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Siamo nelle mani della casualità. Alle soglie del terzo decennio del secondo millennio, il Molise non sa dove andare, cosa fare, e come fare

Alle soglie del terzo decennio del secondo millennio, il Molise si trova nella delicata condizione di chi non sa dove andare, cosa fare e come fare. Vive alla giornata e s’affida alla causalità. A dirla tutta, non ha un piano strategico regionale che ne indichi il destino, gli obiettivi, i traguardi, le opere, gli investimenti, le risorse finanziarie. Della casualità ha sperimentato gli effetti il presidente della giunta regionale Toma che per aver preso parte ad una riunione in cui a Roma s’è parlato delle Zone economicamente speciali (Zes), ha avuto la prontezza e l’intuizione necessarie per inserirsi nella Zes della Puglia perorando al collega di Bari, Emiliano, un nesso economico funzionale tra la parte del Molise a confine con la provincia di Foggia e quella stessa provincia.  Va detto che la Zes  è “una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013”. Il virgolato cala a pennello e, difatti, l’area molisana appena sopra indicata ha tutte le caratteristiche per essere una zona economica speciale. Siamo alla premessa, però, ma tutto lascia supporre che l’accordo con la Puglia andrà avanti avendo (la Puglia) interesse a sviluppare l’area del foggiano e di poter disporre soprattutto del porto di Termoli, per il quale, infatti, sta riemergendo l’idea  di renderlo centrale nella strategia di sviluppo economico del Molise (indubbiamente), ma anche della Puglia per ciò che riguarda i traffici delle merci (infatti sta riemergendo l’idea dell’interporto). Tutto questo, come abbiamo detto, lo si deve al caso, perché, come ribadiamo, il Molise di suo non ha un Piano strategico in cui siano indicati le linee di programmazione territoriale, i settori e gli obiettivi economici, i tempi di realizzazione e le risorse. Manca di un quadro d’assieme da cui si possa capire in che direzione andare, come andarci e con quali strumenti. D’altronde, al presidente del consiglio dei ministri in visita a Campobasso, Toma non ha potuto far altro che presentare in questi termini la realtà, senza peraltro avvertire disagio. Rivolto a primo ministro Giuseppe Conte,  ha testualmente detto: “Venendo alla nostra realtà, il Molise presenta una serie di criticità come altre regioni del Sud: territorio colpito da grave dissesto idrogeologico ed eventi sismici; aree interne prive di rete ferroviaria funzionante e servite da strade provinciali impraticabili; dotazioni infrastrutturali carenti, molte delle quali al collasso; assenza di strade a quattro corsie; progressivo spopolamento dei Comuni, soprattutto nelle aree interne; invecchiamento della popolazione; disoccupazione di lunga durata, al di sopra della media nazionale; fuga di giovani cervelli in altre regioni d’Italia e all’estero; crisi della piccola e media impresa. Lo stesso Molise potrebbe godere, però, di situazioni di vantaggio solo se opportunamente sfruttate e attivate. Ci riferiamo alla bassa densità di popolazione, al tessuto sociale fondamentalmente sano, all’assenza sul territorio di organizzazioni criminali radicate, alle eccellenze enogastronomiche, al patrimonio culturale da preservare e valorizzare, alle oasi naturalistiche e ai paesaggi di spiccato interesse ambientale, alle enormi risorse idriche che servono anche le regioni limitrofe”. A leggerla e rileggerla quella dichiarazione viene il magone per come sia possibile a un presidente di una regione ridotta nelle condizioni in cui egli stesso l’ha descritta, credere nelle virtù taumaturgiche delle “eccellenze enogastronomiche”, del “patrimonio culturale da preservare e valorizzare”, delle “oasi naturalistiche e dei paesaggi di spiccato interesse ambientale”, delle “enormi risorse idriche che servono anche le regioni limitrofe (!)”. Quella dichiarazione dice ineluttabilmente dell’assenza di un Piano generale territoriale e della evanescente, improbabile, possibilità che il Molise possa crescere, svilupparsi, risollevarsi dallo stremo delle forze  in cui si trova se non riuscirà a creare un percorso programmatico lineare, trasparente, puntuale, credibile e attuabile. Con il primo ministro Conte s’è sfiorato il ridicolo solo in parte rimediato dal successivo accenno di Toma alla Zes con la Puglia, ovvero alla fortunata coincidenza che ha saputo cogliere e realizzare. Delle industrie in crisi, della crisi industriale complessa, della carenza di infrastrutture, della disoccupazione, della sott’occupazione nemmeno un accenno. Domandiamoci. Si può confidare sul caso, sulla casualità, ossia sulla Zes e sul piano strategico per il turismo cui stanno lavorando a Sviluppo Italia Molise, per uscire dal tunnel della crisi? E, soprattutto, si può confidare nella classe politica e dirigenziale che ci ritroviamo?

Dardo

Di admin

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