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Gli amici miei son quasi tutti via..Il Molise non è terra per giovani

Gli amici miei son quasi tutti via..le parole di Jimmy Fontana, Franco Migliacci e Carlo Pes sono lo specchio della realtà molisana. Oramai è quasi impossibile trovare ancora compagnie di venticinque-trentenni che continuano, come in età adolescenziale, a vivere in Molise, poiché la maggior parte di Noi giovani è dovuta emigrare per vivere. L’emigrazione dei giovani molisani in Italia e all’estero ha raggiunto numeri da capogiro, tant’è che il Molise è la Regione che presenta il più alto tasso di emigrazione giovanile. Questo perché non ci può essere un progetto di vita per i giovani che non hanno un’occupazione. E tantomeno per quei ragazzi che le statistiche definiscono i Neet, not in employment, education o training, ovvero quei giovani che non studiano, non lavorano e non hanno speranze, soprattutto speranze. Ed oggigiorno, soprattutto in Molise, non sono pochi. Purtroppo i miei coetanei che vanno via stanno diventando troppi, oramai di un gruppo formato da dieci ragazzi, ad esempio, siamo rimasti solamente in due e, sicuramente non tutti sono andati via poiché lo volevano ma perché altrimenti il lavoro sarebbe diventato una chimera, un sogno. Parlando tra di Noi a prevalere è lo sconforto e la rabbia, sì la rabbia di non poter costruire una famiglia, la rabbia di dover elemosinare contrattini con il cappello in mano, la rabbia di non poter vivere nella propria città. Nessuno sogna più il posto fisso, ma quantomeno se precarietà deve essere che sia dignitosa e rispettosa della professionalità acquisita. E’ frustante doversi umiliare per poter lavoricchiare, è frustante dover rinunciare e rimandare la costruzione di una famiglia, è frustrante dover sempre chiedere. Per aiutarci a costruire un progetto di vita, bisogna rimettere in moto l’economia; bisogna offrirci delle opportunità, che non siano soltanto fatte di precarietà e contentini. E dire che di risorse ne abbiamo in abbondanza dall’arte, alla storia, alla cultura, al verde incontaminato delle nostre montagne, all’acqua, al mare, alla terra, tutto insomma! Ed invece non si muove una foglia, tutto piatto, tutto chiuso. Non è facile far ripartire una Regione, poiché i poteri magici non li ha nessuno, ma è doveroso provarci per non falcidiare una generazione e condannare al declino una regione intera. Purtroppo noi giovani siamo condannati a fare una scelta impossibile: siamo costretti a scegliere se restare senza prospettive di crescita, meritocrazia e senza un futuro migliore oppure andare via per cercare tutto questo, con la speranza di riuscirci,  però lasciando le nostre radici, la nostra terra, la nostra storia. Questa è la scelta che le politiche degli ultimi quindici anni ci hanno costretto a fare. Nonostante che oggi, rispetto alla generazione dei nostri genitori, possiamo contare su un’Università d’eccellenza, quantomeno tra quelle del centro-sud Italia; ma che a differenza di allora, dove i nostri genitori studiavano fuori e poi tornavano, Noi siamo costretti ad andare via dopo aver studiato a “casa”, impoverendo, ancor più, il tessuto sociale della nostra regione. Ci formiamo in Molise ma, portiamo le nostre capacità lontano dalla nostra terra, arricchendo altri. Bisogna investire sui giovani e, per farlo, bisogna ridare slancio all’economia, tramite investimenti infrastrutturali, culturali e produttivi, per cercare di attrarre o, invogliare, chi ha voglia di investire. Non bisogna perdere, ulteriormente, tempo, altrimenti il Molise diverrà una terra desolata, degna di un film western. Probabilmente l’errore è anche nostro, poiché al posto di parlare, di scrivere, dovremmo scendere in piazza, protestare, incatenarci dinanzi ai “cancelli istituzionali”, così come fanno molti nostri coetanei. Il grido straziante di dolore non può e non deve restare ancora inascoltato.

M.S.

Di admin

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3 commenti

  1. Cari ragazzi , essere neet è sempre e comunque una colpa , perché crearsi un futuro con impegno di studio ed eventualmente di training oggi si impone. Capisco che l’idea di uscire dalla propria terra per cercare lavoro è una scelta difficile , ma oggi chi studia e si dà da fare anche con gli Erasmus che, prima di arrendersi va ad esplorare il mondo per vedere se ci sono idee di possibile realizzazione anche a casa propria, sono opportunità da non perdere. Se tutti volessero trovare il lavoro o il lavoretto sotto casa sarebbe più facile, ma il mondo globalizzato è una sfida che vincono i migliori ,ma che possono poi fare da traino anche agli altri, ci vorrà più tempo ,ma chi vale veramente, una strada la trova. È facile aspettare la manna dal cielo accusando gli altri di immobilismo, ma voi che siete il domani, alzate la testa e combattete per sconfiggere questa mala pianta.

    • Ciao Emanuela,
      Essere Neet alcune volte può essere una “colpa”, ma trovo sbagliato il tuo ragionamento.
      La società moderna che impone un certo tipo di standard, e che vuole un certo tipo di lavoratori, altamente specializzati e con tassi di produzione molto elevati, aliena quelli che sono i diritti fondamentali.
      Nell’articolo, c’è una chiara denuncia, un lamento di una fetta di società che si ritrova sola, nonostante gli sforzi fatti.
      Le aziende in Molise, sono fatti di Padri e Madri, e anche di Giovani, che però per un motivo o per un’altro, non offrono condizioni di lavoro accettabili.
      Il discorso dell’impegnarsi di più, così come il Ministro Bussetti, con il discorso del “Dovete impegnarvi Forte” parlando dei fondi al Sud.
      Chi fa il discorso de “Ai miei tempi, si lavorava con la testa bassa…qui già chiedono lo stipendio appena arrivati ecc…” è fuorviante, dato che almeno in italia, si è andati avanti grazie a lotte che consentono di non perdere il lavoro solo perchè momentaneamente impossibilitati.
      Tutti questi diritti, o almeno molti di questi, sono stati eliminati dal Jobs Act.
      La mia opinione, è che tra un certo tipo di mentalità, tra un certo tipo di atteggiamento, tra un certo tipo di amministrazione, il lavoro è diventata una chimera per molti.

      D’altro canto, è difficile viaggiare o aprire un’attività senza niente alle spalle.
      Io sono sempre rimasto qui, viaggiando poco, per motivi anche strettamente economici, ma il mio pensiero, citando qualcuno è “Coltivo dove tutti hanno detto che non cresce un ca**o”.

  2. Annamaria Tersiani

    Non si può sempre continuare a scappare. Esperienze fuori regione si, perché allargano i nostri orizzonti, così come quelle di interscambio quando uno fonda un’attività, ma pensare sempre di andare a creare ricchezza altrove no. E a chi diamo in pasto questo lembo di terra? A Mohamed che viene da Tunisi? Ma rimbocchiamoci tutti le maniche, facciamo squadra e non piangiamoci addosso!

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