Home / Politica / Proposta da Di Lucente, Micone D’Egidio una legge per la montagna. Se rivedute e corrette, tornassero in auge le Comunità Montane?

Proposta da Di Lucente, Micone D’Egidio una legge per la montagna. Se rivedute e corrette, tornassero in auge le Comunità Montane?

Sa di camuffamento la proposta di legge regionale che porta la firma di Andrea Di Lucente, di Salvatore Micone e di Armandino d’Egidio che, detto per inciso, hanno confidenza coi territori montani del Molise, ne conoscono i problemi e soprattutto le esigenze. Per cui vorrebbero che la Regione Molise se ne occupasse da vicino e assiduamente, dopo aver chiuso in maniera autarchica e priva di fondamento le Comunità Montane che erano oggettivamente troppe (10) ma che avrebbero potuto essere ridotte, accorpate e rese strumento di programmazione territoriale, se dotate di apposite deleghe. Ma di deleghe la Regione Molise è stata sempre avara essendo accentratrice per natura e vocazione e per utilità (elettorale e clientelare). I tre consiglieri di maggioranza si pongono l’obiettivo di una legge regionale che corrisponda a realizzare una reale politica di tutela e di promozione della montagna molisana. Ciò perché, dicono, la legge regionale numero 15 del 2003 non è più al passo coi tempi; per larga parte è superata; per altra parte inapplicabile e inapplicata, e i territori montani che nel Molise sommano circa il 70 per cento dell’intero territorio, si vanno progressivamente spegnendo: marginalizzati, penalizzati, dimenticati. Né i sindaci dei paesi montani hanno la forza, la capacita (forse la volontà) di farsi sentire, di porre sul tavolo della politica e della Regione le questioni che li assillano: economia in calo, disoccupazione, emigrazione: quindi spopolamento. E’ dal 2010, anno in cui il consiglio regionale ha deciso di eliminare le Comunità montane (che da allora sono in fase di liquidazione ma non ancora liquidate, con il personale in parte sparso in altri enti e in parte a sorreggere le fatiche (!) amministrative e liquidatorie dei commissari straordinari), che i problemi sociali ed economici dei territori montanti sono oggettivamente scomparsi dall’agenda regionale. Di Lucente, Micone e D’Egidio provano pertanto a riaprire il capitolo chiuso, ponendo il consiglio regionale di fronte allo stato delle cose, all’agonia dei paesi montani, alla insussistenza di progetti di tutela di quei territori e di promozione delle loro peculiarità proponendo un apposito provvedimento legislativo. Quando all’inizio abbiamo accennato al camuffamento intendevamo che nella proposta si può leggere un sottofondo politico, ma anche organizzativo, che rimandano alla possibilità di tornare ad immaginare di nuovo la creazione e la istituzione di strutture programmatiche e gestionali che se non più Comunità Montane magari le somiglino, ma opportunamente “rivedute e corrette”. Correggendo di pari passo anche la mentalità degli amministratori regionali sperando che allarghino il proprio orizzonte mentale e concepiscano il valore e le funzioni delle deleghe come atto di democrazia partecipata. La Montagna: oltre ai comuni anche le località. Su tutte Campitello e Capracotta. Fatta salva la implicita soddisfazione del sindaco di Capracotta per ciò che riesce a movimentare con celebrazioni dello Sci Club e convegni tematici (l’ultimo sul clima), siamo ai verbi difettivi. Siamo cioè ai prodromi della sopravvivenza non certo alla maestosità dello sviluppo e della crescita. Su queste premesse, su queste oggettive situazioni di stallo, sulle negatività della politica regionale che ha abbandonato i territori montanti a se stessi, la proposta di legge firmata Di Lucente, Micone e D’Egidio prende dimensioni politiche definite e contenuti specifici interessanti (il Parco nazionale del Matese, la lotta alle pale eoliche, la programmazione di una economia montana, la salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio eccetera eccetera). Conoscendo però i tempi e le cadenze amministrative della Regione abbiamo il sospetto che la proposta avrà un percorso lungo e tormentato prima di arrivare a capire se abbia fatto presa o meno sulle coscienze degli amministratori di Palazzo D’Aimmo notoriamente adusi a non guardare oltre il proprio naso.

Dardo

 

Di admin

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