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Il pesce puzza dalla testa

Le amministrazioni pubbliche (nessuna esclusa), in base all’articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica del 9 maggio 2016 ( numero 105) , per poter essere trasparenti e per assicurare la diretta partecipazione della gente al proprio operato e ai risultati che raggiungono nell’esercizio del loro operato, sono  tenute  a fornire i dati relativi, appunto, alla loro performance, rendendo accessibile la piattaforma tecnologica che, in formato digitale, contiene la documentazione.  Al Decreto, al momento della sua approvazione,  sono state riservate le migliori espressioni di compiacimento, veri e propri “peana”, la soddisfazione di vedere l’organizzazione e il sistema pubblico italiano resi visibili nella loro realtà , nei contenuti e nei risultati. Il Decreto in effetti corrispondeva a una esigenza fortemente avvertita dall’opinione pubblica, dalla critica politica e dal sistema mediatico.  Trasparenza e partecipazione sono stati cavalli di battaglia dei partiti politici, delle forze sociali e delle entità culturali del Paese. Però, come spesso accade, alle parole non seguono  i fatti e la cosa, in genere, non fa scandalo, non trova analisti e critici a sufficienza per essere ritenuta una presa in giro, una turlupinatura. Un atteggiamento e un comportamento da riprovare condannare. Così accadendo viene ribadito un assunto nazionale: il popolo si beve tutto: il vero e il falso e digerisce tutto. Se buona parte della pubblica amministrazione si attiene  al dettato del Decreto, altrettanta buona parte lo fa con riluttanza o, peggio, non lo fa proprio. Dando ancora una volta credito al detto popolare che il pesce puzza dalla testa. Questo perché, come è stato rilevato  dal rapporto annuale sulla pubblicazione del ciclo della performance 2018, alcune importanti  Agenzie, alcuni importanti Consorzi, alcuni importanti Enti e soprattutto alcuni importanti ministeri risultano largamente inadempienti, privando così il cittadino italiano della possibilità di conoscere quali sono state le azioni istituzionali e statutarie poste in essere , quali i risultati sono stati raggiunti ( o non raggiunti). Trasparenza e partecipazione in questi casi sono state oscurate e sono venute meno, ribadendo , come usa in Italia (quindi anche nel Molise), che “fatta la legge trovato l’inganno”. Che nel caso di specie, che stiamo trattando, significa che  l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l’Avvocatura generale dello stato, il Comitato Olimpico Nazionale (Coni), il Consiglio di Stato e i Tribunali amministrativi regionali, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro, la Corte dei Conti, i maggiori Enti Parchi, il Ministero dell’Interno e quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno omesso di presentare il piano della performance, il sistema di misurazione e valutazione della performance, la relazione sulla performance, la validazione della relazione sulla performance e la relazione sul funzionamento del sistema della misurazione e valutazione della performance. A queste assenze seguono tante altre di minore livello di notorietà e responsabilità. Assenze significative di quanto sia difficile in questo nostro Paese ottenere risposte responsabili sul grado di trasparenza di molte istituzioni, istituti, enti e ministeri e, specialmente, quanto sia difficile mettere  il cittadino nella condizione di partecipare, conoscere, valutare. Scendono a casi a noi molisani più vicini, possiamo aggiungere di aver letto il Piano triennale di prevenzione della corruzione e trasparenza per il triennio 2019-2021 approvato di recente dalla giunta regionale. Un documento prolisso, un mare di chiacchiere: un esempio che dimostra come le intenzioni si possono manifestare su larga scala e i controlli della loro messa in opera essere invece una mera  un’opzione. Ne scriveremo.

Dardo

 

 

Di admin

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