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LA POLITICA (secondo Trilussa)

di Massimo Dalla Torre

“Ner modo de pensà c’è un gran divario : mi’ padre è democratico cristiano, e, siccome è impiegato ar Vaticano, tutte le sere recita er rosario ; de tre fratelli, Giggi ch’è er più anziano è socialista rivoluzzionario ; io invece so’ monarchico, ar contrario de Ludovico ch’è repubbricano. Prima de cena liticamo spesso pe’ via de ‘sti principî benedetti : chi vô qua, chi vô là… Pare un congresso! Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma ce dice so’ cotti li spaghetti semo tutti d’accordo ner programma”.

Abbiamo voluto prendere in prestito, di questo ce ne scusiamo in anticipo, uno dei tanti sonetti scritti dal grande Trilussa, il poeta dialettale romano che, attraverso la satira, fustigava i potenti. L’ho abbiamo fatto perché, leggendo i giornali ed ascoltando le notizie di questi giorni sulle distonie che caratterizzano i palazzi della politica molisana, ci sono venute alla mente proprio le parole del vate romano. Parole che spiegano appieno il significato della “politica”. Chi scrive, non ci stancheremo mai di affermarlo, non siamo politici e tanto meno esperti della materia. Siamo semplicemente osservatori, per giunta ignoranti, di questo pianeta che da sempre ammalia, affascina, attrae anche chi non mastica di cose inerenti alla politica. Materia che quotidianamente ci vede coinvolti e che ci costringe quando capita l’occasione, il che quasi quotidianamente, di instaurare con conoscenti, amici, colleghi lunghe elucubrazioni che alla fine portano tutte alla stessa conclusione: di non politica si può anche vivere. Vedete, quello che sta accadendo nelle stanze dei palazzi del potere è stato largamente previsto perché un detto dice che: dove ci sono molti galli non fa mai giorno. Un detto che fa da pendant con il sonetto usato in apertura di articolo che la dice lunga di come si usa la politica non per il benessere della comunità ma per mettersi in mostra. Con questo non vogliamo porre assolutamente il carro davanti ai buoi, anche perché le dichiarazioni dei dissidenti sono state sempre quelle: dalle parole ora ai fatti. Parole che sotto certi aspetti potrebbero avverarsi solo se si facesse ragionare chi avanza pretese a nostro modesto giudizio un po’ azzardate. Pretese di un posto di comando, pretese di visibilità a 360° che, comunque vadano le cose, comportano molti oneri e nessun onore, cosa che ci auguriamo si capisca una volta per tutte. Non sta certo a noi cronisti di provincia insegnare la difficile arte della politica e tanto meno dare dritte di come si deve amministrare la cosa pubblica. Una cosa però consentiteci di dirla: mettete da parte i personalismi e lavorate per il bene della comunità altrimenti il sonetto peserà sulle vostre coscienze e questo per chi si professa innovatore che ha portato a voltare pagina non è bene.

Di admin

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