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Nella politica molisana il diktat è l’ipocrisia

di Massimo Dalla Torre

Uno dei lati oscuri del fare politica specialmente nel Molise è l’ipocrisia. Parola che viene dal Greco “ὑποκρίνομαι” che tradotta significa “fingere” che è, la qualità della persona che cerca di far passare per buone tesi che in pratica non reggono. Lato che in politica è una non dote, parola poco appropriata, ma essenziale se si vuol scalare indenni le pareti di una montagna impervia e piena di insidie. Ipocrisia che, tornando ai fatti di casa nostra, è venuta fuori anche in questi ultimi periodi in merito alle fibrillazioni che si registrano all’interno delle compagini che si apprestano a sfidarsi in vista delle elezioni di primavera cui ampiamente è stato scritto. Compagini sempre più a soqquadro che mostrano una vicenda che vede, anche se tutto è ancora avvolto dalle nebbie, un rimescolamento delle carte il che sotto certi aspetti è già avvenuto. Questione spinosa che, non permette assolutamente, una vita facile in questo scorcio di legislatura ai vari signori di palazzo. Situazione che, sotto certi aspetti, è alquanto fuori dalle regole dei partiti che da tempo soffrono della sindrome che, in dialetto si traduce: “ammntunam tutto”, ecco il perché “dell’ipocrisia” che si palesa nella sua più deleteria accezione soprattutto nelle dichiarazioni che tediano i molisani. Situazioni che assumono sempre più i connotati dell’arrampicata sugli specchi o della “menata del can per l’aia” da parte di chi cerca di dare spiegazioni, a nostro modesto giudizio farraginose, su come andrà a finire la questione “alleanze”. Fortunatamente gli altarini si vanno scoprendo ogni giorno di più e di conseguenza la farsa targata “volemose bene” sta perdendo di attendibilità. Un giochetto inutile perché è come chiedere all’acquaiolo: se l’acqua che vende in estate è fresca e disseta. Ecco il perché dell’ipocrisia che, ora più che mai, pone in cattiva luce chi si è detto pronto a sposare cause condite con abbondanza di parole, parole, parole. Un qualcosa che, tristemente maschera, e manco tanto bene, gli imbarazzi dell’intero parterre politico che, allo stato dei fatti, non da alcuna indicazione su come si vuole portare a termine il proprio mandato. Il quale, fino a questo momento, e non si dica il contrario, ha scalzato e distrutto il lavoro fatto in precedenza. Questa è l’analisi cruda dei fatti che ci auguriamo non abbia quale epilogo gli scrupoli del tarlo che, dopo aver rosicchiato l’intera croce di Cristo, quando arrivò ai chiodi, disse “mamma mia che cosa ho combinato”.

 

 

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