Home / Politica / Elezioni amministrative: il 26 maggio è dietro l’angolo. Campobasso nelle grinfie di manipolatori, opportunisti e demagoghi politici. Chi la salverà?

Elezioni amministrative: il 26 maggio è dietro l’angolo. Campobasso nelle grinfie di manipolatori, opportunisti e demagoghi politici. Chi la salverà?

Vabbene che del Capoluogo regionale gli è rimasto solo l’appellativo, ma ciò che sta accadendo intorno alle candidature per la poltrona di vertice a Palazzo San Giorgio non aveva mai raggiunto negli annali storici, dal dopoguerra ad oggi, una simile vergognosa pantomima, una simile vergognosa teatralizzazione  del più becero dei beceri tentativi di impadronirsi delle spoglie residue della città, dei suoi spazi territoriali ancora urbanizzabili e commerciabili, dei suoi tutt’ora ancora appetibili ambiti commerciali, artigianali, industriali e professionali con tanta sottesa cupidigia fatta passare per “amore verso la città”, per dedizione politica, per scelta di vita, per servizio da spendere in favore del bene e del benessere collettivi: falsità e bugie. Campobasso è appena un gradino sopra il degrado irreversibile. Pare stiano facendo di tutto per scenderlo quel gradino. L’improvvisazione con cui si discute su chi e come amministrare la città dopo anni di progressivo decadimento (anche morale, oltre che politico ed economico); la strafottenza con cui si omettono i problemi reali e le soluzioni possibili (finora nessuno dei papabili candidati ha espresso un idea, un progetto, un accenno di programma da cui fosse possibile intuire le intenzioni e le capacità di dare un contenuto credibile e, soprattutto, attuabile alla sua candidatura); l’impudenza con cui  singoli personaggi (in cerca d’autore); particelle di pseudo partiti; civici ”innamorati”; vecchie sigle decadute e impresentabili; nuovi arrivisti e vecchi arrivati si cimentano in comunicati stampa, in rivendicazioni, in sussulti moralisti loro che la morale l’hanno dimentica ch’esiste, per esigere il diritto di indicare colui o colei che a loro modo di vedere sarebbe da mettere a capo dell’amministrazione di Campobasso quasi la città, i cittadini, la storia locale fossero questioncelle private, fatti di “cosa loro”. Il centrodestra e il centrosinistra avrebbero avuto cinque anni dall’ultima elezione amministrativa per allestire un possibile ricambio, una classe dirigente da spendere e da utilizzare avendola assistita e preparata a fronteggiare le carenze, le insufficienze, le inadempienze che si andavano manifestando.  Hanno preferito gingillarsi con la loro irresponsabilità e a qualche mese dalle nuove elezioni amministrative hanno deciso di farsi avanti con la faccia di bronzo che si ritrovano, con la spocchia che li sorregge, con l’insensibilità politica, civica e culturale che li distingue. Che sia questo o quello, Tizio Caio o Sempronio ad amministrare, per loro pari sono. Importante che un “dipendente politico” e un “amministratore ubbidiente”. Siamo ovvero all’affermazione plastica della fine della ragione  e all’affermazione dell’istintività. Solo espressioni istintive, infatti, si vanno accumulando nei giorni e nelle ore che precedono il prossimo 26 maggio. Da Roma i poteri centralisti e verticisti di destra vorrebbero imporsi e imporre il leghista dell’ultimora Tramontano; dal Molise la sollevazione (formale, solamente formale) in difesa dell’ultimo alito di autonomia, della territorialità che altro poi non sarebbero che interessi meschini e talmente parcellizzati da ridursi a niente. Da questo frastuono di corbellerie, presunzioni, inadeguatezze, improprietà lessicali e semantiche; da questo carnevale solipsistico si sono salvati i 5 Stelle che senza corruzioni e corruttele politiche hanno scelto al loro interno l’avvocato Gravina, consigliere  comunale uscente, gravido di appropriatezze amministrative e di indirizzi programmatici. Il centrodestra discute su Francesco Pilone, altro consigliere uscente, onusto di anni amministrativi ma troppo scopertamente allergico alle camarille e alle pastette per essere funzionale allo scopo di spolpare ancora lo spolpabile delle risorse economiche e finanziarie pubbliche; discute su Corrado Di Niro, presidente dei piccoli costruttori del Molise, e sull’opportunità di dare direttamente, senza più alcuna intermediazione politica, la  gestione del territorio e della città ad un imprenditore edile, per quanto aperto al confronto e non incline all’imposizione. Il Pd, se fosse una cosa seria, non avrebbe fatto in modo di screditare Antonio Battista e la sua esperienza amministrativa cercando un alter ego, per poi ripiegare precipitosamente su di lui. Tra il novero degli improbabili, Battista è senza dubbio il meno improbabile. Le Lega ha esordito nel peggiore dei modi e nel peggiore dei modi sta offrendo le sue debolezze interne, le sue contraddizioni tra il dire e il fare, e le due donne (Aida Romagnuolo e Filomena Calenda) fatte uscire dalla porta, ma pronte a rientrare (in gioco) dalla finestra, ponendosi in antitesi alle pastette partitiche della coalizione di centrodestra ma proponendone di proprie. Anche loro – manco a dirlo –  per affermare il bene dei molisani e un sindaco di gradimento. Domanda: a conclusione di questo sconclusionato andirivieni di nomi, di proposte e di soluzioni chi potrà scegliere  l’elettorato che non proietti un’ombra densa d’incertezze sul futuro della città?

Dardo

Di admin

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3 commenti

  1. Massimo Dalla Torre

    Come sempre inappuntabile l’articolo a firma dell’amico Dardo. Disamina di una situazione politica che spesso e volentieri è al centro degli scritti che mi permettono di guardare con occhio critico e soprattutto con cinismo quello che non accade nel capoluogo della ventesima regione dello Stivale. Realtà che, si appresta, ad essere depredata da chi crede di poter sbarcare il lunario alle spalle dei cittadini ignari di quelli che sono i problemi reali della città; ecco perchè avallo quanto Dardo ha riportato. Sfruttatori di situazioni che travalicano l’immaginabile, dove il pressapochismo politico fa pendant con sotterfugio, accordo sotto banco, sgambetto ma soprattutto voltagabbanismo inarrestabile. Una situazione che rasenta, anzi non rasenta perchè è reale, l’immaginabile che a Campobasso in periodo di elezioni diviene palese. Soluzioni? non saprei darne se non una sola cosa CHI EN SABE come andrà a finire, perchè con questi personaggi il finale non è mai scontato…anzi è incerto più che mai…alla prossima, sempre che ci sia.

  2. Gianpaolo Mazzuccato

    Non bisogna più andare a votare in massa. E invece le capre continuano a sopravvivere…

  3. Arianna Silvestri

    Un commissario esterno, con cultura manageriale, poche balle, conoscenza di rudimenti di economia e giurisprudenza, etica e morale, sarebbe ciò che occorre alla città.
    Basta con tutti questi patetici teatrini, con il pressappochismo portato come stendardo, con l’utilizzo dello scranno politico come mero strumento di tornaconto personale.
    Le piantine di lavanda nel centro e le approssimative asfaltature di alcune vie cittadine stanno lì a gridare, ad un mese dalle elezioni comunali, lo scandalo di interventi tardivi, insufficienti ed estemporanei da parte di chi ha scambiato l’arte del governare per qualcos’altro.

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