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Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Assalto alla diligenza: bottino 220 milioni di euro

L’esordio amministrativo di Roberto Gravina, sindaco pentastellato di Campobasso, ha avuto il battesimo al tavolo ministeriale, presente Giuseppe Conte presidente del consiglio dei ministri, a Roma, per aggiornare l’esame e la valutazione delle centinaia (sì, centinaia) di proposte progettuali e fattuali elaborate e presentante da comuni, da associazioni e da consorzi, da imprese, dalla Camera di Commercio e dall’università per ottenere i finanziamenti previsti per il Molise dal Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Ciascuno dei partecipanti ha giocato soprattutto per sé, per ciò che ha ritenuto fosse utile a sé, che potesse valorizzare, a seconda dei casi, l’ambiente, le infrastrutture, l’occupazione, l’inclusione sociale, l’istruzione, la formazione, lo sviluppo economico e produttivo, il turismo, la cultura e le risorse naturali dei propri ambiti e dei propri interessi. A ben vedere e riflettere, ciascuna motivazione aggiunta alle altre costituisce il complesso delle necessità, delle potenzialità, dei caratteri, del patrimonio che il Molise custodisce, spesso malamente inquinando l’ambiente, rinunciando o ritardando per decenni le infrastrutture, parlando a vanvera di turismo e di sviluppo turistico ignorando la ricettività, la cultura dell’accoglienza, la professionalità degli operatori, la viabilità, il trasporto, le radici storiche e culturali, le tradizioni. Con questo fardello negativo è il fanalino di coda delle Regioni nella scala dei valori, della crescita sociale e dello sviluppo economico. Dal tempo della Cassa per il Mezzogiorno il Molise è destinatario di risorse per lo sviluppo e da quel tempo ha avuto la capacità di dilapidarli, disperderli, renderli inefficaci se non addirittura motivo di restituzione, come accade con i fondi europei. Nel corso degli anni e del susseguirsi dei governi (di destra di sinistra di centrodestra di centrosinistra) si sono sprecati i programmi e i progetti di sviluppo e, buon ultimo, oltre ai Patti, ecco apparire sulla scena i Contratti. Nel caso di cui ci occupiamo il Contratto istituzionale di sviluppo. Cioè, l’armamentario progettuale e programmatico elaborato dal Governo per lo sviluppo e la coesione delle Regioni e, all’interno delle Regioni, degli Enti territoriali e delle categorie produttive in particolare. La dimensione orografica (4.460 chilometri quadrati) e demografica (poco oltre i 320mila abitanti) del Molise, non ci vuole un’arca di scienza a capirlo, imporrebbe che lo sguardo che gli si deve dedicare per prenderlo in considerazione non può prescindere da quelle dimensioni che sono modeste ma, per essere tali, favorevolmente utili ad una progettualità unitaria, ad una programmazione comprensiva, inclusiva, coerente, unificante per avere il massimo vantaggio distribuito territorialmente, a sostegno delle migliori vocazioni del territorio stesso (agricoltura, artigianato, industria, turismo, folklore, tradizioni, cultura). Diciamo questo per dire che la Regione Molise avrebbe dovuto rendersi promotrice di una iniziativa che avesse mirato ad assemblare le rappresentanze territoriali e categoriali per invitarle a formulare una proposta complessiva dove ciascuno, al di fuori dei propri interessi campanilistici e categoriali, avesse avuto il buonsenso e la responsabilità di assecondare il progetto unitario e la piena tempestiva utilizzazione dei 220 milioni di euro destinati al Molise. A Roma, dal Molise, invece sono approdati 331 proposte progettuali per un ammontare di oltre un miliardo di euro. Va da sé che bisognerà scremare, selezionare e scegliere fino alla concorrenza della cifra di 220 milioni. E sarà guerra tra i comuni, i consorzi, le associazioni, le imprese, la Camera di Commercio e l’Università per prevalere gli uni sulle altre. Sarà polemica, lotta politica, demagogia. E, forse, ancora un’occasione se non persa, mal gestita. Il sindaco Gravina ha chiesto e ottenuto tempo fino al 2 luglio per confermare o modificare le proposte progettuali elaborate e presentate dall’amministrazione Battista per il recupero e lo sviluppo delle aree urbane in cui sono inclusi il terreno dell’ex campo sportivo Romagnoli, lo stabile del Roxy e l’università, nonché Selvapiana con le strutture (da recuperare e da rivitalizzare) della Cittadella dell’Economia. Che siano queste o altre le proposte, è sperabile che almeno per una volta le attese del capoluogo del Molise trovino disponibilità e approvazione. Ma un solo osso (220 milioni di euro) per tanti cani (110 comuni, 5 associazioni e consorzi, 9 imprese, oltre la Camera di Commercio e l’Università che hanno presentato progetti e proposte) non può che scatenare polemiche e contrasti. Diverso il caso qualora il Molise, conoscendo l’entità del finanziamento, si fosse preventivamente attrezzato per farne unitariamente tesoro.
Dardo

Di admin

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