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“No alla regionalizzazione scolastica”

I sindacati scuola tornano ad esprimere il loro più netto dissenso riguardo la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni. Si tratta – sostengono Cgil, Cisl e Uil – di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. I diritti dello stato sociale, sanciti nella Costituzione in materia di sanità, istruzione, lavoro, ambiente, salute, assistenza, vanno garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali. La scuola non è un semplice servizio – chiudono i sindacati confederali – , ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

Di admin

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Un Commento

  1. Il sindacato ha ragione su tutto tranne che , specie per gli istituti professionali, una maggior attenzione a quei corsi che sono ” vocazionale ” per i territori ” cioè il fatto di privilegiare quei corsi che meglio si connettono con le attività prevalenti delle varie zone e che permettono agli studenti di trovare più facilmente sbocchi lavorativi in loco ,anzi cercare con idonei contatti con le attività produttive di inserire nei curricoli saperi che diventino prerequisiti a determinati sbocchi. Tuttavia questo , a mio avviso può rientrare nell’ambito delle scelte dei piani di offerta formativa dei singoli istituti senza inficiare minimamente ciò che attiene all’ambito statale dell’organizzazione scolastica generale. Non si può essere insegnanti e/o studenti di serie A, B, C ecc. solo in base al luogo di residenza andando contro i principi fondamentali della Carta Costituzionale . Se il ruolo docente è unico non ci possono essere discrepanze di trattamento economico (anche se le regioni o province a statuto speciale attuano qualcosa del genere, giustificandolo spesso con questioni territoriali di confine) e la valenza dei diplomi deve essere identica

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