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Il leader della Lega Matteo Salvini durante il premio giornalistico Ischia, Napoli, 2 Luglio 2016. ANSA/CESARE ABBATE

QUERELLE LEGA: ALLA FINE RIMARRÀ UN SOLO GRANDE PUNTO INTERROGATIVO

di Massimo Dalla Torre

In attesa di vedere gli sviluppi causati dal terremoto di scala innumerabile che sta causando danni e macerie in casa Lega. Le esternazioni delle consigliere Calenda e Romagnuolo che assicurano non saranno le “stampelle di nessuno” vedono profilarsi all’orizzonte nubi minacciose che stanno rovesciato strali all’indirizzo dei palazzi del potere politico e che i buontemponi hanno commentato in questo modo: hanno mandato la lettera a uno e la busta ad un altro; ossia a buon intenditore poche parole!!! Un qualcosa che non è assolutamente tranquilla, anzi è più che mai agitata ma soprattutto ingarbugliata perché non si sa bene ora a quale fazione faranno riferimento le due ex esponenti del Carroccio. Una situazione che sotto certi aspetti potrebbe far gioco a chi si diverte a scompigliare le cosiddette “carte”, in quanto, in caso di scelte che potrebbero rafforzare una delle compagini presenti in Consiglio regionale forse di destra, di centro o di sinistra potrebbe, far dire a più di qualcuno “grazie alla confusione che si è ingenerata abbiamo contribuito al raggiungimento del traguardo, cioè lo scompigliamento delle carte, anche se sono stati scavalcati i dettami ispiratori della politica”. Parole che potrebbero lasciare un segno preoccupante perché indica che si è giunti al capolinea dopo appena otto mesi di legislatura, tant’è che la situazione è seria e i molisani mai come questa volta saranno accorti a quello che si dice ma soprattutto a quello che si fa e come si fa.  Attenzioni dettate unicamente dalla necessità di chiarezza che, nel Molise non c’è, perché il labirinto costruito in maniera farraginosa da chi cerca di far apparire tutto lineare, non permette di vedere l’uscita. Un dedalo in cui “l’incartamento politico” fa sì che “i personalismi” hanno occupato il posto degli ideali, sempre più distanti dal modo di fare politica, quella con la “P” maiuscola. Ideali su cui domina incontrastato solo e unicamente un grande punto interrogativo. Un punto di domanda che, non da risposte e soprattutto certezze, perché, se le desse, avvallerebbe la definizione data dal Machiavelli, che aveva una considerazione massima per la politica come forza e, che se essa non si configura come tale, è destinata all’insuccesso radicale. Affermazione che, dopo quello che è accaduto, e accadrà, cade nel vuoto perché a prevalere, è l’illogicità tant’ è che il Molise è la fucina di tutte le fucine dell’illogicità.

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