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Elezioni del 26 maggio = la danza delle ore

di Massimo Dalla Torre

Come da copione, del resto non poteva essere diverso, è iniziata la corsa alle candidature. Le quali, a breve dovranno essere rese note affinché si possa dare il via ufficiale, l’ufficiosa è largamente partita da tempo, alla competizione che il prossimo 26 maggio vedrà il rinnovo sia dell’Assise municipale e del primo cittadino sia del Parlamento Europeo. Una corsa contro il tempo, giacché le idee nei partiti, non sono ancora molto chiare, anzi sono annebbiate dalla tentazione di riconfermare la squadra uscente oppure tentare la carta del nuovo che, dal nostro punto di vista non sarebbe male visto i risultati non molto lusinghieri riportati nell’attuale legislatura. Dicevamo la corsa è iniziata e nelle sedi dei partiti si è dato avvio alla “danza” che, se potessimo, la paragoneremo a quella che Amilcare Ponchielli titolò “delle ore”. Una danza lenta con un crescendo che, dal sommesso verticalizza, per concludersi con un passo che coinvolge l’intera scena e di conseguenza i protagonisti. Una danza che, nel caso di specie, se le notizie che giungono dalla stanza dei bottoni fossero veritiere, non mancherà di schierare su due fronti opposti, come sempre del resto,  gli opinionisti, in favorevoli e contrari. Una danza che vedrà elefanti, coccodrilli e ippopotami – vedasi la versione cinematografica del film Fantasia di Disney – volteggiare come tante “etoille” della Scala o dell’Operà. Una danza che, senza allusione alcuna a personaggi o fatti, coinvolge in todo la complessa macchina elettorale in una ressa pur di essere coprotagonisti accanto al primo ballerino o ballerina. Una danza che si rinnova puntualmente ogni qual volta ci si accinge e votare e che mette in moto meccanismi fino a questo momento non del tutto svelati. Insomma, un qualcosa di talmente coinvolgente, degno di essere immortalato su di un pentagramma da conservare quale testimone dell’incongruenza che domina da sempre il mondo della politica. Un mondo che, più si cerca di comprendere, più presenta aspetti reconditi talmente difficili da comprendere che, crediamo neanche chi lo alimenta è consapevole di quello che fa; eppure lo fa. Un mondo che nonostante tutto attrae, affascina, ammalia, strega, che  fa gola a chiunque perché è l’unica cosa certa in un Paese dove la certezza è talmente labile ma anche perché sono labili i presupposti che ne dettano le regole. Le quali, mai come questa volta dovrebbero essere imposte, costi quel che costi, perché senza regole, non sono parole nostre, ma di chi si occupa di leggi e regolamenti, non si può governare; ma questo è un altro discorso su cui forse un giorno torneremo a scrivere sempre  che ne avremo voglia e soprattutto tempo.

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