Home / Politica / Vendita diretta dei prodotti agricoli: imbarazzo di Facciolla e Cavaliere, gli assessori che non c’hanno mai pensato

Vendita diretta dei prodotti agricoli: imbarazzo di Facciolla e Cavaliere, gli assessori che non c’hanno mai pensato

Non ci fossero le commissioni consiliari permanenti a dare segnali di esistenza e vivacità, la Regione Molise sarebbe in perenne stand-by. Alcune lavorano alacremente altre meno. Alcune discutono di proposte di legge valide altre si disperdono in minuzie. Tra le proposte che hanno un nesso rilevante con la realtà molisana, segnaliamo quella presentata dai consiglieri Antonio Tedeschi, Armandino D’Egidio e Nicola Eugenio Romagnuolo. I tre vogliono disciplinare la lavorazione, la trasformazione, e il confezionamento di prodotti agricoli di esclusiva provenienza aziendale da destinare alla vendita diretta. Avrebbe dovuto pensarci l’assessore Facciolla nel corso dei cinque anni in cui, sotto la presidenza di Paolo di Laura Frattura, ha spadroneggiato nell’agricoltura figurando tra i pochi dei suoi colleghi a essere concreto, soprattutto nella impostazione di programmi di ampio raggio e di ampia portata assistenziale il che, tradotto in politica, equivale ad altrettanto ampio consenso elettorale. Difatti Facciolla è l’unico sopravvissuto della giunta di centrosinistra, quantunque relegato in minoranza (meno all’opposizione) con la collega (già segretario regionale del Pd) Micaela Fanelli. Seduto sulla poltrona assessorile, ha badato agli investimenti più che all’organizzazione del lavoro agricolo e della commercializzazione dei prodotti delle piccole e medie aziende. Tornando ai tre proponenti, c’è da dire che hanno saputo cogliere il momento propizio per allargare il cerchio della “modernizzazione” dell’agricoltura, proponendosi di inoculare in quel sistema produttivo il bacillo della commercializzazione. Il tentativo di indurre le piccole e le medie aziende del settore a lavorare, a trasformare e a confezionare ciò che producono per venderlo direttamente al consumatore evitando il capestro del conferimento dei prodotti alla grande distribuzione commerciale o comunque al dettaglio in evidente stato di sottomissione, non dovrebbe incontrare ostacoli in consiglio regionale. Forse li troverà tra gli operatori agricoli non avendo alcuna confidenza con i meccanismi della vendita e con la determinazione dei prezzi. Va da sé che la Regione debba farsi carico di questi aspetti e debba fare in modo che la legge contenga le opportune regole per risolverli convenientemente. Ma i vantaggi, se i consumatori molisani si convinceranno essi per primi della bontà della proposta e dell’utilità di acquistare a “chilometri zero” i prodotti locali, ancorché biologici davvero, sarebbero tali e tanti da indurre le aziende agricole ad attrezzarsi, in ciò aiutate e sostenute dalla Regione. Inoltre, un’incisiva campagna promozionale, una comunicazione mirata alla conoscenza su larga scala delle produzioni agricole molisane, invoglierebbe certamente il consumatore a spostarsi verso quella che appare già “in nuce” un’iniziativa apprezzabile, un modo concreto di sostenere la produzione agroalimentare locale, un tentativo intelligente di valorizzare le aziende agricole di modesta dimensione che per loro stessa natura coltivano prodotti di nicchia, cioè tipici, originali e sani in quantità limitate destinati, purtroppo, a cadere nelle grinfie del mercato denaturizzati e sottopagati. La legge vuole arginare questo flusso, anzi invertirlo. Come? Dando sostegno alla vendita diretta. Essa è un forte incentivo al lavoro agricolo, alla conservazione dell’enorme diversità di prodotti locali tipici e di alta qualità, alla biodiversità, alla cura dei suoli e un argine allo spopolamento delle zone interne, hanno sottolineato i tre consiglieri proponenti. Se c’è un appunto da sollevare è il ritardo con cui la politica agricola regionale ha preso coscienza di quest’aspetto e del modello operativo che lo distingue, e con cui assegna un’opportunità di crescita e di sviluppo alla versione mercantile della produzione di nicchia. Strano, molto strano, che non vi abbiano pensato soprattutto gli assessori all’agricoltura che si sono dati il cambio (destra e sinistra). Difatti, per rimanere a quelli più recenti, Facciolla e Cavaliere sono tra gli assenti. Largamente ingiustificati. Ci rendiamo conto che certe iniziative sebbene utili, sebbene validamente indirizzate a situazioni e condizioni sociali ed economiche in evidente stato necessità, non rientrando tra i motivi polemici, negli strombazzamenti mediatici, nelle pruriginosità politiche e/o personali (gossip, cronaca nera e pubblicità/regresso quale ad esempio il caso delle consigliere Aida Romagnuolo e Filomena Calenda espulse dalla Lega e resesi battitrici libere in consiglio regionale), non fanno notizia, non hanno appeel giornalistico. Purtroppo. Però danno speranza.
Dardo

Di admin

Potrebbe Interessarti

Lavoratori ex Ittierre, Toma: Siamo in grado di assicurare cinque mesi di mobilità

«Abbiamo una buona notizia per i lavoratori dell’Area di crisi complessa, quelli della ex Ittierre, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *