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Il commissario alla Sanità Giustini snobbato dai vertici della Regione ha parlato all’Associazione dei molisani a Roma

Istituzioni e partiti in crisi, incapaci di progettare, di amministrare, di creare fiducia. Pertanto si fanno largo, e s’impongono, sempre più intensamente le organizzazioni, le associazioni, i comitati civici e popolari. Inevitabile che accadesse. La supplenza ormai è un sistema in auge. Si distinguono (e non da ora) l’ Associazione degli ex consiglieri regionali; l’Associazione dei molisani a Roma (Forche Caudine); la Rete dei comitati per la salvaguardia dei valori ambientali e, ultimi apparsi sulla scena, i cittadini che “Amano Campobasso” pronti a farsi partito politico in competizione per la poltrona di sindaco a Palazzo san Giorgio, e a supplire, appunto, l’assenza progettuale e propositiva dell’amministrazione e dei partiti che la compongono. L’esito di questo nuovo modo di reagire della società civile all’inconcludenza istituzionale è tutto da scoprire. Epperò accadono cose importanti quali (da parte della Rete dei comitati per la salvaguardia ambientale) la difesa del Matese dalle pale eoliche e da un impianto di compostaggio dei rifiuti soldi urbani, da 20mila tonnellate,  a Sassinoro, con l’avallo autorevole del ministro Sergio Costa; quali (da parte degli ex consiglieri regionali del Molise) la mobilitazione contro la proposta governativa del regionalismo differenziato; quali (da parte dei cittadini che Amano Campobasso)  la proposta di 10 punti qualificanti di programmazione per il capoluogo e la sollecitazione alle coscienze nobili e alle professionalità; quali (da parte dei molisani a Roma “Forche Caudine”) l’incontro con il commissario straordinario per la sanità regionale, Giustini, per analizzare nel dettaglio i punti critici che l’hanno resa inefficiente e le soluzioni che urgono per risollevarla. Il documento che n’è scaturito ha lo spessore e la sostanza di un confronto programmatico; di una analisi approfondita della condizione di disagio che sono costretti a subire i pazienti  e le necessità che si debbono sanare; di una causa, in aggiunta alle altre, che si frappone a rendere il Molise una meta di arrivo e di soggiorno. Dal documento è venuto fuori che “lo svilimento del settore sanitario pubblico molisano a fronte di dodici anni di commissariamento, i vincoli posti dal decreto Balduzzi, i concorsi e gli avvisi pubblici che vanno deserti, la situazione ospedaliera e dei presidi sanitari”,  è l’emblema del fallimento. Dal documento si evince che ciò che hanno realizzato  i responsabili di “Forche Caudine”, ossia un confronto a cuore aperto col commissario inviato a Campobasso da Roma, sarebbe dovuto essere  un dovere, un obbligo, una costrizione per i responsabili della Regione Molise che nei confronti del commissario Giustini, più dell’interesse a interloquire e a confrontarsi in favore della sanità locale, valgono la critica preconcetta e il disinteresse. Col commissario, a Roma e non a Campobasso, è stata affrontata la complicata situazione nei paesi dell’entroterra; la inefficienza politica che ha concorso alla pessima condizione della sanità pubblica e a collocare il Molise agli ultimi posti in Italia per infrastrutture e servizi; la opportunità “di un commissario esterno dopo anni di governatori-commissari, i frutti del cui operato sono davanti agli occhi di tutti”. Su questo ultimo assunto il commissario Giustini, dopo aver ringraziato l’associazione per la disponibilità e per la cordiale occasione d’incontro, ha ricordato come la situazione della sanità molisana non sia certo delle migliori, salvo qualche eccezione, in primis Neuromed e Cattolica (che sono presidi privati –ndr). Ha quindi elencato alcune criticità, a cominciare dalla carenza di personale – in particolare anestesisti, rianimatori, radiologi, pediatri – con concorsi e avvisi pubblici che vanno deserti o calamitano professionalità che restano poco tempo in regione. Ha fatto il quadro poco edificante delle postazioni di primo soccorso e delle case della salute. Una situazione talmente complessa che anche i vari comitati cittadini sorti in tutta la regione presentano istanze spesso in contrapposizione tra loro “e ciò non aiuta certo a risolvere i problemi”. Uno dei nodi più intricati è rappresentato dal decreto Balduzzi che impone rigidi criteri da rispettare: una regione con 306mila residenti non sempre, purtroppo, riesce a garantire i “numeri” minimi: è il caso dei parti, dove se Isernia è nei termini di legge, Termoli è fuori. Per poter ripartire serve innanzitutto pareggiare il bilancio. E in linea con la Strategia nazionale aree interne, il primo obiettivo è quello di valorizzare le “farmacie di servizi”. “Nel Molise ci sono circa 160 farmacie, di cui 130 in zone rurali. Questo presidio comunitario, a volte unico, potrebbe rafforzare il proprio ruolo di medicina preventiva e ambulatoriale, ad esempio con prelievi, analisi, elettrocardiogrammi, eccetera. Parallelamente si potrebbe dare spazio alla figura dell’infermiere di comunità. La Regione potrebbe inoltre rafforzare campagne di prevenzione, programmi di educazione sanitaria e l’assistenza domiciliare integrata”. L’intenzione è riqualificare e potenziare le sedici postazioni di primo soccorso, portandole a venti, nonché le auto medicalizzate con medico a bordo. E tante altre cose. Da discutere sì, a Campobasso, coi responsabili della Regione.

Dardo

Di admin

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