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Intesa Regione- Sindacati. Tavolo permanente di lavoro e di confronto: “Se son rose fioriranno”

Finora la presidenza della Regione Molise e le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil s’erano beccate come i polli di Renzo di manzoniana memoria. Per l’immediato futuro, invece, si ripromettono di sedere allo stesso tavolo di lavoro e di scambiarsi pareri e suggerimenti su come portare fuori dalle secche della crisi economica e sociale il Molise. Il che invita i molisani ad attrezzarsi mentalmente e a tenersi desti e attenti a seguire questo ribaltamento di posizioni e di atteggiamenti e godere della buona volontà ch’è venuta fuori a conclusione dell’incontro a Palazzo Vitale del presidente Toma, dell’assessore Mazzuto, di Quintino Pallante, che veste la carica di sottosegretario all’interno della giunta, nonché dei capi Dipartimento, che sono poi, in sostanza, gli elementi determinanti e decisivi di ciò che potrà accadere, con le segreterie di Cgil, Cisl e Uil. Le varie cabine di regia istituite per cogestire la crisi, ma che non hanno gestito alcunché; il partenariato, che ha badato solo a se stesso e alla sue convenienze settoriali e compartimentali; le sedicenti intese mai portate a termine è bene che si facciano da parte. La interlocuzione diretta tra potere politico e amministrativo e potere sindacale e sociale non prevede diramazioni e dispersioni. Dritti alla meta. Ossia al disincagliamento dei programmi di sviluppo economico e sociale, e dei relativi finanziamenti. Meta che, stando alle condizioni dell’economia molisana, ai tassi di disoccupazione giovanile, all’ulteriore abbassamento della soglia di povertà, sarà ardua da raggiungere se le parti in causa non saranno in grado di estrarre dalle proprie competenze e responsabilità il meglio di loro stesse, tralasciando gli obiettivi di corto respiro e la rincorsa al consenso purchessia. Intanto, non era accaduto che Regione e sindacati si proponessero di sedere permanentemente allo stesso tavolo, ed è accaduto. Se le intenzioni sono oneste e trasparenti si sarebbe  compiuto un decisivo passo avanti. L’ incontro a Palazzo Vitale è stato breve, come riportano le cronache, ma intenso e proficuo. Con Toma a difendere gli 8 mesi di governo che a suo parere sarebbero ricchi di provvedimenti e di risultati di cui, tra i più significati8vi la “rianimazione” del Piano operativo regionale (Por) e la riapertura degli ammortizzatori sociali per i disoccupati , e i sindacalisti esentanti dal replicare punto su punto ma soddisfatti di aver ottenuto l’apertura di un tavolo permanente di confronto e di condivisione. Traguardo indubbiamente considerevole se si tiene conto della fatica che hanno dovuto affrontare prima di giungere all’incontro e alla sua conclusione. Stiamo parlando della fatica che distingue l’attraversamento di ogni forma di deserto. Quello che i sindacati hanno dovuto attraversare prima di arrivare all’incontro dei giorni scorsi è  il deserto della scarsa attenzione e della scarsa considerazione che i nuovi amministratori regionali gli hanno riservato dal primo giorno del loro insediamento. Sul tavolo appena annunciato si ammucchieranno decine di faldoni, decine di provvedimenti amministrativi lasciati a mezza strada, decine  di progetti inattuati, di bandi pubblici da emanare, di risultati statistici da analizzare provenienti dalle consulenze assegnate nei cinque anni di centrosinistra trascorsi all’insegna della dilazione, del rinvio, della tortuosità burocratica tipica della struttura organizzativa regionale, con alla testa i Dipartimenti. Due dei quali sono stati lasciati nelle mani di coloro che il presidente da 8 mesi uscito di scena, Paolo di Laura Frattura, aveva scelto tra i suoi più diretti collaboratori nel suo studio professionale (Massimo Pillarella) e nello staff della presidenza della Camera di Commercio di Campobasso (Mariolga Mogavero). Sono  Dipartimenti cardine dell’apparato regionale, per cui dipenderà da essi se ci sarà o meno una accelerazione e un cambio di passo verso l’avvio dei programmi che riguardano l’area di crisi industriale complessa; il Patto per il Molise; i Fondi strutturali europei (Fesr e Fse); l’avanzamento del Piano di sviluppo rurale; le politiche attive per il lavoro; le politiche ambientali; la viabilità a rapido scorrimento, col ripescaggio dell’Autostrada del Molise; il miglioramento della viabilità interna; il potenziamento del trasporto su gomma e su rotaia (che non corrisponde certo alla inutile Metropolitana leggera per collegare Matrice a Boiano); la razionalizzazione delle società partecipate (molise Dati, l’ex Erim….); la progressiva stabilizzazione dei precari; la rivalutazione della rete pubblica ospedaliera; la ri-contrattazione delle cessioni idriche alla Campania, al Lazio e alla Puglia;  il piano regionale di irrigazione e delle dighe artificiali; il potenziamento del porto di Termoli e la “riesumazione” del Polo intermodale; la messa in sicurezza degli edifici pubblici (in particolare gli edifici scolastici); la realizzazione della banda larga su ampia scala;  la riorganizzazione degli apparati turistici e gli altri problemi di agibilità e di crescita che si sono accumulati nel corso del tempo a causa dell’inedia regionale. In questi primi otto mesi di governo di centrodestra è stato l’appeel istituzionale a prevalere, ad offrire sorrisi presidenziali, a conferire attestazioni, a presenziare alle celebrazioni. Dal tavolo appena annunciato dovrebbe pertanto sortire un nuovo modello di attività amministrativa ed economica e un nuovo sistema di governare.

Dardo

Di admin

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