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Sanità, il presidente Ordine dei Medici del Molise scrive al ministro Grillo

Sulla questione sanità, lunga lettera a firma della Dott.ssa Carolina De Vincenzo, Presidente CROMM (Coordinamento Ordine dei Medici del Molise) e Presidente Ordine dei Medici di Campobasso inviata al ministro della Salute e ai vertici politici e sanitari molisani.
Onorevole Ministro, Spettabili Presidenti, Commissari, Direttori,
certamente è a Voi ben nota la “questione” sanitaria del Molise, di cui qualche anno fa si occupò anche la FNOMCeO, preoccupata che il PSR elaborato dalla dirigenza regionale potesse costituire un pericoloso modello da imitare nel resto del Paese, là dove ipotizzava un’integrazione pubblico privato presentata come “innovativa” , ma in realtà non in linea con la normativa e per questo mai attuata. ll rapporto tra le strutture pubbliche e gli operatori privati presenti in Regione, tuttavia, è rimasto sbilanciato rispetto alla media nazlonale e, con i decreti commissariali e le determinazioni attuative successive, si è dovuto registrare il progressivo depauperamento della sanità pubblica molisana.
Così, in un territorio già carente, abbiamo assistito alla “desertificazione” dei nostri ospedali pubblici, da tempo sofferenti per tagli di UO indispensabili anche per le Reti dell’emergenza e attualmente non più attrattivi, né per gli operatori, né per gli utenti. Quei pochi specialisti che avevano accettato incarichi temporanei hanno presto rinunciato pEr le precarie e dequalificanti condizioni di lavoro, aggravate da turni gravosi, trovando altrove sistemazione più dignitosa e meglio remunerata; gli utenti, d’altro canto, hanno accentuato il ricorso alle cure fuori regione.
Pur in tale scenario, la sanità rappresenta comunque larga quota del bilancio regionale e per questo è sempre stata oggetto d’interessi politici, che però, finora, non si sono tradottí in programmi condivisi di ampio respiro, tesi a salvaguardare il servizio pubblico e l’universalità delle cure, pur nel rispetto delle risorse disponibili.
Tredici anni di commissariamento sono un’anomalia difficilmente giustificabile. Coloro che si sono succeduti nella gestione commissariale non hanno fornito le soluzioni auspicate e il diritto alla
salute dei Molisani non può che risentire ditale deficitaria situazione. Si continuano ad assecondare le istanze “particolari” dei vari territori, senza inquadrare i problemi in una visione globale. La chiusura di una struttura sanitaria è sempre un momento difficile, ma diventa doverosa quando i bassi volumi di attività e la scarsa dotazione organica non garantiscono gli standard di sicurezza e qualità, aumentando il rischio clinico. Senza considerare poi che l’utilizzo improprio delle risorse e la replicazione di servizi in una piccola regione necessariamente sguarniscono il centro individuato come riferimento.
ll core sanitario dell’Azienda regionale è notevolmente compromesso, mentre nel comparto amministrativo abbondano le UOC; anche la Corte dei Conti, proprio in questi giorni, ha evidenziato nel bilancio dell’ente una situazione di díffusa irregolarità contabile, un non corretto ed efficace uso delle risorse, nonché un elevato rischio di squilibrio. E se pure è stato avviato un risanamento contabile, dietro le pressanti indicazioni del TT e col contributo di solidarietà delle altre regioni, i Molisani non hanno ricevuto vantaggi in termini di servizi e cure.
Occorre avviare al più presto un’opera di profonda riorganizzazione, informando adeguatamente i cittadini che la salute non è garantita dai servizi con bassi volumi di attività, che vanno assicurati anche nella nostra Regione i percorsi validati per le patologie acute gravi, che la priorità vera è l’emergenza, che il diritto alle cure va soddisfatto nella regione di residenza, che il CUP deve essere trasparente per il pubblico e il privato, differenziando le richieste urgenti da quelle programmabili, che una prestazione urgente è garantita nel resto del Paese in 72 ore, che l’appropriatezza degli esami accorcia i tempi di attesa, che una persona con politrauma o ictus va ricoverata in un ospedale in cui si possano curare anche tutte le possibili complicanze. Tutti gli attori della sanità dovrebbero lavorare di concerto per diffondere questa cultura, facendo i conti con la realtà e con le risorse a disposizione.
Sarebbe troppo lungo elencare tutte le criticità che in questi ultimi anni gli OMCeO di Campobasso e lsernia hanno segnalato agli Organi regionali e aziendali, per dovere istituzionale e sempre con spirito propositivo e di collaborazione; mentre in altre Regioni vengono sottoscritti protocolli d’íntesa tra Ordini professionali e decisori pubblici per garantire le buone pratiche, gli OMCeO molisani -costituitisi nel Coordinamento CROMM -che rappresentano 2700 medici e odontoiatri non vengono neppure ricevuti.
Negli ultimi due anni abbiamo sollecitato l’attuazione delle linee guida ministeriali per la governance delle liste di attesa, indispensabile per garantire f’assistenza primaria, la sicurezza nei luoghi di lavoro di Continuità assistenziale, messa a rischio da aggressioni verificatesi anche nel nostro territorio, l’apertura della Stroke Unit nell’Ospedale pubblico regionale, l’attuazione delle reti per l’emergenza e, da ben cinque anni, il finanziamento regionale di borse di studio post Iauream: il Molise è l’unica regione che non ha mai programmato e finanziato la formazione dei giovani medici.
Ora, dopo anni di mancato riordino dei servizi, purtroppo non è più garantita neppure l’emergenza: i Pronto Soccorso, già intasati perché utilizzati per saltare le lunghissime liste di attesa, rischiano a breve l’implosione per un personale insufficiente a coprire i turni h24. Le soluzioni temporanee proposte non si sono rivelate percorribili e l’utilizzo di medici militari specialisti di riserva non ha trovato l’avallo del Ministero della salute.
Non potendo reperire in loco un numero adeguato di specializzandi degli ultimi anni, o di specialisti dalle regioni limitrofe, sarà necessario utilizzare al PS, in rapporto libero-professionale, medici che hanno ultimato corso di Medicina Generale o del 118 e, in mancanza di questi, anche giovani laureati senza specializzazione, ovviamente dopo adeguato percorso formativo e
affiancamento. Nelle Regioni del Centro tale pratica è ormai consolidata. Tutti gli operatori dei pS andrebbero adeguatamente remunerati e incentivati. ln partícolare, ai giovani che hanno
frequentato durante il corso di formazione specifica il PS locale e i reparti ospedalieri, e quindi necessitano solo di un breve training, sarebbe utile attribuire un punteggio da utilizzare
successivamente in qualunque futuro percorso lavorativo, considerando il PS una comune base di inizio per il lavoro ospedaliero e sul territorio: solo in tal modo si eviterebbe che i giovani medici scelgano di lavorare in altri ambiti, meno formativi e interessanti, ma che danno garanzia di punteggio.
Altre soluzioní si potrebbero trovare nella Continuità assistenziale e consentendo ai medici del 118 della Regione di passare alla dipendenza e coprire i turni in PS senza ricorrere all’attività aggiuntiva, peraltro onerosa. L’Azienda sanitaria, con la collaborazione di tutti gli operatori, dovrebbe riorganizzare i corsi per il 118, fermi da due anni per carenza di medici della Centrate operativa. Saranno necessarie anche direttive regionali e aziendali per il trasporto secondario, attualmente eseguito, con grande difficoltà e alti carichi lavorativi, dai pochi medici del PS e dagli anestesisti-rianimatori, spesso coinvolti oltre l’orario di servizio anche nei trasporti pediatrici.
Concludendo, la situazione sanitaria dell’intera Regione è assai critica: per scongiurare con tutti i mezzi possibili il collasso dei servizi di emergenza è lndispensabile la collaborazione di tutti gli attori della sanità con [a Struttura Commissariale; per questo aspettiamo direttive dal Ministro della Salute. Le inefficienze e le disfunzioni vanno necessariamente risolte, nella direzione di una sanità pubblica sostenibile nel tempo, sicura per gli utenti, con numero adeguato di operatori motivati, affinché nessuno possa più affermare che nel pubblico nulla funziona. Nel medio e lungo periodo sarà necessario raggruppare in un unico ospedale tutti i servizi specialistici che garantiscano una risposta adeguata alle patologie acute e alle loro complicanze; per la cronicità, contestualmente all’adeguamento della rete stradale, bisognerà potenziare su tutto il territoriale le strutture per le cure interrnedie.
Ci appelliamo agli Organi in indirizzo affinché si adoperino e diano il loro contríbuto nell’elaborazione del prossimo piano operativo regionale, che ci auguriamo sia predisposto con il supporto degli Ordini professionali, improntandolo alle reali esigenze di salute della popolazione, con attenzione alle risorse ma nel sostanziale rispetto degli imprescindibili diritti costituzionali da assicurare anche ai cittadini molisani.

Di admin

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