Home / Politica / Il Tar Campania ha respinto l’istanza di sospensiva della realizzazione di un impianto di compostaggio di rifiuti alle falde del Matese: ma di Che Parco naturale parliamo?

Il Tar Campania ha respinto l’istanza di sospensiva della realizzazione di un impianto di compostaggio di rifiuti alle falde del Matese: ma di Che Parco naturale parliamo?

Dinanzi al Tar della Campania, la omonima Regione ha vinto sulla Rete dei comitati di tutela ambientale del versante campano e del versante molisano. Il Tribunale amministrativo regionale  ha respinto l’istanza avanzata dalla Rete di sospendere la realizzazione di un impianto di compostaggio, in agro di Sassinoro, della frazione umida di rifiuti, ubicato nelle immediate vicinanze del Molise, in territorio interessato dal Parco Nazionale del Matese vicino al fiume Tammaro, al lago di Campolattaro-Morcone e al Tratturo Pescasseroli-Candela, e non distante dal sito archeologico di Saepinum-Altilia e da aree di valenza ambientale, paesaggistica e naturale, oltre che da aziende alimentari, zootecniche, turistiche, artigianali e commerciali. Accumulare monnezza e trattarla industrialmente per il Tar non collide con altri diversi interessi, se non ben rappresentati. Dinanzi ai Tar vincono i più forti. Detto questo che traduce per gli ambientalisti una sconfitta e per le istituzioni territoriali che dell’ambiente non hanno grande rispetto e considerazione un successo, va detto che la reazione della Rete è stata l’ennesima assemblea popolare tenuta nei giorni scorsi a Sassinoro “al fine di ottimizzare e raccordare l’indifferibile risposta istituzionale alla mobilitazione popolare delle comunità locali della Valle del Tamaro”. Cioè, tentare di mettere assieme e d’accordo  popolo e istituzioni territoriali in una sola direzione su aspetti e questioni di grande impatto politico, amministrativo e ambientale messi in discussione e in pericolo da scelte programmatiche discutibili. Rifiuti in discariche; rifiuti da compostare; rifiuti da disperdere; rifiuti da commercializzare; rifiuti da gestire coi metodi mafiosi e camorristici: ce ne’è per tutti i gusti, ma sempre monnezza sono. Per cui, allo scopo di rimettre insieme i cocci dopo la sentenza del Tar Campania, la Rete ha scritto al presidente della Regione Toma, al presidente del consiglio regionale Micone, agli assessori regionali Cavaliere, Di Baggio, Cotugno, Niro e Mazzuto, ai consiglieri regionali, e, per conoscenza, alla delegazione parlamentare del Molise, ai presidenti delle Province di Campobasso , Isernia e Benevento (Battista, Coia e Di Maria), al presidente dell’Anci Molise, Sciulli, e al Consorzio “Eccellenze del tratturo”, allegando la sentenza del Tar e, per contrappeso, la proposta di legge “sulla promozione nazionale e valorizzazione dei quattro  tratturi italiani (L’Aquila-Foggia; Celano-Foggia; Castel di Sangro-Lucera; Pescasseroli-Candela) che attraversano Puglia, Campania, Molise e Abruzzo, avanzata dal consorzio  <Eccellenze del tratturo>. L’obiettivo, per l’ennesima volta ribadito e auspicato, rimane l’intervento delle istituzioni sia del versante beneventano che del verrsante molisano, “teso a salvaguardare, promuovere e valorizzare in positivo la Valle del Tammaro ed il Parco Nazionale del Matese”. Unico modo di contrastare  le ferite, in cancro erosivo del più bel massiccio montuoso dell’appeno Centromeridionale. Un obiettivo e un auspicio finora largamente disattesi, scarsamente considerati, ma per i quali la Rete è determinata a non mollare, a non deflettere, a non cedere ai poteri economici legati al commercio dei rifiuti, cui è consentito un impianto di compostaggio della portata di 22mila tonnellate in area di pregio ambientale e  paesaggistico, e ai poteri territoriali legati all’incultura ambientale, all’insensibilità verso i valori storici, archeologici, antropici ed economici consolidati sul territorio. Un modo diretto di ricordare agli smemorati  che cedendo parte del territorio matesino ai signori del compostaggio dei rifiuti, cedendo i crinali del Matese ai signori delle pale eoliche, cedendo le falde del Matese alle cave estrattive si allentano le maglie dell’ambiente, del paesaggio, delle testimonianze storiche e archeologiche, delle produzioni agroalimentari e pastorizie, nonché i tempi e le volontà di arrivare alla creazione del Parco naturale del Matese senza compromissioni, alterazioni, manomissioni. La Regione Molise e il resto delle istituzioni territoriali sul Parco sono scopertamente in ritardo e inadempienti. La Rete dei comitati di tutela ambientale del versante campano e del versante molisano non per questo smetterà di sollecitarli. E questo giornale con loro.

Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. Non so se questo fosse possibile, ma ove lo fosse avrei scelto un Tar non direttamente coinvolto cioè in un ambiente per così dire neutro. Sono d’accordo con chi vuole continuare una lotta a protezione dei territori del parco e spero ardentemente che la Regione Molise faccia sentire la propria voce forte e chiara in tutti i modi e gli ambiti possibili.

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