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Il Parco Nazionale del Matese se lo stanno costruendo i campani  avvantaggiati dal silenzio istituzionale e il disinteresse popolare del Molise

E’ la Campania più che il Molise a interessarsi della istituzione del Parco Nazionale del Matese. Già di per sé questa considerazione dimostra che niente è cambiato rispetto al passato: poca attenzione allora, poca attenzione ora da parte molisana. La qualcosa conferma che ancora un volta la Regione è attardata dalle sue diatribe politiche  (il presidente Toma senza una ragione esplicita e plausibile ha azzerato la giunta), dalla vista corta (anzi miope) della dirigenza ai vertici dei dipartimenti; dalla scarsissima sensibilità popolare al destino del Matese visto e considerato sempre con distacco, mai portato alla ribalta in tutte le sue peculiarità, naturalistiche, geomorfologiche, antropiche, storico/archeologiche ed agro/pastorali, oltre che turistiche essendo Campitello, nonostante il  Fiato corto degli amministratori locali e regionali lo abbiano declassato, rimane una delle più interessanti stazioni invernali del centro meridione. Il Matese come massiccio montuoso, dicevamo, non è stato mai in agenda nelle politiche regionali, siano esse programmatiche che gestionali. Una presenza maestosa, possente ma estranea alla coscienza collettiva come patrimonio. Estraneo ai molisani che amministrano e programmano, il parlamento italiano, con la legge istitutiva del 27 dicembre 2017 numero 205, gli ha riconosciuto il diritto di realizzarsi in un Parco Nazionale, ovvero territorio che per valori e interesse culturali, tradizionali, storici, geografici, naturali, agropastorali, agroalimentari e artigianali è degno di essere preservato alle generazioni presenti e future. Un fatto storico, che avrebbe dovuto muovere le istituzioni molisane, all’unisono, ad esprimere soddisfazione per il traguardo raggiunto e massimo impegno per arrivare alla perimetrazione  del Parco e quindi, alla sua regolamentazione e istituzione. Un percorso questo particolarmente complesso e impegnativo che avrebbe dovuto fin dal giorno successivo il varo della legge determinare un’azione istituzionale collettiva e coordinata. Il Molise, tranne qualche sporadica eccezione, è rimasto muto, astenico e indifferente. Indifferente al punto che nella recente convocazione degli Stati generali per il Turismo, nel corso dei lavori e degli interventi, il Parco non ha avuto una, che una, menzione. Finora non c’è stata una sola dichiarazione ufficiale, un atto concreto che andasse nella direzione dovuta: quella, come abbiamo detto, di avviare il procedimento tecnico e amministrativo per arrivare alla definizione perimetrale e alla istituzione del Parco. Che postula il coinvolgimento di tutti coloro che direttamente e indirettamente interagiscono nell’area matesina e ne sono protagonisti.  I soggetti da coinvolgere sono innumerevoli: dalla Regione alle Province, ai comuni che sono nella fascia pedemontana del Matese, alle associazioni e alle organizzazioni categoriali, datoriali, sindacali. Ebbene, è trascorso un anno e nessuno ha interagito, colloquiato, discusso e programmato. Come se la legge 205 non fosse stata emanata. Questo però nel Molise, perché dalla Campania i segnali che arrivano, sebbene contraddittori e criticabili addebitabili a quella Regione che sul Matese ha autorizzato, complice il silenzio/assenso della Regione Molise, decine di pale eoliche e un impianto di compostaggio a Sassinoro, a pochi chilometri da Sepino e dagli scavi archeologici di Altilia, contro le pale eoliche e l’impianto di compostaggio è in atto una tetragona campagna popolare in difesa di quei territori vulnerati. Ed è ancora la volontà popolare campana ad essere protagonista, questa volta in favore del Parco nazionale del Matese, con la stessa tetragona  determinazione. E’ dei giorni scorsi la costituzione della Consulta del Matese cui hanno aderito oltre 50 associazioni allo scopo dichiarato e sancito di promuovere quel territorio e di facilitare la realizzazione di “un buon Parco Nazionale”.  Vale a dire che si sono mobilitati la base, le associazioni democratiche, gli operatori culturali e turistici del versante campano del Matese, perché il Parco nazionale sia un “buon Parco”.  Il contraltare dal versante molisano a questo dinamismo, a questa partecipazione dal basso alla realizzazione del Parco, a questa tempestiva iniziativa che si propone di accelerare gli adempimenti che restano da fare per giungere al traguardo finale, sono il silenzio istituzionale e il disinteresse popolare. Se Parco sarà, probabilmente sarà come lo avranno voluto  i campani.

Dardo

Di admin

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