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NON ESISTONO GIORNALISTI DI SERIE B

di Massimo Dalla Torre – giornalista pubblicista di serie B anzi di serie D

 

Con questo titolo potremmo chiudere l’articolo invece, consentiteci di dire la nostra su quanto è accaduto nella serata di ieri in occasione dell’arrivo in città per la campagna elettorale per le amministrative del 26 maggio del vice premier Luigi Di Maio, giggino per gli aficionados, uomo di punta, a seconda come lo si vuole vedere, del movimento cinque stelle i cui ispiratori sono il comico genovese Beppe Grillo e l’ideologo per antonomasia Casaleggio. Visita “deturpata” dall’esclusione nel parterre di molte testate giornalistiche non ci si venga a raccontare il contrario, da chi ha violato il pluralismo dell’informazione. Il quale, ha visto privilegiare solo ed unicamente “i soliti noti” che, non curanti di quello che accadeva al di fuori dei cordoni di sicurezza, hanno portato in redazione il prodotto finto. Sul modo bislacco di portare avanti i rapporti con una parte della stampa, ribadiamo non tutta, perché ci sono i bene accetti, stendiamo un velo pietoso di silenzio anche perché ancora una volta il mondo dell’informazione locale è stato nuovamente diviso in serie A e serie B se non addirittura serie D. Un mondo in cui chi non ha determinati requisiti è escluso automaticamente dalla categoria di chi ha il diritto-dovere d’informare su quanto accade o non accade nella regione. Un mondo che, nell’assurdità della questione, vede contrapposte forze politiche, organizzazioni di categoria, forze più o meno oscure che sono dedite al gioco dei quattro cantoni – leggasi articoli precedente pubblicati in materia.   Un mondo talmente strano che un tempo aveva l’epiteto di “quarto potere”, senza sapere che, se c’è un potere, è quello degli altri e non quello di chi cerca con il proprio lavoro di portare “luce” dove il “buio” alberga perennemente. Con questo consentiteci di spezzare una lancia a favore di chi cerca di razionalizzare un settore dove molti, moltissimi danno la parola e corpo alle idee di chi non può o non ha la forza di esternare il proprio pensiero; prova ne sia lo scontro quotidiano che leggiamo sulle testate, che, si fa sempre più duro. Da operatori dell’informazione ci permettiamo di affermare che quello che scriviamo lo facciamo con forza perché, operiamo volontariamente e senza alcun ritorno economico, tant’è che troviamo assurdo che si debba “escludere” chi quotidianamente cerca di portare a conoscenza dei cittadini quello che accade specialmente nei centri del potere. Non crediamo giusto che si debba precludere a chi informa la possibilità di fare il proprio lavoro e non ha la fortuna di avere le cosiddette chiavi del “cuor di Federico”. Non crediamo giusto che si penalizzi chi ogni giorno, nel silenzio più assordante cerca di portare in redazione un prodotto rimettendoci spesso e volentieri di tasca propria. Non crediamo giusto che si confermi un detto locale: “Non lo sai che ci sono fatti la buona nominata e vanno a scassando le chiese”. Vedete, quello che stiamo vivendo sulla nostra pelle è un momento tragico che, non ha nessun nesso logico. Un momento di scontro tra poteri forti, anzi fortissimi, che sono assolutamente estranei al nostro mondo. E’ vero che molti hanno riveduto e corretto l’area del Rigoletto di Verdi ossia: giornalisti vil razza dannata, ma è anche vero che per il “capriccio” di qualcuno che, si sente tirato in ballo, si condannino tante persone che fanno l’informazione, quella vera, quella scevra di orpelli, quella libera, anche se questa parola è un optional. Non è concepibile che si cancelli la conquista sancita dalla legge delle leggi: la Costituzione che garantisce libertà di stampa e di pensiero; ma questo a chi celebra ipocritamente tutti i giorni le esequie di una certa stampa non interessa perchè è bene che quest’ultima sia esclusa e non metta in piazza l’incongruenza di un sistema che, visto lo stato delle cose, non rappresenta nessuno, specialmente chi ci mette la faccia, in questo caso la firma.

 

 

 

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