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“FRATTURA” POLITICA A CAMPOBASSO. Rotto l’incantesimo del consociativismo e del clientelismo: Gravina a Palazzo san Giorgio

Ballottaggio elettorale a Campobasso: successo di Gravina candidato delle 5 Stelle; sorso corroborante per la deputazione grillina molisana al parlamento; punto di appoggio ai consiglieri regionali del Movimento rigenerati e risollevati dalla tristezza con cui avevano assistito al declino del grillismo dopo le elezioni europee e all’ascesa inarrestabile della Lega salviniana. Un risultato in controtendenza che però, strano a dirsi, potrebbe risolversi in una nuova tendenza, almeno in prospettiva, se davvero a Campobasso ha preso avvio , sebbene in modo carsico, un approccio del Movimento con l’area di sinistra. Se ne potrebbero accorgere e giovarsi a Roma, quando sarà necessario battere le destra. A Campobasso la ciambella è riuscita col buco. Molta roba e motivazioni politiche interessanti a conclusione di una tornata elettorale che può essere iscritta nella storia politica del capoluogo al capitolo “Cambiamento”. Il circolo vizioso delle coalizioni posticce e strumentali, i diktat dei capibastone locali, il voltagabbanismo elevato a valore e tutto l’armamentario clientelistico che per decenni ha visto la città alla mercè di politici politicanti è stato spezzato. Punito il personalismo dei Mazzuto, dei Niro, degli Iorio, dei Toma: il gotha degli strumentalisti politici nostrani. Il corpo elettorale d’incanto ha trovato motivazioni sufficienti per ribaltare l’andazzo di candidature calate dall’alto, estranee alla storia e alla cultura locali, oppure composte a tavolino con la sottesa annessione alle segreterie politiche, agli ordini professionali, ai potentati economici, alle sagrestie clientelari finalizzate al mantenimento del potere e del potere per il potere, lasciando macerare la città nella retroguardia economica, sociale e culturale. Finanche l’ordinaria amministrazione, cioè il mantenimento della decenza urbana e territoriale su livelli accettabili è finita per essere un’emergenza, tant’è che Gravina ai microfoni delle Tv locali, imbarazzando l’uditorio, ha scelto l’ordinarietà come principio dell’inizio della sua amministrazione ( udite udite: “Farò irrorare le trecento alberature piantumate da Battista alla viglia e nel giorno delle elezioni per evitare che vadano in malora!”). Poi, naturalmente, ha sollevato il discorso portandolo su piani prospettici e in questi l’inclusione di una chiara, decisa, definita interlocuzione con la Regione per dare avvio al ribaltamento delle condizioni di cui la Regione è responsabile nell’aver reso Campobasso una città sussidiaria e non più direzionale. L’abbattimento del Roxy e la ricostruzione sono stati gli accenni di un’idea che meglio sarebbe fosse ricondotta alla realizzazione della sede unica regionale nell’arco delle progettazioni di massima discese dall’esito del concorso internazionale d’idee. Su Gravina una valanga di voti e di attese: ha detto di avvertirne la responsabilità. Dovrà mantenere le promesse e tra queste la certezza del cambiamento di metodi e modi di amministrare ricorrendo alle competenze, preferendo la linearità, esaltando la trasparenza. Chiedere per ottenere. E dovrà chiedere moltissimo a se stesso, alla sua maggioranza, alla Regione, al Governo di Roma e all’Unione Europea per accedere ai provvedimenti programmatici e finanziari (altro che la “Campobasso città europea” contrabbandata da Bibiana Chierchia), per allargare l’orizzonte delle possibilità di sviluppo, per restringere gli abusi (commerciali, edilizi, fondiari), il fannullismo e il menefreghismo municipali senza badare ai like o ai pollici versi. Campobasso lo ha votato per essere stanca e defraudata nei suoi diritti istituzionali e (finanche) costituzionali. Campobaso vuole rinascere, tornare ad essere pulita, sicura, curata, assistita. Gravina se davvero è un uomo libero e la sua polena politica e amministrativa è il bene collettivo metta mano, se necessario, anche al codice penale, comunque alla ricerca delle responsabilità che presiedono al ventennale mancato completamento della tangenziale Nord; alla venticinquennale mancata realizzazione del sottopasso di Via Mazzini per collegarsi al Terminal delle autocorriere; agli abusi edilizi; all’occultamento della seconda piscina comunale nella sterpaia di Colle dell’Orso; alla rinascita della Cittadella dell’Economia di Selvapiana; alle concessioni relative al trasporto pubblico urbano, ai servizi cimiteriali, alla rete elettrica, alla rete del gas e all’ indecifrato e indecifrabile servizio “Pubblicità e affissioni”. Non abbiamo altro spazio da dedicare alle penalità. I cinque anni trascorsi all’opposizione gli saranno serviti a rendersi conto della selva di malesseri e mali affari. Non perda tempo. Dia un segnale: possibilmente forte e riconoscibile. La sua è una maggioranza monocolore. Faccia in modo che non stinga.
Dardo

Di admin

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Un Commento

  1. Onore e merito a Roberto gravina per essere riuscito ad insinuarsi in una sorta di potere assoluto che non conosce ideologia o bandiera politica ma solamente “uno scambio di favori “che esiste da quando c’è il Molise auguri sindaco Roberto, il sindaco tra la gente

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