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Una buona proposta di legge bipartisan: il potenziamento dell’identità molisana attraverso i saperi e i sapori

Il consigliere di minoranza Vittorino Facciolla non ha voluto perdere l’occasione di farsi ricordare come l’assessore tra i più efficaci della giunta di centrosinistra presieduta da Paolo di Laura Frattura, anzi di farsi ancora protagonista nel settore delle politiche agricole. Difatti non l’ha persa. La sua firma spicca in calce alla proposta di legge per  l’istituzione, la individuazione e la disciplina dei distretti rurali, dei distretti agro-alimentari di qualità, dei bio-distretti e dei distretti della pesca e dell’acquacoltura di qualità, insieme a quella dei consiglieri di maggioranza Nicola Eugenio Romagnuolo, Andrea Di Lucente, Gianluca Cefaratti, Angelo Michele Iorio e Aida Romagnuolo. Che sono stati ben lieti di aggiungere una unità, peraltro proveniente dai banchi della opposizione. Nel calderone delle proposte di legge che si vanno sommando nelle varie commissioni regionali permanenti, questa appena detta  ha un rilevante senso pratico e una prospettiva di rilievo. Per capacità di incidere positivamente nello sviluppo della produzione di nicchia del comparto agroalimentare, di cui si dice un gran bene, e su cui si hanno conferme realistiche di gradimento nel mercato locale e nazionale, con propaggini significative anche in quello estero, è sicuramente una delle migliori proposte di legge. Non per altro perché si innesta su qualcosa di già consolidato allo scopo di migliorarne il contenuto e la notorietà.  I prodotti “Made in Molise”, infatti, godono di buona stampa e di buona accoglienza negli scaffali della rete della grande distribuzione commerciale e nei negozi specializzati e di qualità. Dicevamo del senso pratico e delle prospettive. Bene, il senso pratico della proposta di legge è nella istituzione  dei dipartimenti; la prospettiva riguarda la individuazione dei settori produttivi di pregio all’interno della ruralità molisana (l’agro-alimentare di qualità; la produzione biologica; la pesca e l’acquacoltura). Quanto di meglio è possibile reperire per aumentare il peso delle specificità molisane (vino, olio, prodotti caseari, insaccati) che possono  competere e farsi valere sui mercati. Unendo la propria firma a quella dei consiglieri di maggioranza, l’ex assessore Facciolla ha ribadito di essere stato un attore delle politiche agricole (suo il pregio di aver varato il Piano di sviluppo rurale nel corso del quinquennio in cui è stato al governo del Molise), un precursore di ciò che ora viene proposto con l’intento di “perseguire il fine di valorizzare, sostenere e promuovere il consolidamento e lo sviluppo dei sistemi produttivi locali disciplinando, individuando e istituendo i distretti rurali, i distretti agro-alimentari di qualità, i bio distretti e i distretti della pesca e dell’acquacoltura di qualità”. Fosse unicamente questo lo scopo della proposta di legge, saremmo di fronte ad una proposta che per taluni aspetti  e per taluni versi ricalca intenzioni e interventi in essere. Quelli, cioè, che valorizzano, sostengono, e promuovono lo sviluppo dei sistemi produttivi locali, ma in forma episodica e disorganica. Ciò che invece si annuncia come una rivoluzione culturale (e gestionale) all’interno delle politiche agricole e alimentari sono gli obiettivi “collaterali”, ossia la diffusione, la commercializzazione e la istituzione di nuovi prodotti Dop e Igp; l’utilizzo delle forme di paesaggio agricolo in chiave turistica (agriturismo); la sollecitazione alle imprese del settore perché si aggreghino per acquisire maggiore competitività nell’export; il collegamento delle produzioni primarie (cerealicole, vitivinicole, oleolicole, casearie) alle strategie commerciali in ambiti quali quello della ristorazione, del turismo enogastronomico, delle pratiche sportive, scolastiche e dei servizi territoriali. Opportuno, necessario e valido è anche l’obiettivo che la proposta di legge vuole cogliere e realizzare: vale a dire “il potenziamento dell’identità molisana tramite la salvaguardia e la riscoperte dei saperi e dei sapori tradizionali”. C’è davvero da sperarlo. Ancorché possibile. Sempre che la Regione e i legislatori regionali non concepiscano i Dipartimenti anche in chiave strumentale e clientelare, allungando l’elenco dei carrozzoni.

Dardo

Di admin

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