ma che ti liberano da qualche grasso saturo, ho scoperto che la frutta può essere consumata durante l’intera giornata sotto forma di centrifuga, quella della lavatrice serve ad altro, ho scoperto che la frutta oltre ad essere centrifugata può essere estratta, ho scoperto che non necessariamente a pranzo si devono mangiare due etti di bucatini, ance se sono più buoni, può mangiare anche un’insalata, magari non tutti i giorni, per evitare il “vegano crudista” che pascola liberamente sui prati dell’Appennino. Il bar può offrirti riparo se hai delle intolleranze alimentari, il bari può aiutarti con un’accoglienza discreta ad intavolare discorsi di lavoro, il bar può esserti vicino se ti trovi fuori casa e non sai come pranzare. Ma tutti i bar? Mah, credo di no. Ogni bar deve scegliersi i suoi clienti, si perché è il bar che sceglie i clienti i clienti vanno dove trovano quello che vogliono, il bar offrendo determinati servizi/cibi/bevande di fatto seleziona i propri clienti. E se trovo quello che voglio, quello che cerco, perché non dirlo anche agli amici? Io vado anche per un semplice caffè al Bar Al Camaleonte in Viale Elena n. 8 a Campobasso. Instancabilmente Stefania, coadiuvata da Paolina, accoglie con sincera cortesia i clienti mettendoli a proprio agio con le offerte studiate per loro, per i clienti.
Il bar è diventato il punto di appoggio delle persone che per motivi di tempo o di chilometri non possono tornare a casa per pranzo. Vanno al bar, ma solo se sanno di essere trattati bene. Oggi, come vedete, non ho parlato di politica.
Statevi arrivederci

Di admin

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