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Il balcone di Palazzo san Giorgio e le ambizioni frustrate

Nel mondo della politica, il gusto di disperdersi nei meandri dei social non accenna a calare. La festività del Corpus Domini coi suoi pregi (pochi) e i suoi difetti (molti) ha fornito materiale a iosa e le picche e le ripicche hanno riempito colonne di giornali e intasato i telefonini e i computer. Il personale politico che ha poco da dire e molto forse da farsi perdonare ne approfitta: popolarità a buon mercato sia che raccolga like o pollici versi. Due amministratrici pubbliche, una consigliera regionale e una consigliera comunale, si sono rese protagoniste e vindici del proprio onore messo in discussione, anzi discusso, dall’essere state impedite ad accedere al balcone di Palazzo san Giorgio e per questo ciascuna ha tratto motivo di attaccare politicamente l’amministrazione Cinque Stelle, rea di sentirsi e di essersi fatta padrona del Palazzo. Le ragioni del divieto di accesso sono controverse ma va detto che i consiglieri, quale che sia il rango (regionale o comunale, quando non hanno precise funzioni istituzionali e statutarie e regolamentari da svolgere sono cittadini comuni, gente come le migliaia di persone che alla sfilata dei Misteri prestano fede (i credenti), li guardano curiosi e divertiti (i non credenti), si surriscaldano fendendo la calca, si internazionalizzano con il mercatino globale delle bancarelle. Se altri cittadini hanno avuto il diritto d’accesso si deve ritenere valida, seppure discrezionale, la determinazione. Sarà pertanto il caso che il sindaco Gravina non raccolga e non dia fiato alla polemica e fili dritto ad amministrare con determinazione, trasparenza e lungimiranza la città, possibilmente avvalendosi, per i casi che vanno a invadere l’accesso e l’uso di spazi e beni pubblici, di appositi regolamenti, di norme chiare, puntuali e razionali. Il balcone di Palazzo san Giorgio nel giorno in cui sovrasta migliaia e migliaia di cittadini fa certamente gola ai bramosi di popolarità. Spesso su quel balcone nel giorno del Corpus Domini hanno stazionato figure improprie, talune finanche disturbanti del senso stesso della manifestazione e della circostanza in cui i Misteri attendono il segno benedicente del vescovo pro tempore. Anche l’ultima edizione ha dato esempio e motivazione di risentimento. Un regolamento indichi nel sindaco, nel vescovo e in un’eventuale personalità (pubblica o privata) in veste di ospite d’onore il diritto/dovere di starci, sarebbe la scelta opportuna, avendo ciascuna figura affacciata al balcone la ragione vera per esservi. Diversamente, ad ogni futura festività, ad ogni eventuale cambio di colore dell’amministrazione, saremo di nuovo a raccontarci polemiche sterili, personaggi politici e amministrativi in sedicesima feriti nell’onore, impegnati a misurare i like e/o i pollici versi. Un regolamento, sindaco: spartiacque tra il buonsenso e la strumentalità.
Dardo

Di admin

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2 commenti

  1. Sono più che d’accordo. Campobasso, si sa, è il regno dell’anarchia, ed anche in questo caso non si è smentita. Che si mettano regole inflessibili (su questo ed altro) e si lavori per il bene della città, che è l’unico vero obiettivo a cui tendere. Tutto il resto è aria fritta, così come è aria fritta la pseudo difesa dei diritti che certi ‘pride’ vorrebbero ostentare, mal celando l’offesa all’uomo e all’Onnipotente, e che purtroppo proprio i pentastellati acriticamente sostengono, senza uno straccio di documentazione in materia e con il solo intento di salire sul carrozzone dei conformisti. Voltate decisamente pagina, seguaci di Di Maio, altrimenti vi farete male con le vostre stesse mani. A Torino sta già accadendo. La gente è stufa di sentir parlare di certe brutture che vorrebbero incombere come una cappa soffocante sulla penisola. La gente sta cominciando ad aprire gli occhi perché si sta rendendo conto della grande menzogna. Riscoprite la Verità e lavorate per ridare un volto e un’anima ad una città informe!!

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