Home / Politica / I nodi da sciogliere, i Centri per l’Impiego
cof

I nodi da sciogliere, i Centri per l’Impiego

Il  presidente Donato Toma alle prese con l’applicazione del Reddito di cittadinanza. I nodi da sciogliere sono i Centri per l’impiego e i Navigator. Ma intanto la Regione non delibera progetti e investimenti, non legifera in chiave socio/economica, non rende praticabili e applicabili i fondi statali dell’area di crisi complessa, quelli del Patto per il Molise e nemmeno i Fondi strutturali europei.

Alla Regione Molise litigano, ma sottovoce, come è accaduto con la crisi e la ricomposizione della giunta regionale che ha portato alla conferma degli stessi assessori azzerati e nuove competenze al ruolo del presidente.  Il processo di involgarimento del livello di convivenza politica e amministrativa sembra inarrestabile: cambia solo il modo di esprimersi. I riflessi cadono inevitabilmente anche sul livello di convivenza sociale.  Rispetto, solidarietà, vicinanza, tolleranza sono elementi distintivi che si vanno rarefacendo aprendo la porta al loro contrario: egoismo, lontananza, intolleranza. Il mantenimento in vita di una politica parolaia, auspicatrice ma niente affatto realizzatrice incentiva il risentimento di chi ha bisogno di sostegno e non lo trova, l’asocialità dei soggetti che vorrebbero considerazione e attenzione e non le trovano, il disinteresse finanche alla ricerca di un lavoro sapendo che il percorso per arrivarci è condizionato da favoritismo e clientelismo.  La Regione non delibera progetti e investimenti, non legifera in chiave socio/economica, non determina con tempestività e accuratezza le possibilità che sono praticabili e applicabili a rianimare l’economia e ad attutire la sottoccupazione coi fondi statali dell’area di crisi complessa nei Nuclei industriali di Boiano e Venafro, né con quelli del Patto per il Molise e nemmeno coi Fondi strutturali europei. Questa inerzia, questo andamento lento della pubblica amministrazione è inaccettabile. Né più né meno del foraggiamento di proposte spesso inconsistenti, delle assunzioni di favore, delle consulenze, e delle promesse di favori che, nella fattispecie, si configurano nei bandi pubblici che stanno ripartendo dopo un periodo di stasi seguito al cambio di governo a Palazzo Vitale.  L’assenza di confronto su questi aspetti, su questa permanenza del “sine die”  all’interno delle istituzioni,  ha creato una voragine nella società civile molisana attonita, apatica, rassegnata. Se in giro si riesce ad ascoltare ancora di crescita socio/economica, di urgenza nella sanità, nei trasporti, nella sicurezza, di programmazione a medio e lungo termine, di occupazione, lo si deve a ciò che rimane vivo, reattivo ed operante delle strutture sociali, delle organizzazioni sindacali (soprattutto della Uil) e del mondo delle categorie produttive, quelle valide però, cioè che non dipendono dalle risorse pubbliche. Per scendere dalla teoria alla pratica, ad esempio, è l’arcidiocesi di Campobasso Bojano, attraverso la pastorale del lavoro, la scuola di cultura e formazione socio-politica e il progetto “Policoro”, a raccogliere i problemi e le speranze legati al mondo del lavoro dei giovani nel Molise. Sarebbe compito della Regione e dei Centri per l’impiego. L’obiettivo è andare incontro a quanti soffrono per aver perso il lavoro o perché non riescono a trovarlo e, soprattutto, è il modo più utile per attingere soluzioni e proposte dal  mondo del lavoro. Ciò è senso e contenuto del Reddito di cittadinanza che il dibattito  nazionale (ideologizzato)  in parte ne augura il fallimento, in parte lo rafforza come mezzo di contrasto alla povertà, in parte lo banalizza come incentivo al fannullismo, al lavoro nero, alla furbizia. Che sarebbero poi le migliori qualità italiane. Il presidente della giunta del Molise Toma  ha preso parte all’incontro interregionale sul Reddito di cittadinanza ricavando non poche perplessità. La faccenda sul piano applicativo è complessa. Ma è l’unica che impone alla Regione che vanta il più alto tasso di disoccupazione giovanile  di dimostrare il grado di convinzione in questo provvedimento governativo e di partecipazione, nonché la qualità del proprio apporto che sarebbe determinante se invece di discettare sui Centri per l’impiego e  i navigator,  desse un’accelerazione agli investimenti coi fondi statali dell’area di crisi complessa, coi fondi del Patto per il Molise e coi Fondi strutturali europei per aumentare l’offerta di lavoro e lo sviluppo. La posta in gioco è altissima e purtroppo  al tavolo verde del futuro il Molise, con la sua classe dirigente, è un parvenu.

Dardo

Di admin

Potrebbe Interessarti

Precariato prossimo venturo. Dopo i corsi professionali per pizzaioli, parrucchieri e baristi sono quelli per “operatori” e “customer care” dei Call center ad essere finanziati dalla Regione

La Formazione professionale era e rimane un punto fermo del mercato del lavoro che dopo …

Un Commento

  1. Se da una parte è vero che il provvedimento sul lavoro è una bandiera dei 5S che non fanno parte dell’attuale governo regionale , è altrettanto vero che se questo governo riuscisse a trarne vantaggio dando almeno inizio alle procedure di cui si sa qualcosa, i lavoratori o aspiranti tali potrebbero riconoscere l’efficienza portata avanti in nome dei loro bisogni non tanto di chi ha progettato e voluto il provvedimento e farsene una propria bandiera agli occhi del popolo molisano. Riuscire a fare ciò però è una bella sfida ďi capacità politica ,ma dato che le parole non mancano ……

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *