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La Regione Molise in cifre:  678 dipendenti. 117 posti risultano liberi e disponili

In una precedente corrispondenza abbiamo fatto cenno al Piano triennale di prevenzione della corruzione e trasparenza sottolineando l’enorme presenza di riferimenti legislativi normativi, referenziali che ne fanno una lettura pesante, oltre che arzigogolata, mentre sarebbe opportuno che fosse una lettura semplice, veloce, essenziale, da cui prendere atto che la Pubblica amministrazione è un’area tra le più esposte ai tentativi corruttivi, e un Piano che si fa carico di contrastare il fenomeno, più che quella messe di riferimenti legislativi, normativi e referenziali, avrebbe bisogno di una fitta rete di controlli e di verifiche e, naturalmente, di sanzioni. Il Ptpct (questa e la sigla completa del Piano) è preordinato, cioè serve a individuare le aree a rischio di corruzione all’interno dell’amministrazione regionale, anche raccogliendo le proposte dei direttori generali, dei dirigenti, dei referenti della prevenzione della corruzione, titolari di Programmi operativi e dei funzionari coinvolti; a prevedere, per le attività ritenute maggiormente a rischio, l’attuazione e il controllo delle misure idonee a prevenire il rischio di corruzione; a definire uno specifico piano di formazione, rivolto in particolare ai referenti ed ai dipendenti chiamati ad operare in settori a rischio;  a definire gli obblighi, attraverso la comunicazione, per quanto attiene all’osservanza del Piano;  a monitorare il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti amministrativi;  a individuare specifici obblighi di trasparenza alla luce delle novità normative intervenute nel 2016. Tutte belle cose ma, ribadiamo, scarsamente verificabili sul campo nelle aree a rischio di corruzione. Ebbene, alla Regione Molise le aree a rischio corruzione sono: l’ area di acquisizione e progressione del personale; l’area dell’affidamento lavori, servizi e forniture; l’area dei provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dei destinatari privi di effetto economico diretto ed immediato per il destinatario; l’area dei provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dei destinatari con effetto economico diretto ed immediato per il destinatario (ulteriori attività e/o aree a rischio saranno aggiunte successivamente, sia alla luce della verifica sull’attuazione del primo anno del piano, sia a fronte di eventuali segnalazioni). Le attività maggiormente esposte al rischio di corruzione sono:  le attività relative alle autorizzazioni o concessioni;  la scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al decreto legislativo 163/2006 e successive modificazioni e integrazioni, e del decreto legislativo 50/2016; le  concessione e le erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati; i  concorsi e le prove selettive per l’assunzione del personale e le progressioni di carriera. Un bel pacchetto di attività cui andrebbe dedicata attenzione certosina e, soprattutto, un’efficace azione di controllo. Su questo secondo aspetto siamo alle ipotesi e non alle indicazioni fattuali, come peraltro dimostra l’assoluta assenza di casi di corruzione risalenti alla formulazione e all’approvazione del Piano dimostra. Un aspetto pratico e utile comunque il Piano appena approvato dalla giunta regionale ce l’ha. Consente di avere della Regione il quadro organico e funzionale complessivo e al lettore una conoscenza diretta della situazione, non prima di aver ricordato che gli organi della Regione, secondo quanto previsto dalla Costituzione, nonché dal Titolo II dello Statuto, sono: il Consiglio regionale, che è organo della rappresentanza democratica regionale, eletto a suffragio universale e diretto, il quale esercita la potestà legislativa della Regione;  la Giunta regionale, che è l’organo esecutivo regionale, ed esercita la direzione politico-amministrativa dell’amministrazione regionale;  il Presidente della Giunta, che è eletto a suffragio universale e diretto, ed è il vertice del governo regionale. La Regione Molise sul piano organizzativo  è composta di 4 Dipartimenti; di  1 Direzione generale della Salute e  di 5 Strutture autonome della Presidenza.  La dotazione organica è di 678 unità articolata in diverse categorie giuridiche e profili professionali, di cui:  508 di ruolo con qualifica non dirigenziale;  14 con qualifica non dirigenziale assunto con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato; 36 di ruolo con qualifica non dirigenziale, transitato nei ruoli regionali; 3 dipendenti da altre Pubbliche amministrazioni in posizione di comando presso l’amministrazione regionale. I posti che risultano ancora liberi e disponibili sono 117. Inoltre,  la dotazione organica regionale per la qualifica dirigenziale risulta composta di 43 unità, di cui: 29 di ruolo ; 2 assunti con rapporto subordinato a tempo determinato finalizzato al conferimento di incarico di funzione dirigenziale; 1 dipendente da altra pubblica amministrazione, utilizzato in posizione di distacco;  2 contrattualizzati con funzione dirigenziale apicale. Come si può vedere ce n’è per tutti i gusti (incaricati; a tempo determinato; provenienti da altra amministrazione pubblica e contrattualizzati).  La resa? È nei fatti. La Regione Molise non riesce a spendere i finanziamenti di cui è destinataria e il tasso di disoccupazione giovanile è il più alto in Italia. In compenso, se c’è corruzione, è sapientemente occulta.

Dardo

 

Di admin

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