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Ritornare a una visione del futuro

di Enrico Santoro
A due mesi dalle celebrazioni del Cinquantesimo anniversario della Provincia di Isernia, torno a riflettere su quell’evento. Devo innanzitutto ringraziare le testate giornalistiche che hanno voluto, un mese fa, pubblicare il mio precedente intervento, intervento in cui ero stato pessimista nel prevedere che non ci sarebbero state risposte a quanto andavo affermando.
Invece, il 28 dicembre scorso, Tecla Boccardo, segretaria regionale della Uil, ha ripreso il filo del discorso per fare un’analisi di particolare esattezza della situazione che stiamo vivendo.
Ora, a due mesi dal 3 marzo 2020, sento ancora il desiderio di ricordare due cose. Una è la concordia di molti politici e, soprattutto, della gente che viveva nel nostro territorio cinquant’anni fa; una concordia che fu la causa vera di quanto fu ottenuto, il motore propulsivo di tutte le iniziative che vennero messe in atto per raggiungere l’obiettivo dell’istituzione della Provincia di Isernia.
D’altro canto, devo però ricordare l’ambiguità di molti attori politici del tempo che, per una sorta di invidia nei confronti di chi aveva lavorato per l’ottenimento di quel risultato, cominciarono a remare contro e a mettere i bastoni tra le ruote.
Fummo fortunati perché molte iniziative erano partite con slancio e non tutte furono bloccate: il nuovo centro ospedaliero, la fondovalle Trigno, l’istituzione della facoltà di agraria in collaborazione con l’Università di Firenze, l’Isernia-Castel di Sangro, il rifacimento del centro storico con abbattimenti iniziati e poi bloccati, la realizzazione della sede del Tribunale, la rete di distribuzione del metano, la progettazione di un centro sportivo polivalente che servisse non solo la città ma tutta la provincia, la conclusione delle strutture scolastiche con palestre annesse, l’avvio del nucleo di industrializzazione Isernia-Venafro, l’allargamento del piano di ricostruzione, l’Istituto Regionale di Ricerche Economiche e Sociali…
Devo ricordare tale atteggiamento di ambiguità non certo per mettere all’indice questo o quel politico ma perché quel comportamento, reiterato in altre forme nel corso dei decenni successivi, è stata una delle cause più importanti della situazione penosa in cui ci troviamo. Fu un atteggiamento così negativo che piano piano, subdolamente, permeò quel sentimento di concordia di cui si diceva e lo distrusse alla radice. Le idee che andavano proponendosi trovarono ostacoli nei personalismi.
Se oggi questo territorio avesse – solo per fare un esempio – i centri di ricerca che avevamo immaginato in vari settori (sanità, ambiente, informatizzazione) non subiremmo con la stessa pesantezza la crisi economica che investe il mondo intero.
Avremmo potuto creare, costruendo sulle nostre piccole specificità, un guscio di certezza economica e occupazionale autoctona; una soluzione forte proprio perché soltanto nostra e, dunque, originale.
Proprio su quella concordia minata da personalismi e invidie bisognerebbe riflettere nel celebrare il cinquantesimo anniversario della Provincia. Bisognerebbe riflettere e analizzare per poi provare a ricrearla.
Ricreare tale fenomeno non è semplice: bisognerebbe avere degli obiettivi comuni, delle cose importanti da realizzare, una visione del futuro chiara e concreta. Solo in quel caso la gente della nostra Provincia tornerebbe insieme per lavorare e ottenere, per raggiungere obiettivi sempre più importanti, per costruire il futuro luminoso che ci meritiamo.

Di admin

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