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Regionalismo differenziato, martedi in Consiglio

Sarà il Consiglio regionale, martedì, a prendere in esame la questione del regionalismo differenziato. Diverse le mozioni presentate da diversi gruppi politici. La preoccupazione è che il provvedimento, così come arrivato in Parlamento, fa temere le regioni del Mezzogiorno e, soprattutto, quelle più piccole. Il tema emerge negli anni 90, ai tempi della Commissione bicamerale D’Alema ed entra formalmente nella Carta costituzionale con la riforma “federale” del 2001. Da allora l’articolo 116, terzo comma, innesta sul regionalismo italiano – che sin dalla sua origine era asimmetrico, per la coesistenza di 5 regioni speciali accanto alle 15  Regioni ordinarie – la possibilità per le Regioni ordinarie di ottenere «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia», vale a dire ulteriori competenze rispetto a quelle spettanti in generale alle altre Regioni ordinarie. Ciò sulla base di una intesa con lo Stato, da approvarsi con legge a maggioranza assoluta nelle due Camere.  Tuttavia sono trascorsi ormai quasi diciotto anni dalla riforma del 2001 senza che il regionalismo differenziato riuscisse a uscire dalla culla. Ora, la proposta è tornata in pista anche a seguito della spinta delle regioni Lombardia, Veneto e Emilia Romagna e cade nel momento di difficoltà del sistema regionalistico italiano. Ad oggi, manca una vera discussione sul tema. Speriamo che l’apertura della tematica in Consiglio regionale possa aprire un dibattito capace di entrare nello spirito della proposta di riforma per far svanire il clima di forte allarme che si è generato attorno al regionalismo differenziato. Ma, speriamo, che si guardi a questo passaggio come un’occasione per rendere il nostro Stato regionale più adatto a servire le domande della cittadinanza: con le Regioni più efficienti a fare da apripista, nella Repubblica una e indivisibile.

Di admin

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