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Cianciullo: Microricettività per rifarsi le case?

E’ l’imprenditore Andrea Cianciullo a manifestare perplessità sul bando di microricettività alberghiera pubblicato dalla Regione Molise.

Questa la lettera

Illustrissimi,

scrivo la presente quale rappresentante della Pagus s.r.l., società che, a partire dagli anni ‘90, grazie a un progetto finanziato nell’ambito delle azioni di competenza del Patto Territoriale del Matese, ha realizzato, proprio in Molise, il primo albergo diffuso in Italia.

Mi riferisco – anche se la maggior parte di codesti destinatari ne è a conoscenza – alla struttura ricettiva realizzata all’interno del Palazzo Marchesale (il “Castello”), sito nel centro storico del comune di Ripalimosani (nel quale sono stati creati locali per la ristorazione, sale per attività ricreative e culturali e otto mini-appartamenti), e agli oltre dieci mini-appartamenti adiacenti al Castello, anch’essi recuperati da una situazione di abbandono e utilizzati per finalità turistiche.

Il progetto realizzato a Ripalimosani ha reso possibile la riqualificazione e rivitalizzazione del centro storico attraverso il recupero di immobili che, altrimenti, avrebbero presto rappresentato un grave pericolo per la pubblica incolumità e, di conseguenza, un grande problema per l’amministrazione comunale.

Attraverso il progetto sono stati realizzati circa 36 posti letto di cui, attualmente, solo il 50 % è disponibile per brevi soggiorni mentre la restante percentuale è destinata a locazioni di medio periodo (sei/dodici mesi). La destinazione esclusivamente turistica delle abitazioni si è, purtroppo, rivelata presto inidonea a garantire la sostenibilità economica del progetto.

Le ragioni di tale inidoneità sono da ricondurre principalmente a due cause: i) da una parte, le azioni di marketing territoriale poste in essere dalla Regione Molise sono state molto deboli (il tormentone #ilmolisenonesiste non è affatto casuale) e nessuna reale iniziativa è stata tempestivamente posta in essere, a livello amministrativo e politico, per promuovere le sinergie tra i vari operatori economici nei diversi settori – compreso quello artigianale e agricolo – e il senso della necessità di integrare i servizi e le offerte; ii) dall’altra, è spesso mancata la sensibilità e la collaborazione dell’amministrazione comunale nella gestione delle aree comuni del centro storico e nella fornitura di servizi essenziali (quali l’arredo urbano) che rendessero il centro storico facilmente accessibile ed esteticamente adeguato ad accogliere i turisti.

Quanto al primo aspetto, basta fare i conti con i risultati dello studio sul trend del turismo e dell’artigianato predisposto da Confartigianato nel 2018 (i cui dati sono stati pubblicati on line da “Il giornale del Molise”) da cui è risultato che nel 2017 in Molise sono stati presenti 436.000 ospiti, di cui solo 131.000 (poco più di un quarto del totale) sono stati ospitati in strutture ricettive. Il numero di stranieri non ha superato il 10% e la permanenza media dei turisti è stata stimata in poco più di tre giorni, con un tasso di turisticità pari solo a 1,4 turisti su 100.000 abitanti, contro una media nazionale del 6,9. Relativamente al secondo aspetto, va evidenziata una forma di preconcetto delle istituzioni locali verso gli operatori turistici su cui incombe il dovere di provvedere in proprio alla manutenzione e gestione degli spazi pubblici adiacenti alla propria attività di impresa, come se la relativa fruizione da parte degli ospiti rappresenti un’utilità esclusivamente per l’imprenditore medesimo e non per l’intera comunità.

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Fatte queste premesse, avendo alle spalle oltre quindici anni di esperienza, attendevo con entusiasmo la pubblicazione del bando in oggetto perché avevo l’aspettativa di trovarvi misure di intervento concretamente funzionali a completare il sistema diffuso di micro ricettività esistente.

Speravo che dette misure di intervento partissero dai dati concreti relativi al funzionamento del settore nella nostra regione e non da un’idea astratta di un mondo ideale. Così non è stato. Se si fosse tenuto conto delle esperienze concrete, per esempio, ai fini della valutazione dei progetti non si sarebbe dato un peso così significativo alla voce relativa all’incremento occupazionale.

Sarebbe bastato tener presente il tasso di turisticità emerso dal citato studio di Confartigianato e la estrema stagionalità del turismo in Molise (che si concentra essenzialmente nei mesi di luglio e agosto) per comprendere che le Unità Lavorative Annue necessarie per ottenere il massimo del punteggio previsto per l’incremento occupazionale sono assolutamente incompatibili con il reale flusso turistico e sono destinate a esserlo ancora di più se riferite alle strutture micro-ricettive che mediamente non superano i 10/20 posti letto.

Non è un caso che la maggior parte delle strutture micro-ricettive esistenti preferiscano affidare a terzi servizi come la lavanderia e la pulizia, piuttosto che assumere in proprio dipendenti il cui costo aziendale non sarebbe coperto dalle entrate. Fino a quando i flussi turistici non avranno una consistenza e una regolarità significativi, la scelta di valutare i progetti attribuendo un significativo punteggio in base al numero di unità lavorative da occupare appare totalmente incongrua e penalizzante per gli operatori che sono già titolari di strutture ricettive i quali avrebbero potuto utilizzare i finanziamenti per migliorare alcuni servizi o aumentare i posti letto e ottimizzare l’attuale costo del lavoro.

Basti questo esempio. Nel 2018 nella struttura del Palazzo Ducale di Ripalimosani con 10 posti letto, non riconducibili alla Pagus s.r.l., sono state registrate 194 presenze/giorno ottenendo un fatturato annuo di Euro 5.820,00. L’attività di accoglienza è oggi svolta personalmente dal titolare dell’attività. Se per tale attività fosse stato assunto a tempo pieno un impiegato di VII livello, il relativo costo medio annuo non sarebbe stato inferiore a Euro 30.000,00.

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Anche la scelta di premiare gli interventi nei comuni di piccolissime dimensioni a scapito dei comuni più grandi è assolutamente discutibile. I piccoli borghi sono turisticamente attrattivi solo se si realizzano operazioni come quella dell’albergo diffuso di Santo Stefano Sessanio, in Abruzzo, in cui la struttura ricettiva si identifica con il borgo stesso; gli interventi di recupero del patrimonio abitativo sono tutti coerenti e uniformi; il borgo nel suo insieme è gestito come un albergo di alto livello; sono previsti servizi di alta qualità (ristorazione, benessere, artigianato); la struttura ha non meno di 50 posti letto.

La scelta di effettuare un’iniziativa in borghi di piccolissime dimensioni andrebbe premiata non sulla base del numero di abitanti nel borgo ma solo, ed esclusivamente, se il progetto ha caratteristiche tali (tra cui il numero di posti letto) da rendere la struttura realmente attrattiva per i turisti, nonostante l’isolamento e le dimensioni del borgo ospitante.

Il finanziamento di progetti isolati nell’ambito di piccoli comuni privi di un tessuto produttivo, la cui età media degli abitanti tende ad essere elevata, non solo non sarà sufficiente per sviluppare l’attività turistica ma non sarà nemmeno utile a evitare lo spopolamento delle aree più interne.

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Parimenti discutibile è la scelta di non consentire il finanziamento della ristrutturazione di un immobile da parte di soggetti che non intendano gestirli in proprio ma attraverso altri operatori economici che possano inserirli in circuiti già avviati. (con impegno alla destinazione d’uso di almeno 10 anni) Tale scelta risponde a una concezione del fare impresa fondata sull’individualismo, la polverizzazione, il dilettantismo.

Una scelta diversa avrebbe consentito di unire, da una parte, i proprietari di immobili aventi la disponibilità di capitali necessaria per sostenere i costi di recupero edilizio delle strutture e, dall’altra, imprenditori con un avviamento nel settore turistico che avrebbero potuto garantire sia una gestione efficiente sia una più rapida messa a regime dell’iniziativa.

Si sarebbe potuto facilitare il recupero edilizio e l’adeguamento sismico di numerosi palazzi – dando impulso anche all’attività edilizia – che oggi rimarranno necessariamente fuori dall’iniziativa perché i relativi proprietari non hanno la possibilità, l’intenzione e la convenienza di svolgere in proprio l’attività turistica.

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In conclusione, si aveva l’occasione di dare un’impostazione culturale e professionale all’attività di ricezione turistica nella nostra Regione, e invece quasi certamente saranno finanziati numerosi micro interventi di recupero edilizio da parte di improvvisati imprenditori i quali potrebbero avere serie difficoltà a sostenere gli impegni occupazionali presi, con il rischio di vedersi recuperati i contributi ottenuti. Ciò non avrebbe dovuto essere sottovalutato sia sotto il profilo del rischio di non riuscire a recuperare, in caso di revoca dei finanziamenti, gli importi erogati, sia per il rischio conseguente di deprimere ancora di più un’economia in grande affanno.

Di admin

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