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Elezioni comunali a Campobasso. Ruta giostra libero sui nomi a sinistra.  A destra non si sa se sia Iorio, Patriciello, Toma o chi altro a decidere

Le elezioni comunali a Campobasso si vanno prefigurando in un contesto che annuncia colpi di scena. A sinistra è il senatore Roberto Ruta a manovrare le fila e la sua abilità è trascritta nella storia politica molisana che lo ha visto dalla Dc trasmigrare al Partito popolare italiano e dal Ppi alla Margherita e dalla Margherita al Pd sempre da protagonista, peraltro vincente. Al punto di rendere il Pd che aveva ancora scorie comuniste all’interno (prendiamo Augusto Massa, per dire) una succursale democristiana e come tale un partito correntizio che il senatore compone e scompone, cuce e scuce con consumata perizia. Opera sempre sull’immagine di una presunta caratterizzazione di sinistra, di matrice sociale (come preferirebbe), ma deve fare i conti anche con la sinistra elitaria. Evaporata l’esperienza governativa del Pd a trazione Paolo di Laura Fratatura alla Regione, e con essa la presunta struttura di sostegno dentro e fuori il Partito (sonora la batosta assestata qualche giorno fa al fratturiano Lello Bucci alla segreteria cittadina di Campobasso),  per il senatore Ruta sono ricomparsi gli spazi di manovra ed è in quegli spazi recuperati che vuole costruire una sua nuova leadership e la riconferma maggioritaria del centrosinistra a Palazzo S. Giorgio. Deve emendarsi della colpa di aver scelto e fatto eleggere Frattura alla Regione e di aver tollerato la deriva affaristica, per un verso, e rigorista, per l’altro, di quel governo e di quella politica. La sua abilità dialettica, organizzativa e movimentista, gli offre soluzioni alternative di differente natura (di genere) e caratura. Può ridare slancio e credibilità all’onestà amministrativa e intellettuale di Antonio Battista oppure può riannodare i fili che hanno sorretto la fortuna politica di Pierpaolo Nagni oppure ancora sollecitare interesse e curiosità intorno alla figura del presidente del consiglio comunale Michele Durante o lasciarsi prendere dall’idea che una candidatura al femminile sarebbe finalmente il punto di svolta nell’ammuffita e stantia reiterazione maschilista ai vertici istituzionali, ancorché siano le donne, nelle istituzioni e nel sindacato, a dare esempi di concretezza e linearità. Essendo un gentiluomo, Ruta si guarda bene dal fare nomi. Nell’eventualità di uno sconfinamento nella società civile, rimarrebbe aperta l’indicazione di un nome di prestigio da rilevare nell’ambito professionale.  Con Ruta al timone, il centrosinistra e il Pd possono giostrare su un arco temporale e umano più ampio rispetto alle strategie del centrodestra di cui non è dato sapere attualmente chi abbia la titolarità del coordinamento (Michele Iorio? Aldo Patriciello? Vincenzo Niro, Donato Toma?) e il prestigio per imporsi sulla prevista gazzarra da cui dovrebbe venir fuori il nome da contrapporre e da sostenere. Prestigio e potere per imporsi anche sulla prevista richiesta di visibilità da parte della Lega che ha già fatto sapere di essere interessata alla guida dell’amministrazione comunale del capoluogo regionale. I soggetti comunali e regionali che hanno utilizzato il biglietto di andata e ritorno da destra a sinistra, e da sinistra a destra, certo non aiutano a dare un profilo politico coerente e trasparente alla coalizione, se non quello di un assieme di interessi e di personalismi che dell’etica e della morale politica hanno fatto strame. Segno di grave difficoltà è anche la ricorsa all’esterno su nomi che hanno indubbio  spessore e carisma (la preside Gianfagna ad esempio), ma un pedigree marcatamente di sinistra. Per questo, al di là della constatazione che il soggetto ha maturato esperienza Amministrativa e sia dotato di personalità, sul piano della coerenza (a destra), della fedeltà e della trasparenza si valida il nome di Francesco Pilone. Ma gli difetta la facile assoggettazione ai voleri del Potere, specie se di estrazione economica. E a destra, questo è un grave handicap.

Dardo

Di admin

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