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In previsione dell’8 maggio e l’elezione del nuovo rettore dell’università. Se la politica regionale non ha niente da dire, parla chiaro e forte la Cgil

“Il Molise deve poter contare su una Università che possa contribuire a proiettare le prospettive dei suoi studenti, dei suoi lavoratori, dell’intera Regione in una dimensione  di crescita complessiva che dal <locale> guardi con lungimiranza al <globale>”. Il virgolettato appartiene a Paolo De Socio segretario della Cgil-CdlT del Molise e a Pino La Fratta della Flc Cgil Molise.  Racchiude il loro punto di vista  a conclusione di una serie di valutazioni e considerazioni svolte in merito alla elezione del nuovo rettore dell’università ( 8 maggio 2019).  A concorrere sono in due: i professori  Luca Brunese (ordinario di diagnostica per immagini e radioterapia) e Raffaele Coppola (ordinario di microbiologia  agraria). Professori dalla forte impronta tecnica più che umanistica, avvezzi alla praticità, quindi presumibilmente, oltre che auspicabilmente, portati ad un’azione diretta e immediata di cui necessità fortemente l’Ateneo molisano  per reggere gli urti della politica nazionale sull’autonomia regionale differenziata che, se realizzata, aumenterebbe le disuguaglianze tra le grandi  le piccole università, con gravi ricadute anche sul diritto (costituzionale) all’istruzione. Non di meno il nuovo rettore dovrà misurarsi con la politica regionale particolarmente avara di considerazione e di collaborazione nei riguardi dell’Ateneo, distante dalla urgenza di tessere una intesa che si concretizzi un in forme coerenti e valide di collaborazione. Il buco delle deficienze tecniche e scientifiche negli apparati regionali è profondo e, purtroppo, tarda ad essere progressivamente colmato con l’aiuto di ciò che più facilmente è a portata di mano: l’università. Il nuovo rettore, che sia Brunese o Coppola, dovrà uscire allo scoperto su questo fronte senza prudenze dialettiche e tatticismi strumentali ponendo le questioni che esondano dall’ambito strettamente universitario al sistema pubblico molisano al fine di renderle utili alla collettività. Il sindacato interpretato da De Socio e La Fratta, a differenza della politica regionale che sinora è rimasta muta sull’evento rettorale dell’8 maggio, a conferma della  scarsa sensibilità (culturale) di cui è espressione,  di questo s’è reso conto e, soprattutto,  protagonista nell’aprirsi al confronto, nel dirsi aperto al dialogo e alla collaborazione per “coniugare la tutela dei diritti di chi studia e lavora nell’università con le prospettive di sviluppo dell’Ateneo e del territorio”. Il sindacato, a differenza della politica, fa il suo mestiere. Per cui lavora in favore della crescita, certo, del mondo accademico molisano ma, soprattutto, per “costruire una rete di azioni e relazioni positive, con le parti sociali e quanti possono dare il loro contributo alla elaborazione e realizzazione di programmi lungimiranti”. Il concetto di comunità accademica dei due sindacalisti Cgil  prevede e  postula adeguamenti statutari, il consolidamento della pratica democratica nelle scelte decisionali  e la rappresentanza di tutte le componenti di Ateneo (dottorandi, ricercatori TD, assegnisti,  personale tecnico amministrativo, studenti e componenti numericamente e storicamente minoritarie). Rivolti ai candidati Brunese e Coppola, ritengono intollerabile la piaga del precariato “nei luoghi del sapere e della conoscenza”; ritengono che “professionalità, organizzazione democratica del lavoro e adeguate retribuzioni siano la condizione fondamentale per attuare la qualità dell’offerta formativa dell’Ateneo e per rendere effettivo il Diritto allo studio”. In merito all’offerta formativa, in un passato non lontano, si sono sollevate perplessità relative a scelte ritenute generaliste e alla polverizzazione di corsi che hanno determinato crescita indiscriminata dell’offerta stessa.  Per cui, per il futuro, andrebbero ponderate soluzioni che tengano in considerazione la sostenibilità delle scelte prodotte anche analizzando, in tutti i suoi aspetti, il discutibile sistema di valutazione e premialità istituito in ambito nazionale.  Il tutto per la Flc e la Cgil del Molise pertanto dovrebbe risolversi in “politiche territoriali e accademiche indirizzate a considerare l’Ateneo, ancorché presidio culturale, un vero e proprio “ascensore sociale” per una vasta area, che vada oltre la Regione Molise. A De Socio e La Fratta in sostanza, in previsione dell’8 maggio, “piace pensare all’università come una realtà che può creare un ponte tra il sapere, le tecnologie, il territorio e che tramite le reti lunghe della ricerca, della conoscenza, consenta di tessere dei fili anche al di là della Regione, del nostro Paese, spingendosi oltre i confini nazionali”.

Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. È ovvio che l’università debba farsi trampolino di lancio per studenti e laureati attuando strategie e “connessioni” con altri poli di ricerca nonché “gemellaggi” con altre università del Paese per offrire di più a chi sceglie di rimanere in loco ad evitare in primis una svalutazione dei saperi specie in campo tecnico scientifico in un mondo in cui solo chi è al top (e a volte non basta) può avere le migliori chances lavorative post laurea.

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