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IL MOLISE CHE NON CAMBIA

Questo giornale non ha smesso mai di tenere accesa la specola sulla inattività istituzionale della Regione Molise e in questo sua continua osservazione può certamente annoverare la missione (ch’è propria del giornalismo) di denuncia e di commento. Denuncia, della situazione paradossale con  la Regione Molise destinataria dal 2015 di un ingente finanziamento per la ripresa dell’area industriale (contrassegnata da crisi complessa) corrispondente alla parte del territorio regionale che va da Boiano a Venafro e Pozzilli e non avvalersene; commento, sull’immoralità sociale che ne deriva, corrispondente al disinteresse per il destino di migliaia di famiglie private del lavoro, di un reddito minimo di sopravvivenza, degli ammortizzatori sociali. Motivo per cui questo giornale ha titolo per condividere il pensiero espresso dalla segreteria della Uil circa l’inattività istituzionale della Regione essendo per larghissima parte corrispondente ai rilievi fatti da questa testata  nel corso del tempo seguendo la cronaca politica e amministrativa dei Palazzi D’Aimmo (sede del consiglio regionale) e Vitale (sede della giunta). Una condivisione che però non può essere emendata di addebiti critici. Uno su tutto.  Quello che vede i sindacati molisani farsi vivi a singhiozzo e manifestare la loro insoddisfazione sempre a posteriori, a cose fatte.  Accade che tra un intervento e l’altro, facciano intercorrere un lungo silenzio; inerti, subiscono l’inedia della giunta e del consiglio regionali quasi fossero in attesa che si compisse il peggio per poi intervenire aumentando il volume del tono della protesta e le motivazioni dell’insoddisfazione. Un gioco a rimando che dura da anni, adattato anche alla natura politica del governo regionale: morbidi con i governi di centrosinistra; meno morbidi con quelli di centrodestra. Eppure, vi sono state e vi sono in essere situazioni e condizioni che avrebbero preteso e pretendono la mobilitazione, l’occupazione delle sedi istituzioni come “estrema ratio”, insomma una reattività sindacale decisa, determinata, forte, nei confronti della inanità politica e amministrativa e gestionale della Regione, come di altre istituzioni territoriali. Dal 2015 la Regione Molise dispone di finanziamenti europei e statali per centinaia di milioni di euro che ancora non utilizza e non investe, e in circa 4 anni non c’è stata una manifestazione di protesta, una condanna inappellabile, una presa di posizione oggettiva da parte dei sindacati capace di mettere gli amministratori regionali con le spalle al muro, nonostante nello stesso lasso di tempo migliaia di lavoratori (della Gam, dello Zuccherificio, dell’Ittierre, dell’Auto motive), fossero la dimostrazione tangibile del combinato disposto formato dall’incapacità e dall’insensibilità dell’amministrazione regionale. Certo, la Uil s’è spesso differenziata rispetto alla Cgil e alla Cisl nel tentativo di rimuovere la stagnazione, e ciò va debitamente rilevato; come nella circostanza di cui ci avvaliamo, con una incisività che merita di essere testualmente riportata. Rivolta agli amministratori regionali, la segretaria regionale Tecla Boccardo dice:  “Mancano investimenti pubblici veri e senza un aiuto concreto che stimoli gli investimenti privati, il lavoro vero, quello stabile, sicuro, ben pagato, tutelato e contrattualizzato, non viene fuori. Lo denuncia da sempre il Sindacato, lo sottolineavano qualche giorno fa gli industriali e gli imprenditori dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura. E, senza programmazione di investimenti, senza serie iniziative in direzione dello sviluppo e della crescita, non si creano posti di lavoro, non si combatte la povertà! Molto può, deve, fare la politica nazionale. Molto deve essere fatto dalla politica e dagli amministratori pubblici molisani. Che a me paiono assenti e distratti. Vedremo ad esempio, fra qualche mese, quante risorse economiche che l’Europa aveva destinato a noi- proprio per le politiche del lavoro e la coesione sociale – dovremo rimandare indietro in quanto non spese, non impegnate, non programmate.” E aggiunge: “Non possiamo continuare ad assistere alla disperazione dei lavoratori dello zuccherificio, della Gam, della formazione professionale, dei Cpi mandati a casa senza che si pensi ad un progetto di ricollocazione e riqualificazione. Il tutto in un Molise che ha soldi nel cassetto. Occorre agire al più presto, perché i lavoratori non siano abbandonati a se stessi: i tanti precari del pubblico impiego illusi di una stabilizzazione che non si vuol fare partire, i discontinui del settore privato a sognare una qualche prospettiva temporale più ampia di qualche settimana (facendo, loro sì, gesti di responsabilità purché una qualche prospettiva di lavoro resti all’orizzonte; ricordate tutti la recente vicenda Gam?).” Queste affermazioni, per non cadere  ancora una volta nel vuoto, pretenderebbero una mobilitazione, una protesta eclatante, un atteggiamento contestativo permanente e non una constatazione. La differenza è sostanziale. Infatti la Regione non avvertendola (la differenza) continua ad essere sorda, cieca e muta. I lavoratori senza lavoro e i disoccupati in balia di se stessi, i finanziamenti europei e statali riposti nei cassetti, la ripresa economica una chimera.

Dardo

Di admin

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