Home / Politica / Molise Acque Molise costretta a riassumere un lavoratore. Per i lavoratori della Gam di Boiano, dello Zuccherificio di Guglionersi e dell’Itr di Pettoranello più che i tribunali dovrebbero “sentenziare” gli amministratori regionali

Molise Acque Molise costretta a riassumere un lavoratore. Per i lavoratori della Gam di Boiano, dello Zuccherificio di Guglionersi e dell’Itr di Pettoranello più che i tribunali dovrebbero “sentenziare” gli amministratori regionali

Mancava all’Azienda Speciale Regionale Molise Acque Molise una sentenza di condanna del tribunale, in sede d’appello, in materia di lavoro. Per la serie “non ci facciamo mancare niente”, eccola servita. Una sentenza che l’Azienda si riserva di contrastare in Cassazione, ma frattanto è tenuta a darle esecuzione. Pertanto s’è vista costretta a riammettere il signor Luciano Ciccone nel posto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, nella categoria B, profilo professionale “Tecnico” e relativa posizione economica. A Ciccone era capitato, come spesso capita in giro nel mondo del lavoro (si tratti pubblico e/o privato non fa differenza), di essere licenziato con sentenza 330/17 (Registro generale 98/2015) del tribunale di Campobasso, giudice Laura Scarlatelli, che aveva rigettato il suo ricorso inteso alla declaratoria di illegittimità dei contratti di somministrazione che lo avevano interessato, condannandolo al pagamento delle spese di lite in favore dell’Azienda. La Corte d’appello di Campobasso, in riforma della sentenza di primo grado, ha così stabilito: «…..dichiara la nullità del termine apposto ai contratti di lavoro intervenuti tra le parti fino al 31.12.2013 e l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con la decorrenza dal 20.10.2010; condanna Azienda Speciale Regionale Molise Acque alla riammissione nel posto di lavoro dell’appellante e al pagamento in favore dello stesso, a titolo di risarcimento del danno, di una indennità pari a 3 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre interessi e rivalutazione dalla data della presente sentenza al soddisfo; condanna dell’appellata alla rifusione delle spese del doppio grado di giudizio in favore dell’appellante, che liquida in 3.500 euro oltre rimborso forfettario spese generali, nella misura del 15% degli onorari ed accessori di legge». Crediamo che il signor Ciccone abbia brindato leggendola la sentenza, e si sia convinto che la Giustizia nei suoi vari gradi di giudizio è in grado di correggere e di correggersi. Al cronista pertanto non rimane che annotare come sia possibile in questa transizione storica di globalismo, di precarizzazione selvaggia, di crisi economica endemica, di delocalizzazioni strumentali e di licenziamenti facili, in tanto frastuono, cogliere una sentenza che reintegra il lavoratore, lo salvaguarda da una possibile sopraffazione, da una interpretazione oltremodo per lui penalizzante. E’ vero, rimane intonso il giudizio della Cassazione, ma frattanto il lavoratore Ciccone torna al suo posto. E per un’Azienda regionale in regime commissariale, contrassegnata da una serie di vicende tecniche e amministrative che ne hanno intaccato l’immagine, costretta da una sentenza a riassumere un dipendente precedentemente licenziato, rimane purtroppo intatto il dato molisano delle centinaia di lavoratori della Gam di Boiano, dello Zuccherificio di Guglionesi e dell’Itr di Pettoranello per i quali non c’è tribunale né sentenza che possa loro restituire il diritto costituzionale al lavoro. Per loro, più che i tribunali in termini di giustizia, in termini di equità sociale dovrebbero “sentenziare” gli amministratori regionali. Potrebbero, se fossero convinti e determinati nel dare esecuzione ai progetti e ai finanziamenti di cui dispongono e che mirano alla ripresa dell’economia, alla incentivazione dell’iniziativa privata in forme associate e/o autonome di cui potrebbero avvalersi i lavoratori di Gam, Zuccherificio e Itr, invece di sprecarsi in sterili polemiche sulle presunte iniquità politiche dell’assessore Mazzuto o sulle “performance” dialettico/spettacolari delle Aide Romagnuolo e delle Filomene Calenda. Finanche l’incombenza di una crisi su queste stupide querelle pare voglia prevalere sulla urgenza di creare e dare lavoro, di investire le risorse finanziarie, di amministrare concretamente, in ultima analisi. Dinanzi a questo sterile permanere della inattività regionale la cronaca non può non esaltare la sentenza pronunciata in favore di un lavoratore licenziato indebitamente e debitamente fatto riassumere. A leggerla anche con un diverso registro interpretativo si potrebbe aggiungere che la sentenza del tribunale, dando ragione al lavoratore condanna la politica.
Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. Maria Giulia Castaldi

    Quando passo davanti allo zuccherificio, ho un tuffo al cuore. Itierre e Gam: idem. Ci sarà un redde rationem, e riderà bene chi riderà ultimo.

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