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Rotta l’egemonia maschile e maschilista.  Finalmente due donne in lizza per il vertice amministrativo di Campobasso

La novità è considerevole e va, dunque, debitamente segnalata. Due donne (Maria Domenica D’Alessandro e Paola Liberanome) si contenderanno la poltrona di sindaco di Campobasso con il trio maschile Antonio Battista, Roberto Gravina e Orlando Iannotti. Passaggio storico della politica locale che da decenni aveva decretato l’ostracismo ad ogni pur timido tentativo di dare un vertice amministrativo al gentil sesso. Di colpo, il fronte maschilista s’è rotto e due donne, due avvocatesse, fanno il loro ingresso nella campagna elettorale propendo un sostanziale cambiamento di metodi amministrativi e di prospettive politiche, sociali e culturali  e soprattutto di genere. Vanno salutate con favore per essere donne, per essersi candidate, per essere espressione di una gradevole novità per la quale da anni questa testata s’è spesa per sostenere  la capacità pragmatica femminile di analizzare fatti e condizioni; la impermeabilità agli inciuci e ai compromessi; la vocazione alla chiarezza, alla condivisione, al confronto; la  disponibilità all’ascolto e nel contempo a decidere evitando bizantinismi  e fumisterie. Il circolo vizioso per cui per decenni la politica e la rappresentanza politica di vertice a Campobasso dovesse essere appannaggio degli uomini (ad alcuni garantita fino alla soglia delle senescenza) finalmente è stato interrotto. Non per scelta deliberata, ovvero programmata, ritenuta utile e necessaria sulla scorta di valutazioni oggettive rese tali da sostanziali dimostrazioni di capacità professionali, sociali,  manageriali delle donne impegnate nei vari campi del fare, quanto, invece,  per esaurimento di credibilità, per impoverimento di personalità, assenza di novità credibili e accreditabili da reperire nella sconfinata prateria maschile.  Era un vuoto umano e politico da colmare, ed è stato colmato. Con due nomi e  due personalità che, seppure in termini necessariamente generici, hanno dimostrato di avere un retroterra culturale interessante  e duttile, tale da renderle d’acchito protagoniste della loro stessa leader/ship. La liberanome ha voluto esprimersi dal gazebo allestito in Piazza Municipio per raccogliere le firme di presentazione della lista, atteggiamento e scelta adottati da Bibiana Chierchia nella campagna elettorale del 2014, peroratrice della sua elezione con la promessa di fare di Campobasso una città europea. La Liberanome è stata meno azzardata; ha reiterato l’esperimento della Chiechia ma con un atteggiamento cauto, non enfatico, adeguato ai tempi e ai modi di una donna consapevole delle difficoltà da affrontare e come affrontarle. Comunque il precedente, visto l’esito della Chierchia alla resa dei conti, non le offre certo vantaggio. La D’Alessandro s’è presentata restando nei canoni della ritualità politica, col codazzo dei mallevadori e dei candidati a farle corona. Parole sobrie anche da parte sua, a testimonianza che avverte il peso della candidatura, il peso del contorcimento politico della Lega, il peso della passata esperienza politica in combinazione con l’assessore regionale Vincenzo Niro sul versante di sinistra. Entrambe hanno dimostrato di avere coscienza dello stato comatoso della città capoluogo e della necessità – se elette – di operare con determinazione, libere da pressioni e da condizionamenti verso il cambiamento. Che vorrà dire tenere fuori dall’uscio di Palazzo san Giorgio il clientelismo e l’asservimento dell’amministrazione  agli interessi economici personali, settoriali, ordinamentali della rete delle convenienze che da sempre tine in ostaggio il rinnovamento, l’innovazione, il cambiamento, il progresso,  sperando che la loro personale ambizione sia quella di dare il meglio di se stesse per il bene della città e  non per costituirsi un futuro politico.  Entrambe (la Liberanome e la D’Alessandro) in lizza per il vertice comunale si portano dietro una lunga scia di curiosità frammista a concreto interesse, frammista alla speranza che siano, l’una o l’altra, nella possibilità di convalidare le attese di quanti nel corpo elettorale cittadino sono stanchi della politica politicante, degli amministratori ballerini e saltellanti da destra a sinistra e da sinistra a destra, e anelano al cambiamento. La loro ascesa alla conquista di Palazzo san Giorgio fa da contrappeso alla presenza femminile nel consiglio regionale (Aida Romagnuolo, Paola Matteo, Filomena Calenda, MIcvaela Fanelli , Patrizia Manzo) e nelle strutte tecniche e amministrative della Regione Molise:  ai dipartimenti con Mariolga Mogavero, alla segreteria generale della giunta ancora con la Mogavero, alla direzione generale per la Salute con Lolita Gallo, alla Fondazione Molise Cultura con Antonella Presutti, alla direzione dell’Agenzia Molise Lavoro con Gabriella Guacci, all’Autorità di Audit con Marina Prezioso, all’Autorità di Certificazione del Por Molise Fesr/Fse 2014-2020 con Anna Franco e via discorrendo fino ad arrivare all’Autorità di certificazione del Programma Operativo Regionale Molise Fesr/Fse  2014-2020 con Marilina Di Domenico. Donne  scelte e accreditate dal centrosinistra di Paolo di Laura Frattura e confermate dal centrodestra di Donato Toma. Anche costoro salutate con favore, il cui esito operativo, certificato dalla mortificante condizione in cui versano la Regione e le politiche regionali, è tutt’altro che entusiasmante. Forse perché debitrici di condizionamenti politici e/o condizionate dai politicanti. Condizionamenti politici e politicanti che la Liberanome e la D’Alessandro farebbero bene a evitare come la peste.

Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. Carlotta Scognamiglio

    Ad essere schietti, non comprendo tutta questa enfasi fatta a priori. Se una donna è capace, sia la benvenuta, se non lo è, le siano chiusi i battenti, perché Campobasso non ha bisogno di azzeccagarbugli, ma di gente competente che, a testa bassa, lavori per ridare forma, anima, dignità ad una città ormai senza volto. A tutte le mancanze e storture che conosciamo, ne aggiungiamo un’altra: quella di essere divenuta la succursale delle offensive, inutili, monopoliste, manipolatrici sfilate “pride”, con tanto di mass media a fargli da sponsor, in deroga al più banale, intuitivo concetto di informazione, e membri (donne) del Pd e dei Cinque Stelle a provare a far passare la legge sull’identità di genere (altro subdolo gioco verbale legato a questo mondo), quando il Molise ha patologie da malato terminale!! Mio nipote, marchigiano, ogni tanto usa l’espressione “fumarsi il cervello”: noi, in Molise, ce lo siamo letteralmente fumato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, senza tema di smentita.

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