Home / Politica / Dal 2015 decine di milioni di euro inutilizzati. L’area di crisi industriale complessa e  la Zona economica speciale (Zes) sono realtà che dicono che il Molise da solo è inefficiente e con gli altri è dipendente

Dal 2015 decine di milioni di euro inutilizzati. L’area di crisi industriale complessa e  la Zona economica speciale (Zes) sono realtà che dicono che il Molise da solo è inefficiente e con gli altri è dipendente

Diciamola tutta:” La proiezione di buona parte del tessuto produttivo molisano verso l’area adriatica pugliese, la contiguità geografica tra i territori e l’assenza di aree portuali aventi le caratteristiche definite dalla norma, ha portato la Regione Molise a scegliere di partecipare, con la Regione Puglia, alla costituzione di una Zes (Zona economica speciale) in forma associativa” e, aggiungiamo noi, “come strumento per facilitare l’attrazione di investimenti diretti, soprattutto esteri, a promuovere la crescita della competitività delle imprese, l’incremento delle esportazioni, la creazione di nuovi posti di lavoro, e il più generale rafforzamento del tessuto produttivo attraverso stimoli alla crescita industriale e all’innovazione”. Approdiamo alla corte della Puglia in veste di parenti poveri sperando di ricavarne qualcosa di utile e di concreto. Alla base della richiesta da parte del Molise, e della risposta da parte della Puglia, “è stato concordemente riconosciuta l’esistenza di un rapporto consolidato dai sistemi agricoli e commerciali posti in essere attraverso i tratturi, le relazioni culturali sempre rilevanti, le esperienze che, negli ultimi anni, vedono le due regioni condividere esperienze turistiche, culturali, logistiche, trasportistiche (Sic! –ndr) anche maturate nei progetti di cooperazione transnazionale e transfrontaliera”. Esagerazione ed edulcorazione della realtà a parte, le parole di circostanza coprono l’interesse della Regione Molise ad agganciarsi al treno dello viluppo programmatico pugliese e,  di quest’ultimo, l’interesse ad aggiungere il porto di Termoli al sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale che si estende dal nord-ovest al sud-est della fascia costiera comprendendo Termoli, appunto, Manfredonia, Barletta, Molfetta, Bari, Monopoli e Brindisi. Il porto di Termoli quindi si offre di svolgere la funzione di volano dell’asse longitudinale est-ovest che da lì partendo e, passando per il Campobasso, attraversa tutta la regione fino a Venafro. Dopo oltre un ventennio, dunque, Termoli e il porto ridiventano protagonisti di un possibile quanto auspicato rilancio dell’economia e, in particolare, dei Poli industriali Termoli-Larino; Campobasso- Bojano, e Isernia-Venafro. La Zes comunque è tutta da scoprire e da venire, e le tempistiche della programmazione e degli investimenti che presuppone hanno una loro identità regolamentare in cui, naturalmente, le condizioni e le decisioni  della Puglia sono prevalenti. Nettamente prevalenti. Difatti, nella introduzione alla Zes, abbiamo letto che “per il Molise non è immediato proporre una specializzazione settoriale netta per area geografica, tuttavia è possibile delineare una segmentazione di massima che, tradizionalmente, vede una vocazione produttiva legata all’automotive, all’agroalimentare, alla chimica e al turismo per l’area costiera; all’agroalimentare e alla manifattura per l’area centrale; al tessile e al meccanico per l’area occidentale”. Tutto vero, ma tutto in crisi o quasi, tranne qualche rara eccezione. Ognuna delle aree indicate, infatti, è carica di problemi tali, e tanti, da non rendere immediata “una specializzazione settoriale netta”. Saranno gli sviluppi della Zes pertanto a stabilire dove equano intervenire, sempre d’accordo con la Puglia. Sta di fatto, però, che della Zes la  presidenza della Regione Molise  ne ha fatto una bandiera, l’unica di cui si possa davvero avvalere dopo un anno di sostanziale astenia amministrativa e inattività programmatica. Se non fosse così, prima della Zes, avrebbe potuto, anzi dovuto, agitare la bandiera degli investimenti nell’area industriale complessa che riguarda da vicino, molto da vicino, le vicende economiche e produttive della Gam di Boiano, dell’Ittierre di Pettoranello e dell’intero nucleo industriale di Venafro che sono, invece, i simboli del fallimento economico e programmatico nel Molise . Pertanto, non avendo la possibilità di farne un vanto, strumentalmente la presidenza della Regione s’è rifugiata nella Zes in partnership con la Puglia, creando ulteriori aspettative in aggiunte a quelle che dal 2015 danno corpo alle attese di migliaia di famiglie e di lavoratori in grave difficoltà di vivere, senza mai vedere la luce. Dal 2015, ricordiamo, stazionano inutilizzati decine di milioni di euro accompagnati dal tragicomico silenzio delle Forze sociali, sindacali e politiche. Le stesse che ora si sono riversate entusiaste sulla Zes utilizzando gli stessi argomenti e gli stessi stilemi dialettici e argomentativi espressi in origine sull’area di crisi industriale complessa. Per cui, prudenza suggerisce di mantenere le attese riposte  nella Zes su un livello medio/basso, coscienti del fatto che se sull’area di crisi industriale complessa gli errori, il ritardo, l’inefficienza ci appartengono “in toto”, sono nostri e soli nostri, cioè della classe politica e amministrativa del Molise, della Zes ci toccherà ciò che altri (la Puglia) vorranno concederci e nei tempi che più gli converranno. Nell’un caso e nell’altro, siamo una realtà priva di energie autonome. Da soli siamo una realtà inefficiente; in partenership dipendiamo dagli altri.

Dardo

Di admin

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