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#vengoconquestamiaadirvi

di Franco Di Biase

Questa volta non parleremo di politica. Oggi parleremo di ricordi, dei miei ricordi di quando ero bambino. di quando nonno mi raccontava del suo lavoro duro nei campi. In questi giorni, per esempio, i contadini di una volta, ma anche quelli di oggi, si dedicavano alla raccolta del grano. La differenza tra quelli di oggi e quelli di allora? Come in tutti i campi lavorativi: la meccanizzazione. Certo in agricoltura la meccanizzazione ha avuto un impatto più significativo rispetto ad altri settori.
Un “piccolo” esempio può essere portato con la mietitura del grano. In pratica sino alla fine degli anni sessanta per mietere e lavorare un ettaro di terreno c’era bisogno di almeno dieci persone, almeno nelle nostre zone montane, ad oggi la stessa estensione di terra coltivata a grano può essere tranquillamente lavorata da una sola persona….che dire?
Andiamo a vedere: sino agli anni cinquanta la mietitura del grano veniva fatta a mano. I mietitori partivano prima per le Puglie, clima più caldo ed il grano che maturava prima, poi si fermavano a mietere tra Termoli e le piane di Larino, per poi, metà luglio, passare nelle zone di Campobasso.
L’attrezzatura del mietitore era costituita da: la falce, la FAUCE, giusto per capirci quella di falce e martello del Partito Comunista, l’incudine e la martellina, ‘NCUDENE E MARTELLINA, servivano per ribattere la falce, ‘NTUCCA’ LA FAUCE, schiacciarne il lato tagliente per renderla più “aggressiva” nei confronti del grano. Per evitare che l’aggressività si rivolgesse anche alle dita del mietitore, si usavano dei pezzi di canna, CANNIELLE, che opportunamente tagliati servivano da protezione per le dita che tenevano il grano fermo mentre la mano con la falce tagliava il grano. LE CANNIELLE ricordo ancora come farli, ma anche usare ‘NCUDENE E MARTELLINA
Quindi si indossavano LE CANNIELLE a protezione delle dita e si tagliava il grano con la falce. Quando la mano che manteneva il grano si riempiva di spighe recise il mietitore prenda due steli di grano dal centro della MANIETELLA e le girava intorno al mazzo di grano che aveva fatto. Un certo numero, “ad orecchio” di MANIETELLE si mettevano insieme e costituivano i covoni, LE MANUCCHIE. Le maniettelle affinché potessero diventare MANUOCCHIE erano legate insieme da LE CASERE. Le casere erano delle corde intrecciate con tutto lo stelo del grano, dalle radici alla spiga. Si intrecciavano alla base e poi si stringevano intorno alle MANIATELLE per “confezionare” LA MANUOCCHIE. Le manuocchie erano accatastati in cinque o sei di loro nel campo mietuto e formavano le bighe, LE ACCHIE. Conclusa la mietitura le manuocchie erano raccolti o con de gli sportoni, SEGGETELLE, di legno che legati opportunamente ed accuratamente al bastio dell’asino/mulo/cavallo, comunque LA VETTURA, servivano per il trasporto de le manuocchie sino all’aia, ARIA, dove si effettuava la trebbiatura.
Per adesso mi fermo qui. Alla prossima e, come sempre, statevi arrivederci

Di admin

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