Home / Politica / Nel confronto sull’autonomia differenziata il Molise (con Toma) è il classico vaso di coccio tra vasi di ferro.  Problema grave per l’unità del Paese

Nel confronto sull’autonomia differenziata il Molise (con Toma) è il classico vaso di coccio tra vasi di ferro.  Problema grave per l’unità del Paese

Le autonomie regionali differenziate chieste a gran voce dalle Regioni ricche ed egoiste (Lombardia, Veneto, Emilia/Romagna tra le più accanite) sarà il prossimo nodo gordiano del governo centrale e delle stesse Regioni, col rischio di mandare in tilt sia l’uno che le altre. Una volta superate le elezioni europee del 26 maggio prossimo, il nodo comunque dovrà essere sciolto e saranno guai parlamentari. Guai per le Regioni del Sud e per quelle come il Molise che sono sussidiarie e non contano nulla, costrette ad agganciarsi al carro di coloro che, prima di cedere il passo alle corazzate del Nord, intendono garantirsi un minimo di sopravvivenza perorando equilibrio, equità, solidarietà. Ciò che si annuncia sarà pertanto un passaggio storico come lo è stato, coi danni che sono seguiti, il Titolo quinto della Costituzione. Autonomia: parola che in bocca ai ricchi equivale ad ulteriore ricchezza; in bocca ai meno ricchi, ai poveri per meglio dire, equivale a maggiore povertà. L’Italia rischia di dividersi più e ancora di quanto sia divisa e i primi segnali sono eloquenti, coll’aggravante della demagogia dall’una e dall’altra parte dei contendenti. Dal resoconto del recente incontro delle Regioni con il governo sull’autonomia differenziata, la rappresentazione delle differenze  tra Nord e Sud, tra coloro che chiedono sempre maggiore autonomia e coloro che la vorrebbero, ma non possono per evidente carenza di risorse autoctone e classe dirigente e amministrativa, e coloro che non la chiedono affatto, è particolarmente chiara e significativa. Nel concerto delle voci,  è stata registrata anche quella (flebile purtroppo) del presidente del Molise Donato Toma che, rivolto alla ministra Stefani, ha sussurrato: “”Oggi ognuno ha avuto l’occasione di dire la propria opinione e di questo va dato atto al ministro. La Regione Molise non chiede autonomia (e come potrebbe col deficit di occupazione, di  produzione, e col buco della sanità) ma chiarezza di percorso e chiede la perequazione infrastrutturale rispettando le legittime attese di chi vuole l’autonomia differenziata. Vorremmo un piano per il sud per consentirci di avere infrastrutture e svilupparci. Non siamo contrari all’autonomia, ma vorremmo chiarezza sui pre-requisiti”. Una lezione di come barcamenarsi, in attesa degli sviluppi della vicenda e delle relative strategie. Una lezione di come si può stare in piedi appoggiandosi agli altri. D’altronde, quale altra possibilità può essere data a una Regione fanalino di coda di tutte le statistiche nazionali e primatista nel taglio ai servizi sociali e assistenziali e nella comprovata incapacità a utilizzare nei tempi canonici le risorse finanziarie statali ed europee? Di tutt’altro spessore l’intervento del presidente del Veneto Zaia: “”L’autonomia differenziata è un treno che non si ferma più, 17 Regioni su 20 hanno chiesto un percorso di autonomia o lo hanno già avviato. Pensare che il futuro di questo Paese non sia l’autonomia, vuol dire essere fuori dal mondo”. Il presidente della Lombardia Fontana: “L’autonomia differenziata è la strada giusta per cercare di rendere efficiente il Paese. Pertanto, il Parlamento può sicuramente discutere, intervenire proponendo una sorta di cornice entro la quale stare, ma non prescindere da questa intesa”. Per il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, risulta necessario definire prima i fabbisogni standard, i costi e le ricadute sul bilancio dello Stato e delle regioni, inoltre sta maturando l’esigenza di un dibattito parlamentare vero e preventivo. “Noi non alimenteremo mai contrapposizioni tra nord e sud, sarebbe ridicolo e volgare alimentare conflitti territoriali, da noi sempre un grande spirito nazionale”. Per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “non è arrivata nessuna indicazione da parte del Governo sull’autonomia differenziata, un tema intorno al quale c’è divisione tra le Regioni, dentro il Parlamento e nel Paese. Divisioni che non consentono di prendere una decisione su un tema così importante. Quindi l’auspicio che ci sia uno stop di questa procedura. E soprattutto che le Regioni possano presentare un loro progetto condiviso, e quindi offrire al Parlamento una visione condivisa, che consenta a questa vicenda di non paralizzare il Paese”. Le parole del ministro Stefani: “Oggi è stato fatto un passo avanti: ho invitato i presidenti delle Regioni per parlare dell’autonomia differenziata, il dibattito deve entrare nella sua sede naturale. Stiamo attendendo che il Parlamento decida l’iter da affrontare, al quale sono totalmente aperta. Il dibattito parlamentare per me è fondamentale sia prima della firma dell’intesa che nella fase successiva. L’operazione deve essere il più possibile condivisa”. Il Paese è diviso: c’è chi vuole l’autonomia differenziata, chi non la vuole e chi dice stop agli uni e agli altri.

Dardo

 

Di admin

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