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“Sfida all’OK Corral”

di Massimo Dalla Torre

Con curiosità seguiamo le vicende che fanno, da prodromo alle prossime elezioni amministrative ed europee di maggio. Le quali, vedranno contrapposti vari esponenti della vita civile e politica che, “sciolti si balla”, hanno iniziato con netto anticipo la campagna elettorale, prova ne sia le prime convention utili a sondare il terreno, ma soprattutto gli umori degli elettori. Una qualcosa che evidenzia come l’irrazionale va a braccetto con la forma esteriore che, in tempo di elezioni, è quanto mai palese. Esteriorità  che, purtroppo, non permette di avere contezza di quanto accade, anzi di quanto non accade tanto da lasciare spazio a dubbi e incertezze. Ecco il perché di altri articoli sull’argomento. A fare da sparring a questi pensieri, forse senza senso,  il titolo di un film western del 1957 di John Sturges “Sfida all’OK Corral”. Un film che ci permette di immaginare che al posto dei vari divi di Hollywood ci saranno molti pretendenti alla poltrona di primo cittadino del capoluogo regionale ma anche quella di europarlamentare. Tutti pronti a fare fuoco uno contro l’altro. Una sfida che ci auguriamo finisca non a vantaggio dei contendenti ma della città e dell’Europa.  La quale, fino a questo momento, è stata maltrattata perché chi ci ha rappresentato, ha dimostrato poca incisività ma soprattutto, nonostante gli sforzi profusi volontà di azione. Cosa che gli ha fatto assumere le fattezze di uno di quei cercatori d’oro che causa l’esaurimento del filone e la chiusura della miniera è costretto ad elemosinare un piatto di fagioli e tortilla magari annaffiati con un bicchiere di whiskey o di tequila per giunta di pessimo sapore, perché non sa come andare avanti. Per tornare alla campagna elettorale i vari proclami e le manifestazioni che a breve s’intensificheranno ancora una volta, mostreranno come le parole sono in netta antitesi con i fatti. Una contrapposizione che, se, non riportata nella giusta dimensione, appesantirà ancora di più la condizione di abbandono che rinneghiamo perché vogliamo dare il contributo al rilancio di questa realtà tenendo bene a mente che quelli che a maggio saranno chiamati a sedere negli scranni più alti, chiunque essi siamo, dovranno fare di tutto affinché Campobasso e il Molise possa tornare a essere non un luogo citato soltanto quando le avversità climatiche lo bloccano isolandolo dal resto del Paese e dall’Europa ma una realtà produttiva a tutti gli effetti.

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