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Festa del Molise 2018. Gaspero Di Lisa ha attaccato Donato Toma sull’Autonomia regionale

Donato Toma in versione “costituzionalista” non è parso granché per approssimazione, a volte per contraddizione, spesso per superficialità in salsa piccante, anzi piccata, nei confronti degli ex consiglieri regionali. E’ accaduto in coincidenza dei 55 anni della legge costituzionale istitutiva della Regione Molise, dei 48 anni dalla elezione della prima assemblea legislativa regionale, dei  14 anni dalla legge regionale (3/2004) istitutiva della Festa del Molise. Gli ex consiglieri, per bocca del presidente dell’Associazione Gaspero Di Lisa, sono schierati a spada tratta in difesa dell’autonomia regionale, anzi per il suo rafforzamento e consigliano di rifuggere “da intenti meramente celebrativi, per dare spazio ad analisi e studi conferenti con le ragioni dell’evento storico”. Cioè fuori la retorica e dentro il ripensamento, “per segnare le tappe della crescita, dell’avanzamento socio – economico – culturale e fare le riflessioni necessarie di revisione e pianificazione, indispensabili al perseguimento degli obiettivi dell’autonomia”. La conquista della ventesima regione ha radici storiche e culturali solide, e ascendenze politiche e personali altrettanto chiare, che nessuna forma di illusionismo politico e dialettico dell’ultima ora può offuscare o mettere in discussione, senza il rischio di cadere nel pressappochismo ch’è veleno a lento rilascio e mortale. La Festa del Molise del 2018 ha paventato che ciò possa accadere, se non verranno prese le dovute cautele che, come abbiamo accennato, per l’attuale presidente della Regione, Donato Toma, a differenza degli ex consiglieri regionali, fanno leva su una serie di condizioni esterne al Molise e ai Molisani (lo Stato e le altre regioni più ricche devono dare alle regioni meno ricche). Gaspero Di Lisa invoca analisi e studi da cui trarre le

motivazioni, le ragioni, gli strumenti tecnici e programmatici, gli interventi strutturali,  i diritti e i doveri per esistere; Donato Toma invoca – così e semplicemente – l’applicazione del Fondo periquativo nazionale e un federalismo compensativo e – udite udite – i punti cardine del programma del governo nazionale: lo snellimento della burocrazia e la riduzione dei livelli di controllo che ritardano enormemente l’utilizzo dei fondi sia europei che statali; il maggiore utilizzo delle procedure negoziate di assegnazione dei lavori pubblici; la rapida erogazione dei fondi pubblici una volta assegnati alle imprese; la formazione professionale continua dei dipendenti pubblici; la maggiore attribuzione della quota di fondo perequativo non attribuito esclusivamente su parametri demografici. Si dia una mano al Molise!  La sanità e il buco finanziario che l’affligge di aiuti ne hanno beneficiato, ma talmente male utilizzati che il buco è rimasto, e la sanità pubblica è andata a ramengo.  La dichiarazione di Toma è di resa, ammissione dell’incapacità operativa e gestionale, povertà, che, però, sempre a parere del presidente del Molise, possono essere magicamente  ribaltate. Ovvero,  “La bassa densità di popolazione, le eccellenze enogastronomiche e culturali da preservare e valorizzare, le oasi naturalistiche e i paesaggi di spiccato interesse ambientale, le enormi risorse idriche che servono anche le regioni limitrofe, ci possono salvare, arricchire e difendere l’autonomia”. Bastassero solo queste leggiadrie, saremmo a cavallo. Peccato che la densità demografica continui a calare; le oasi naturalistiche e i paesaggi di spiccato interesse ambientale minacciati da cave estrattive, pale eoliche e dissesti geologici; le risorse idriche svendute e non più recuperabili né ulteriormente contrattabili. Parole dunque in libertà, che convalidano la penuria di programmazione, di strategia, di attività istituzionale. La dicotomia tra ex consiglieri e l’attuale governo regionale è netta e si riversa interamente sulla concezione stessa dell’autonomia e delle responsabilità che essa pretende da chi la governa. Per Toma gli ex consiglieri regionali (che in campagna elettorale si sono detti disposti a collaborare secondo conoscenza e coscienza), cercherebbero  “di far passare l’idea che solo nel passato sia esistita una classe dirigente in grado di programmare e guidare lo sviluppo del Molise, dimentica che il quadro economico di riferimento era del tutto diverso ma, soprattutto, non considera, o non vuole considerare, che oggi il Molise sconta una situazione di svantaggio causata anche dalla miopia programmatica del passato (senza specificarla, però –ndr)  e dall’incertezza dell’attuale contesto politico-economico europeo e nazionale, fattori questi che hanno contribuito a determinare situazioni di crisi nella sanità, nel tessuto produttivo  e in altri settori nevralgici della nostra economia”. Per Di Lisa La Festa del Molise ” E’ il momento di pausa e di riflessione per riprendere con più convinzione e decisione il percorso pensato; per ritemprare sia le energie fisiche che  quelle morali da fondere nel processo identitario di cui abbiamo estremo bisogno”. Toma è assalito dai dubbi: “Abbiamo il dovere di contribuire al mantenimento della nostra autonomia o pensiamo che sia una condizione che ci spetta di diritto?”  E ancora: “E’ forse tempo di ripensare ai nostri confini, e non solo geografici?”. Di Lisa è assalito dalle certezze: “Nel 1963 le campane di tutti i Comuni del Molise suonarono a distesa per salutare l’avvento dell’autonomia. L’attesa si concludeva con successo e finalmente il Molise raggiungeva il meritato traguardo per il quale avevano lavorato tante generazioni animate dalle aspirazioni di intellettuali eminenti e classe dirigente di rango!”. La storia insegna: c’è chi tesse e chi disfa. Hanno tessuto ed ora disfano.

Dardo

Di admin

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