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La strana vicenda del ballottaggio. Politicamente Campobasso ha fatto ridere l’Italia

Grande è stata la confusione sotto il cielo di Campobasso all’indomani delle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del sindaco. Il capoluogo del Molise appartiene ormai di diritto alla cronoca nazionale per fatti ed episodi che sfiorano, quando non vi scadono, il ridicolo, dando delle vicende di cui si rende oggetto di attenzione il lato meno nobile: dilettantismo, impreparazione o, se si vuole, improvvisazione che hanno contrassegnato la faticosa, lunga e, per taluni aspetti, poco edificante definizione di chi, tra il sindaco uscente Antonio Battista e il concorrente dei 5 Stelle, Roberto Gravina, sarebbe dovuto andare al ballottaggio con Maria Domenica D’Alessandro candidata del centrodestra. Con una serie di numeri, dati, comunicazioni tra loro contraddittori dettati dal Comune e dalla Prefettura, l’ha spuntata Gravina, relegando al terzo posto Antonio Battista che, ad onor del vero, quando ormai prossima la conclusione dello spoglio delle schede elettorali, avvertendo la sconfitta, aveva avuto il buongusto di congratularsi con chi lo avevano sconfitto. Un gesto di correttezza e di signorilità che confermano Battista personaggio di buona creanza cui, tra l’altro, va dato l’onore delle armi per essersi battuto con tutte le sue energie, nonostante il Pd della gestione Facciolla (sconfitto sonoramente nella roccaforte di San Martino in Pensilis) lo avesse ampiamente danneggiato nella fase pre-elettorale mettendolo in forse, creandogli intorno un alone d’incertezza, per poi, in assenza di una valida alternativa, recuperarlo e proporlo di nuovo alla città. Né gli sono state di aiuto le liste a sostegno, ispirate da Augusto Massa e da Felice Di Donato. Né, aggiungiamo, è stata una mossa strategica azzeccata quella di mettere mano ad interventi di manutenzione del manto stradale e del verde pubblico (centinaia di alberi piantumati) nei giorni immediatamente precedenti l’apertura delle urne. Alle critiche consolidate che hanno riguardato la scarsa attività amministrativa (nessuna opera infrastrutturale, nessuna iniziativa di ampio respiro), l’oggettiva dequalificazione urbanistica ed edilizia (abbandono della cittadella dell’economia, silenzio sul disastro della seconda piscina comunale e sulla sede unica regionale, l’autorizzazione a fabbricati in dispregio delle norme e del regolamento edilizio), è stato gioco facile aggiungere critiche per la rimessa a nuovo di alcune strade e del verde pubblico come specchietto per le allodole. Gravina quindi al ballottaggio. La notizia è l’unica nel buio elettorale dei 5 Stelle in Italia e in Europa a confortare Di Maio, Grillo e Casaleggio. Dovesse vincere, gli verrà data una medaglia al merito. Non sarà facile. Maria Domenica D’Alessandro ha una corazzata a sostegno e la sua personalità di donna in carriera. La novità di genere le dà certamente una mano. Le due settimane che avranno a disposizione per raccogliere il primato saranno decisive a entrambi per esplicare sul piano personale le loro migliori qualità caratteriali, culturali, etiche e morali. Sul piano politico e programmatico varranno i rispettivi programmi che finalmente saranno resi noti, illustrati, e fatti comprendere. Gravina ha il vantaggio di essere stato a Palazzo San Giorgio sulle barricate, all’opposizione, propenso a studiare i problemi e ad approfondirli. Vorrà sicuramente guardare avanti e farsi forte della visione post-ideologica e pragmatica del Movimento per abbattere i condizionamenti esterni, per tenere lontane le pressioni clientelari, per scongiurare i potentati politici ed economici, e traguardare una città in progresso: volitiva, partecipe, convinta, desiderosa di rendersi pulita, essenziale, ordinata, sostanzialmente moderna. La D’Alessandro deve dimostrare di avere coscienza e conoscenza della città, dei pregi, dei difetti, delle necessità, delle urgenze, delle prospettive di capoluogo di regione e centro direzionale, potendo contare – almeno lo spera – della vicinanza politica e amministrativa della giunta e della maggioranza regionali. Ha il problema dei consiglieri riciclati che per loro stessa natura politica pongono seri problemi di coerenza e di coesione. Per entrambi, l’obiettivo è non tradire le attese.
Dardo

Di admin

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