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Impudenza per impudenza, a Iorio che reclama un assessorato gli sia data la Sanità. Che non accada il miracolo: da corresponsabile del disastro a sanificatore

La sanità era e rimane il problema dei problemi molisani. Costa un occhio della testa, non funziona, e rischia di finire peggio, cioè di scadere a livelli talmente bassi di qualità e di sicurezza da mettere in discussione il diritto costituzionale alla salute dei cittadini. Si arrivasse a tanto (e ci vuole poco), saremmo, il Molise e la sua malandata sanità, lo zimbello mondiale. Una comunità amministrata da incompetenti (se siamo al punto in cui siamo, vale a dire, prossimi al disastro una ragione deve pur esserci) che si piccano di passare per “statisti”. Da 12 anni siamo alle prese con il Piano di rientro da un buco finanziario generato dalla mala gestione sanitaria (ospedali più di quanti fossero necessari, per la cui sola manutenzione si spendono milioni e milioni ogni anno; duplicazioni di primariati a fini clientelari; spesa sanitaria fuori controllo; esternalizzazioni) su cui finora non è stata svolta alcuna analisi e alcuna riflessione, lasciata nel limbo della retorica. Da quell’assenza di responsabilità s’è arrivati allo stato comatoso di oggi, con reperti ospedalieri senza personale medico e paramedico, alcuni senza primari, altri senza strumenti e materiale sanitario. A fronte di questa realtà campeggia la sanità privata (e meno male, viene da dire !), che il bilancio regionale annovera alle uscite per decine, se non centinaia, di milioni all’anno. Giunti alla soglia del fallimento, ecco apparire in cronaca e sugli schermi delle televisioni locali la ciurma dei critici, degli analisti a tanto il chilo, dei cultori della scienza medica applicata, degli economisti e legalisti “fai da te” impegnati nel dare addosso al commissario straordinario e al sub commissario inviati da Roma per interrompere (sperando che siano capaci) il malefico effluvio di errori, omissioni, insabbiamenti, accumulati dai commissari straordinari di casa nostra Michele Iorio e Paolo di Laura Frattura, e i favori e le concessioni date ai “tycoon” della sanità privata. Voleva aggiungersi Toma e ancora si lamenta del torto che gli sarebbe stato fatto negandogli di aggiungere al male fatto altro male ancora. Toma comunque nella giunta che presiede ha mantenuto per sé la delega alla sanità di cui finora alcuno è in grado di indicare un segnale di novità, tranne il lamento per il mancato titolo di commissario straordinario su cui probabilmente contava per dare seguito all’opera dei predecessori. Sta di fatto che lo spettacolo che s’è venuto realizzando nei giornali e nei dibattiti e nei talk-show televisivi è deprimente per pochezza di contenuti, di analisi e di riflessioni sui prodromi, sui sintomi e sulla cancrenizzazione della cattiva programmazione e gestione della sanità, e per eccesso di improvvisazione, di retorica e demagogia sulle presunte ingerenze e inefficienze romane, commissariali e ministeriali, che nei 6 mesi di mandato avrebbero creato il disastro. Al commissario e al sub-commissario vanno invece riservati rispetti e apprezzamento per la determinazione con cui hanno posto nel Molise e a Roma il problema dei servizi sanitari e le soluzioni praticabili in attesa che sia approvato il decreto legge per la Calabria in cui sono stati inclusi il Molise e la possibilità di riattivare il “turn over” assumendo parte dei medici che mancano. L’impudenza ha avuto diversi protagonisti: alcuni sortiti da ambiti sindacali e sociali; altri di accreditata militanza politica e amministrativa. Tra questi ultimi ha fatto capolino come gli sta succedendo spesso negli ultimi tempi il già presidente della giunta regionale e già commissario straordinario ad acta alla sanità Miche Iorio. Dimentico di quelle cariche e dei suoi trascorsi, in un comunicato stampa in cui ammonisce il colto e l’inclita con queste parole :“Svegliamoci tutti o parleremo del Molise come del caro estinto”, a proposito della sanità ha detto: “Siamo l’unica regione a pagare il disavanzo sanitario con risorse proprie e con la promessa che saremmo usciti dal piano di rientro, invece ci siamo rientrati per alcuni capricci burocratici; abbiamo il turn over a zero con il conseguente rischio di chiusura dei reparti e aumento delle tasse che deprimeranno ancora di più l’economia già fragile di questa regione”. A parte il fatto che il Molise ha avuto il soccorso di altre regioni e le tasse sono cresciute nonostante i reparti aperti, a leggere quella frase, pare che Iorio non abbia alcunché da dividere col passato. E non è così. E allora, impudenza per impudenza, riassumendo il detto e il fatto, le critiche, le analisi, gli addebiti sulla sanità regionale che hanno invaso e pervaso la politica, l’amministrazione pubblica e il sociale, Donato Toma, dopo aver riposto e sanato il malessere della sua mancata nomina a commissario straordinario, si decida a lasciare la delega alla sanità che detiene, inerte, per passarla a Iorio che, come va reclamando e come pare abbia disposto, facendo comunella con Quintino Pallante e qualche altro consigliere regionale tra i malpancisti, per una rilettura del manuale Cencelli, pretende un assessorato. Vuoi vedere che – a scanso di una crisi – non accada il miracolo: da corresponsabile del disastro a sanificatore!

Di admin

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Un Commento

  1. Che non accada ora né mai! Io i molisani non li capisco: gente dalla memoria corta, sempre dietro le quinte, si dimentica di chi o che cosa hanno innescato la miccia, e parlano solo della legislatura precedente a questa come fonte di disastro. In realtà, la causa risiede in due legislature fa, poi ognuno ci ha messo del suo per agevolare la discesa nel baratro. Questo tema, unitamente a quello della viabilità e dei trasporti, devono farci convincere sempre più che l’istituzione regione Molise non ha più ragion d’essere. Con la macroregione ci guadagneremmo soltanto.

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