Home / Politica / Per grave inadempimento degli obblighi contrattuali, il Comune di Campobasso è stato condannato a pagare oltre due milioni di euro alla Società di trasporto urbano (ma se il Comune piange, la Regione Molise non ride)

Per grave inadempimento degli obblighi contrattuali, il Comune di Campobasso è stato condannato a pagare oltre due milioni di euro alla Società di trasporto urbano (ma se il Comune piange, la Regione Molise non ride)

Il Terminal delle autocorriere a Campobasso da oltre 20 anni è un indistinto di carenze tecniche e amministrative, di dubbi di legittimità, di vizi di legalità, tenuto in esercizio per virtù dello spirito santo (incarnato negli organi e negli organismi che pur essendo di controllo, non ci mettono mano). Opera pubblica costata alcuni miliardi, da oltre 20 anni non può essere considerata conclusa, collaudata, validata nella sua totale e piena agibilità. Difatti manca dell’uso della biglietteria, della sala di attesa, degli impianti igienici, della scala mobile; gli autobus di linea arrivano, sostano, e partono senza pagare il pedaggio; di notte e di giorno si può entrare ed uscire indisturbati (manca la sorveglianza). Non soddisfatta di essere una struttura pubblica malridotta e malgestita, nei giorni scorsi il Terminal ha assunto anche la funzione di Bancomat per la Società Esercizio Autoservizi Comunali (Seac) autorizzata dal consiglio comunale dell’11 luglio 2019 a prelevare 2.266.314,70 di euro dalle casse comunali, s’intende. Immaginiamo l’umore del sindaco Gravina cui è toccato di avallare il grave inadempimento del Comune che ha determinato la risoluzione del contratto di affidamento in concessione della gestione dell’impianto sottoscritto dalla Seac il 15 luglio 2005, e del consiglio nel riconoscere il debito fuori bilancio. La Corte d’appello di Campobasso, con sentenza numero 650 del 2012, ha condannato l’amministrazione comunale a risarcire la Seac del danno emergente, del lucro cessante, degli interessi e delle spese legali, il tutto generato dal grave inadempimento degli obblighi contrattuali da parte dell’amministrazione di Palazzo San Giorgio. Di fronte ad una situazione del genere il cronista ha solo l’imbarazzo della scelta dell’aggettivo giusto per qualificare l’accaduto e per commentarlo. L’imbarazzo, in questa circostanza, è davvero notevole per l’entità amministrativa, per l’entità del risarcimento, per l’entità delle inadempienze che faranno certamente capo a qualcuno, ma che in quella sorta di falansterio cui s’è ridotto il palazzo municipale è difficile risalire. Tant’è che in questa, come in altre circostanze simili, sempre in veste di ente soccombente, il Comune di Campobasso non ha mai avviato un procedimento di responsabilità a carico di chi si sarebbe reso autore di inadempienze, errori e omissioni. Tutto scorre, tutto si sana nella indifferenza generale all’interno del Palazzo e fuori di esso, e nell’opinione pubblica locale. Che non s’accorge che i 2.266.314,70 di euro alla Seac, per gravi inadempienze amministrative e procedurali di coloro (amministratori e strutture interne) tenuti a valutare, seguire e attuare correttamente gli atti, le concessioni e i contratti sono soldi sottratti dalle tasche dei cittadini. Se qualcuno prendesse la briga di andare ad analizzare e a quantificare i debiti fuori bilancio, s’accorgerebbe che il caso eclatante della Seac e solo uno dei tanti. E tutti lasciati passare approvati e, di fatto, sanati. Con un codazzo di impunità. Milioni di euro dilapidati che assurdamente portano a giustificare finanche la battuta storica del già sindaco Di Bartolomeo che entrando in esercizio a Pazzo San Giorgio si disse nella impossibilità “di comprare finanche un gelato”. Casse vuote, evidentemente, grazie anche a questi salassi per “grave inadempimento degli obblighi contrattuali”. Ma se il Comune di Campobasso piange, la Regione Molise non ride. Ancora un Tribunale, in questo caso il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche presso la Corte d’Appello di Napoli, con sentenza numero 3338/2014 del 22 luglio 2014, ha accolto la domanda presentata da Luigi Pompeo Baranelli più altri 25 per il risarcimento dei danni nei confronti della Regione Molise, della Regione Puglia e del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, subiti in quanto proprietari e coltivatori diretti dei fondi in agro del Comune di Colletorto (CB) e nelle contrade “Bufalara”, “Isca dei Rossi”, Iscacorta”, “Fortore” coinvolte nella notte tra il 5 ed il 6 marzo 2005 dallo straripamento del Fiume “Fortore” nel quale, “in occasione di precipitazioni piovose, dall’invaso della Diga di Occhito, gestita dal Consorzio della Bonifica della Capitanata……era stata fatta defluire nell’alveo del Fortore un’enorme quantità di acqua che si è riversata con forza inaudita sui fondi degli esponenti tanto da distruggere completamente le colture, le strutture irrigue, le serre e quant’altro utile alla coltivazione”. Il Tribunale, con la sentenza citata, ha pertanto condannato la Regione Molise al pagamento a titolo risarcitorio, in favore dei ricorrenti, della somma iniziale di 438.238 euro oltre la rivalutazione monetaria e gli interessi legali, condannando altresì la Regione Puglia e la Regione Molise al pagamento delle spese di lite, per un totale di 634.916,92 euro a carico della Regione Molise. Provvedimento del direttore del Servizio Avvocatura della Regione Molise, Alberta De Lisio, del 17 luglio 2019. A quanto pare, creare e pagare danni è la più assidua e fertile attività pubblica nel Molise.
Dardo

Di admin

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