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Nuove strategie di sviluppo del Mezzogiorno

di Massimo Dalla Torre

Nuove strategie di sviluppo del mezzogiorno questo è quanto ci si prefisse se si vuole il rilancio di questa porzione di Paese. A tal riguardo il governo italiano qualche anno fa portò all’attenzione delle istituzioni europee le iniziative avviate nel Sud dando conto dell’attuazione degli impegni assunti sul rilancio di questa area della Nazione. Il piano presentato il cui leitmotiv era basata sull’azione-coesione prevedeva quattro aree di intervento con un impegno finanziario di 3,1 miliardi di euro tant’e’ che alcuni presidenti di regione del Mezzogiorno siglarono un piano d’azione-coesione che non attribuiva nuovi fondi alle regioni meridionali, ma serviva a usare meglio quelli assegnati. In particolare 3,1 dei 26 miliardi di euro che le regioni dovevano spendere negli anni. Obiettivo del piano d’azione, al quale aderirono anche Abruzzo e Molise, era utilizzare interamente i fondi strutturali, concentrando gli investimenti in settori ad alto impatto socioeconomico, sostenendo nel contempo l’occupazione dei lavoratori maggiormente colpiti dagli effetti della crisi: in questo modo si poterono ricollocare 3,1 miliardi di euro. In particolare, fu prevista la riprogrammazione all’interno dei programmi regionali per un importo di 1,5 miliardi di euro così ripartiti: scuola 974 milioni di euro; agenda digitale 423 milioni; credito per l’occupazione 142 milioni. Inoltre, venne autorizzata la costituzione di un fondo da 1,6 miliardi di euro a favore di investimenti su reti e nodi ferroviari, che portò a circa 6,5 miliardi l’insieme dei finanziamenti a disposizione delle ferrovie nel sud. Con il via libera al piano d’azione non solo venne rispettato l’impegno preso dal nostro Paese con l’Europa ma venne soddisfatto il requisito essenziale per l’attuazione della deroga al patto di stabilità interno prevista, che prevedeva un importo di 1 miliardo di euro all’anno. Cosa  che trovò piena coesione e intesa all’interno dell’aula di Montecitorio non sempre in linea con le Istituzioni Europee che spesso e volentieri stringono i cordoni della borsa.

 

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