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Lo sfascio della nostra sanità è tutto molisano

Riceviamo e pubblichiamo

Caro Dardo,

scrive oggi il sindaco: “Come cittadino, come sindaco di Campobasso e presidente della Provincia di Campobasso, mi auguro che saranno rivisti i Programmi Operativi Straordinari, mi auguro che si individuino soluzioni per le patologie tempo-dipendenti e mi auguro che tutto il comparto possa ritrovare la fiducia dei cittadini ed offrire un servizio di qualità a tutta la popolazione soprattutto in un ospedale, il Cardarelli, che deve avere centralità e valenza per la popolazione di Campobasso come per tutta la regione”. Ma dov’era il sindaco di Campobasso, Antonio Battista, quando la Regione approvava i Programmi Operativi straordinari? Dov’era il sindaco di Campobasso quando l’ospedale Cardarelli veniva manomesso fino a renderlo come un’encefalogramma piatto? Forse, era distratto dal fatto che la Giunta regionale fosse della sua stessa parte politica. Non a caso, solo tanto fumo dal Consiglio comunale tenuto a Campobasso con la presenza dell’allora presidente Frattura.

Un infermiere dell’ospedale Cardarelli

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Lo sfascio della nostra sanità ha una matrice tutta nostra, cioè tutta molisana. E’ storia. I presidenti della Regione Molise e commissari ad acta Michele Iorio e Paolo di Laura Frattura ne sanno qualcosa. Sanno come e perché s’è creato la voragine finanziaria che ha imposto il rientro coatto dal debito, e sanno a quali logiche clientelari privatistiche la sanità pubblica ha dovuto sottostare. La sanità: un pozzo di san Patrizio, e gli attingimenti non si contano nella loro varietà tecnica e professionale. Non paghi del danno creato e della scarsa propensione (oltre che capacità) a porvi rimedio, gli uomini della casta politica molisana che con la sanità hanno fatto colazione, pranzo e cena vorrebbero che lo sfascio e le clientele privatistiche continuassero ad essere una loro prerogativa. Ne rivendicano con forza la titolarità (Toma commissario ad acta o morte!) appellandosi al voto popolare che, nonostante le malefatte, gli errori, le penalizzazioni imposte alla salute e alla qualità della vita dei molisani, stranamente li ha ancora una volta eletti sebbene molti di loro siano passati da destra a sinistra e da sinistra destra quasi fosse un elegante esercizio intellettuale e non la più deleteria della manifestazioni della cupidigia di potere.  Su questa premessa, gentile lettore del nostro giornale online, la sua lettera e le sue valutazioni sono il sigillo della verità: particolarmente incisiva l’immagine dell’ospedale Cardarelli come un corpo umano con l’encefalogramma piatto! Cosa dire di più. La sua voce di dentro – va da sé – contrasta in maniera irridente con le voci di fuori tra cui quella del sindaco Battista (ma non è il solo ad essersi espresso con una severità e un piglio inusitati non appena è stata resa nota dal Governo di Roma la nomina di un commissario e di un sub commissario straordinari alla sanità molisana). Il coro delle voci esterne, diciamolo, è particolarmente stonato, distorto, con un sottofondo rancoroso che lo depone di fatto nelle espressioni infelici della politica nostrana fatta di piccole cose e di personaggi in sedicesimo. Altrimenti, con la caterva di fondi, contributi, sussidi e finanziamenti ottenuti, il Molise (poco più di trecentomila abitanti) sarebbe dovuto  essere un’appendice in terra dell’Eden. Invece è una sorta di succursale infernale: disoccupazione giovanile al 12 per cento, aziende in crisi, lavoratori in cassa integrazione, altri in mutande, il servizio sanitario pubblico mutilato nei servizi e avvilito nel personale, liste d’attesa chilometriche, rientro dal debito a tappe forzate, concessioni e convenzioni ai privati ad libitum, isolamento viario e ferroviario, inquinamento fino al paradosso di sospetta epidemia cancerogena nella Piana di Venafro, discariche a cielo aperto, impoverimento idrico in favore di Puglia, Lazio e Campania senza contropartita.  Dulcis in fundo, i Programmi Operativi Straordinari, quelli che hanno sfasciato la sanità, cui nella sua lettera allude, sono il paradigma di una stagione politica e amministrativa che ha generato danni incalcolabili che si vorrebbero perpetuare nel segno della continuità politica e gestionale (dopo Iorio Frattura e dopo Frattura Toma) e che, al contrario, il governo di Roma s’è detto deciso a rivedere, controllare, correggere e ribaltare. Abbassamento dei tempi di attesa  per gli esami clinici, rientro dal debito e revisione delle convezioni esterne: la sanità deve essere di nuovo radiografata e se non sarà sufficiente bisognerà ricorrere alla Tac di ultima generazione. Nel caso, a un commissario ad acta laureato in medicina  e generale di Brigata della Guardia di Finanza  (Angelo Giustini) e ad una sub commissaria (Ida Grossi) altrettanto laureata in medicina e ampia esperienza sul campo. Poveretti, però, non vorremmo essere nei loro panni.  Antonio Battista, Donato Toma (che ha dichiarato che l’intera questione della sua mancata nomina a commissario ad acta è allo studio dei suoi (!) legali per le iniziative da intraprendere) e i corifei che lo sostengono, si sono detti sul piede di guerra, pronti a metterli con le spalle al muro. Non gli verrà perdonato alcunché, specie se dovessero azzardarsi a ridurre le liste d’attesa, a migliorare i livelli essenziali di assistenza sanitaria e a rivedere le convenzioni esterne. E, soprattutto, a ridare dignità e funzioni alla rete ospedaliera pubblica.

Dardo

Di admin

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